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Tim-Vivendi. Una sfida per la politica industriale. Il Position Paper di Matteo Orfini (Left Wing)

Il position paper integrale del presidente del Pd Matteo Orfini con Left Wing sulla vicenda Tim-Vivendi. Proposte di politica industriale.

di Matteo Orfini fondatore di Left Wing |
matteo orfini

TIM-Vivendi: una sfida per la politica industriale

Tra sviluppo della rete e valorizzazione dell’azienda

Position paper

 

Vivendi controlla TIM

Le recenti decisioni, prima della Commissione europea, quindi della Consob, poi del gruppo di coordinamento per l’esercizio dei poteri speciali (cd golden powers) istituito da Palazzo Chigi, hanno accertato che Vivendi ha assunto progressivamente il controllo di fatto sul gruppo TIM (ex Telecom Italia) e lo ha esercitato in modo sistematico nel corso dell’ultimo anno.

 

Il gruppo di coordinamento – dopo una ricca e approfondita istruttoria che ha coinvolto istituzioni e authorities – ha stabilito peraltro che, alla luce della legge 21 del 2012, l’intera rete fissa di telecomunicazioni di TIM è da considerarsi infrastruttura strategica per il Paese, tanto sotto i profili della sicurezza nazionale, quanto in relazione alla tutela degli interessi essenziali dello Stato nel settore delle comunicazioni.

 

Sono state quindi contestate a Vivendi e a Telecom le mancate notifiche al Governo dell’avvenuta acquisizione del controllo di fatto sulla società che ha, come principale asset patrimoniale, la rete telefonica, di cui i francesi detengono il 23,9% del capitale, in relazione ad entrambi i profili trattati dagli art. 1 e 2 della legge 21 del 2012.

 

Da questa contestazione ha preso avvio un percorso sanzionatorio che potrà portare ad una multa molto consistente (fino a superare i 300 milioni di euro se parametrata al fatturato complessivo delle imprese coinvolte, indipendentemente dagli specifici settori relativi agli attivi strategici), alla dichiarazione di invalidità degli atti compiuti in seguito alla mancata notifica (nomine dei vertici aziendali, formalizzazione delle attività di “direzione e coordinamento” su TIM, accordo per la costituzione di una joint venture tra la stessa TIM e Canal plus, altra società controllata da Vivendi), alla imposizione di prescrizioni da parte del Governo a Vivendi e TIM, fino al possibile uso del diritto di veto su specifiche decisioni societarie che dovessero mettere in serio pericolo l’infrastruttura o la sicurezza nazionale.

 

C’è infine un’altra conseguenza dell’avvenuta certificazione del controllo di fatto di Vivendi su TIM: il conseguente obbligo di consolidare lo stato patrimoniale di TIM entro quello di Vivendi, con un aggravio per il risultante bilancio consolidato di 25 miliardi di debiti netti del gruppo TIM.

 

La prescrizione del consolidamento del bilancio tra società controllante e controllata è una misura intesa a tutelare i soci di minoranza della società controllata dal rischio di un depauperamento del patrimonio o della capacità reddituale della medesima, in favore della controllante, operato appunto per mezzo della attività di direzione e controllo da parte di un gruppo estero che ha, nella sua mission aziendale di media company, obiettivi solo in parte coincidenti con quelli della valorizzazione della rete di telecomunicazione di TIM.

Non è quindi una misura eludibile, tanto più in un frangente controverso come questo; tuttavia il peso del debito netto di TIM è tale da destabilizzare in modo strutturale i conti dell’azienda francese. Non ci fosse stata in gioco questa esigenza vitale, infatti, non si capirebbe come sia stato possibile che i francesi abbiano negato fino all’ultimo l’avvenuta acquisizione del controllo, finanche a fronte della nomina di due suoi dirigenti a Presidente ed Amministratore delegato di TIM.

 

Le alternative per la politica industriale

Al di là del corso che prenderà la procedura di infrazione ai sensi della legge 21/2012, questa vicenda mette il paese di fronte ad importanti alternative strategiche di politica industriale…

 

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