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Tim, confermato l’interesse di CVC per una quota in ServCo. Prosegue il negoziato con KKR

Tim in balia dei fondi. La compagnia italiana ha reso noto ufficialmente questa mattina, su richiesta della Consob, di aver ricevuto una proposta non vincolante, “avente ad oggetto l’acquisto di una partecipazione di minoranza in una società, da costituire in caso di perfezionamento dell’operazione, nella quale sarebbero incluse le attività della divisione Enterprise di TIM (cioè connettività e servizi ICT) oltre a quelle di Noovle (servizi Cloud), Olivetti, Telsy (cybersecurity) e Trust Tecnologies. La proposta sarà sottoposta alle determinazioni di competenza del Consiglio di Amministrazione di TIM”. L’interesse dei fondi (proseguono contestualemtne le interlocuzioni con KKR) spingono al rialzo il titolo, che intorno alle 10,00 guadagnava il 2,44% a 0,34 euro in Borsa.

Ma la Consob cosa ha chiesto a Tim?

Sarebbe utile sapere cosa esattamente abbia chiesto la Consob a Tim, dal momento che la nota dell’azienda non chiarisce in alcun modo i dettagli dell’offerta di CVC: di quanto è stata l’offerta? Tra l’altro, l’offerta non vincolante arriva per una quota di una società che ancora non esiste e che non si sa se e quando sarà costituita.

Inoltre, non è chiaro se vi sia un qualche legame fra le interlocuzioni con KKR e l’offerta di CVC per la quota di minoranza nell’ipotetica ServCo: il buon esito dei negoziati con KKR sono la precondizione per prendere in considerazione l’offerta di CVC?

Oppure si tratta di due offerte che vanno avanti in parallelo, indipendentemente fra loro? Sono alternativi o e separati o in qualche modo complementari?

Si prospettano negoziati singoli, a seconda di singole offerte per i diversi pezzi in cui dovesse essere smembrata l’azienda?

La divisione Enterprise

Secondo quanto riferito da Bloomberg, la divisione Enterprise ha generato ricavi per 2,7 miliardi di euro nel 2021.

CVC ha chiesto otto settimane per eseguire la due diligence sull’unità, aggiunge Bloomberg, e il gruppo di private equity ha offerto garanzie che manterrà gli attuali 6.500 dipendenti. L’offerta precede il consiglio di amministrazione di Telecom Italia previsto per il 29 marzo, in cui i membri del Cda di Tim chiederanno a KKR & Co. maggiori dettagli sulla sua offerta non vincolante da 10,8 miliardi di euro per l’intera società.

La nota odierna di Tim conferma così quanto anticipato da Bloomberg e Reuters a partire da venerdì sera, e ribadisce di fatto l’intenzione dell’ad Pietro Labriola di scindere la società in due, da un lato la rete fissa con la costituzione di NetCo (rete fissa primaria, Fibercop e Sparkle), dall’altro i servizi Enterprise e Consumer con la costituzione di una società dei servizi ServCo. L’obiettivo è creare valore dallo spacchettamento del gruppo, che secondo il Cda non rispecchierebbe in Borsa il suo reale valore. Il delisting sarebbe l’opzione avanzata da KKR.

Perimetro di ServCo

La ServCo comprende servizi Cloud, Internet of Things, Cybersecurity e connettività destinati alle grandi imprese. E’ qui che il fondo britannico CVC sarebbe interessato a rilevare una quota del 49%.

Nel contempo, la nota odierna si apre con l’ulteriore conferma che Proseguono le interlocuzioni con Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (“KKR”) al fine di acquisire le indicazioni necessarie per giudicare concretezza, attualità e attrattività della manifestazione non vincolante ed indicativa di interesse inviata in data 17 novembre 2021”.

C’è da dire che la manifestazione di interesse di KKR era stata avanzata sul 100% del perimetro aziendale a 0,505 euro per azione. Un prezzo che dopo quattro mesi dalla prima manifestazione di interesse non è stato ribadito dal fondo americano, che detiene già una quota del 37,5% in Fibercop.  

Interessati anche altri fondi

Anche altri fondi come Apax Partners stanno valutando l’ex monopolio, ha riferito sabato Il Sole 24 Ore, senza dire da dove abbia avuto le informazioni. La Reuters dal canto suo ha fatto il nome di Apollo Global Management.

In tutto questo, se l’intenzione di spacchettare Tim sarà concretizzata, non è chiaro a questo punto quale sarà ad esempio il futuro della divisione Consumer della ipotetica ServCo, che comprenderebbe sicuramente Timvsion. Secondo voci di stampa, questa porzione del business di Tim potrebbe far gola a Vivendi, anche se non è chiaro che fine farebbero di diritti sulla Serie A in fase di rinegoziazione fra Tim e Dazn, visti i risultati inferiori alle attese realizzati dalla compagnia telefonica.

In definitiva, resta da capire se l’obiettivo finale del Cda di Tim è lo smembramento dell’azienda e la vendita a pezzi dei diversi asset. In caso contrario, per tentare di mantenere unita l’azienda, secondo alcuni fra le priorità del gruppo ci potrebbe essere la vendita di Tim Brasil, un asset che potrebbe fare gola a molti. Visti i problemi di Tim sul mercato domestico, perché non decidere di sacrificare il Brasile e usare i ricavi per investire in Italia?

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