Parigi

Vivendi, la Borsa non guarda alle tensioni in Italia

Gli analisti francesi sostengono il titolo dell’azienda di Bollorè e la stampa d’Oltralpe dà voce al position paper del presidente del Pd Matteo Orfini.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Le vicende italiane che riguardano Tim e Mediaset non sembrano al momento pesare sul titolo Vivendi, che oggi in borsa a Parigi guadagna l’1,5% a 21,59 euro, dopo che gli analisti francesi hanno promosso i risultati migliori del previsto della controllata Universal Music e hanno accolto con favore la decisione del gruppo transalpino di ritirare la quotazione di Havas con un’offerta pubblica.

L’ipotesi sempre più concreta di esercizio di golden power da parte del nostro Governo sugli asset strategici di Tim, per la ritardata comunicazione dell’assunzione del “controllo di fatto” sulla compagnia italiana, di cui Vivendi è primo azionista con il 23,9%, non sembra preoccupare il mercato, mentre la stampa francese (vedi La Tribune) ha dato risalto alla proposta avanzata due giorni fa su Key4biz dal presidente del Pd Matteo Orfini con il position paper di Left Wing di un possibile ingresso di Cdp (o comunque di un soggetto pubblico) nell’azionariato di Tim, rilevando in toto o in parte la partecipazione di Vivendi, per garantire gli asset strategici fra cui in primo luogo la rete di telecomunicazioni.

Il “feuilleton” della rete italiana (così lo definisce oggi La Tribune) non sembra preoccupare più di tanto gli analisti d’Oltralpe, che oggi guardano appunto ad altri versanti dell’attività di Vivendi (Universal Music e Havas) per valutare l’azienda.

Ma da un’altra angolazione, proprio il position paper di Orfini potrebbe aver contribuito a rasserenare il clima, indicando una serie di misure concrete che si potrebbero adottare per risolvere le liti che a vario titolo vedono il gruppo francese occupato su due fronti, da un lato con il governo e dall’altro con Mediaset.

Nel documento pubblicato sul nostro giornale, Matteo Orfini propone che un azionista italiano, pubblico o privato, sostituisca o affianchi Vivendi in Tim e che lo Stato si adoperi per la creazione di una società unica e neutra della rete, che metta la parola fine alla concorrenza infrastrutturale che considera “insostenibile” a lungo termine.

Lo status quo non è un’opzione, secondo Orfini, che propone di concedere a Vivendi la possibilità di cedere il controllo della compagnia italiana (anche tramite congelamento delle quote, come nel caso di Mediaset) dando il là allo scorporo della rete.

In questo modo, Vivendi potrebbe concentrarsi secondo Orfini sul progetto di creare una media company europea tornando a trattare con Mediaset, di cui detiene una quota del 29,9%.

I mercati scommettono che i negoziati in corso dietro le quinte fra Mediaset e Vivendi per ricomporre la frattura dopo la mancata acquisizione di Premium andranno a buon fine, previo congruo risarcimento danni, magari con l’ingresso del Biscione nella joint venture fra Tim e canal+ per la creazione di una nuova pay tv italiana (dovrebbe chiamarsi Canale+) prima della prossima udienza del 19 dicembre che vede contrapposti Mediaset e Fininvest da una parte e il gruppo francese dall’altra.

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