Social tv

Televisione italiana, in buona salute e sempre più social dipendente

Lo dicono i dati pubblicati dall’Osservatorio tv di cui sono partner i principali editori televisivi che operano nel mercato italiano, dove è aumentato il consumo della tv di 30' rispetto lo scorso anno.

di Piero Boccellato | @pieroboccellato |
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La nostra cara signora Televisione, ha 63 anni e non sembra sentirli affatto. Anzi, la davano per spacciata anni fa, soprattutto dopo l’avvento di internet e dei nuovi modelli di intrattenimento audiovisivi (Netflix in primis) e invece eccola lì, ancora in buona salute e sempre più social.

 

I dati sono stati riportati e presentati ieri al Maxxi di Roma dall’Osservatorio Social TV 2017,   nato nel 2013, ha come partner i principali editori tv italiani: Rai, Mediaset, Sky, Fox Networks Group, Discovery Italia, Viacom International Media Networks, Effe Tv – Gruppo Feltrinelli. Lo studio è stato realizzato dal Digital Lab dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con SWG, ha indicato che su 1300 soggetti coinvolti nella ricerca, una percentuale tra il 67 e il 75% ha dichiarato che nel corso dell’anno passato ha aumentato, e in alcuni casi anche di molto, la quantità di TV che consuma ogni giorno, all’incirca di 30’.

 

A parte l’ottimo dato che evidenzia la buona fruizione della Tv italiana, il ‘Second Screen‘ sembra essere davvero il fenomeno che sta trascinando la televisione, cioè guardare un programma alla televisione e contemporaneamente usare uno smartphone o un tablet per commentare sui social media quanto si sta guardando.

 

Secondo i dati il televisore (con il 93,7%) continua a essere lo schermo più usato, ma guardare la Tv e nel frattempo avere tra le mani un smartphone pare sia una cosa ormai comune, specialmente tra i millennials, dove il 71,2% del campione ha dichiarato di utilizzare spesso o qualche volta lo smartphone per vedere contenuti televisivi; il 53,4% il tablet e l’84,2% il computer.

 

L’interazione con i social media e le chat sono anche una fonte di stimoli per altri programmi da guardare. Per preadolescenti (77,7%), adolescenti (70%) e venti-trentenni (80,8%) è abbastanza vero che ne hanno conosciuto alcune grazie ai social network. Ci sono le serie e i programmi da seguire dove il 12,2% del campione dichiara di usare la ricerca online per verificare se le informazioni fornite dal programma siano vere o false, mentre il 12,8% si connette per approfondire temi e personaggi trattati. L’8,6% invece visita sempre o spesso i siti menzionati dal programma.

 

Questo è il risultato è una riallocazione delle risorse di tempo e attenzione da parte delle audience e una sorta di specializzazione degli schermi rispetto a pratiche di visione complementari che ha contribuito al prolungamento del piacere della visione per il 30% del campione preso in esame.

 

Secondo gli autori della ricerca il concetto chiave per capire oggi il fenomeno televisivo è quello di una “TV fluida, senza confini di spazio e di tempo, sempre disponibile e accessibile, pronta ad accompagnare le audience nella loro vita quotidiana”dove in questi anni il nostro modo di fruire i contenuti televisivi si è adattato alle nuove tecnologie.

 

Questo fenomeno, spiegano i ricercatori, ha modificato il pubblico della televisione, al punto che oggi “ci troviamo di fronte ad un consumo televisivo che si completa con una molteplicità di contenuti complementari, parodie, meme, gif che espandono il testo televisivo”, un fenomeno circolare (contenuto tv che viene commentato sui social network e provoca la curiosita’ per la visione in altre persone) che e’ particolarmente interessante soprattutto nelle fasce di eta’ piu’ giovani, cioe’ tra i segmenti della popolazione in cui “si registrava uno scollamento simbolico e tangibile verso la TV tradizionale”.

 

Insomma, i social network, le nuove tecnologie e millennials stanno salvando la Tv, per ora. Speriamo duri il più tempo possibile.

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