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Startup in Europa: La Francia digitale non è solo Parigi (terza puntata)

Un’analisi dell’ecosistema delle startup di sei paesi europei. Sotto la lente pro e contro di investimenti in Regno Unito, Israele, Germania, Francia, Russia e Svezia.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Un’analisi approfondita dell’ecosistema delle startup in sei paesi europei, dove il settore hitech è in spolvero. Sarà questo il tema al centro della conferenza LeWeb che si terrà l’11 dicembre a Parigi, un Forum Europeo delle startup per fare il punto della situazione nel Vecchio Continente. Sotto la lente i pro e i contro degli ecosistemi di Regno UnitoIsraele, Germania, Francia, Russia e Svezia.

 

Francia

Il governo francese ascolta o quanto meno ha la tendenza ad ascoltare le richieste della industry delle startup tecnologiche. L’interesse per il digitale è dimostrato dalla presenza di un ministro dedicato, Axelle Lemaire, e dall’esistenza di un marchio dedicato, La French Tech, dedicati alla promozione delle startup francesi a livello internazionale.

 

L’ecosistema del venture capital transalpino è solido, fatto di investitori vicini al mondo dell’impresa. Gli investitori stranieri sono regolarmente a caccia di nuove opportunità in Francia, dove la community delle startup è forte, potendo di sporre di ampi spazi di co-working, acceleratori, luoghi di ritrovo e un paio di grosse conferenze annuali che raccolgono l’intero settore.

 

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La Francia delle startup non è soltanto Parigi: altre città come Lille, Nantes, Lione, Grenoble, Tolosa, Bordeaux sono molto vivaci e stanno sviluppando network locali forti e indipendenti.

 

Il settore si sviluppa al traino di personalità di spicco come Xavier Neil (fondatore di Iliad), con la sua Ecole 42, una scuola di informatica gratuita, l’incubatore 1000startups e il fondo di seed investment Kima Ventures.

 

Punti deboli

 

Fra i punti deboli del sistema francese, la netta separazione fra settore pubblico e privato, con la conseguenza di tagliare fuori il mondo delle startup dalle priorità del pubblico. C’è poi una certa carenza di skill digitali e informatici. La propensione al rischio non è molto sviluppata.

 

La French Tech è un buon brand ma per ora mancano le sinergie internazionali con iniziative analoghe, come ad esempio il programma TechCity a Londra. Il governo francese, infine, è poco propenso al cambiamento.

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