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SPID, Bori (Conferenza delle Regioni): “Registro Nazionale una questione di sicurezza”

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Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria e coordinatore della Commissione Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione della Conferenza delle Regioni: “Attualmente, non esiste un sistema centralizzato che permetta di verificare in tempo reale se un cittadino possieda già un’identità SPID con un altro gestore”.

Abbiamo riportato qualche tempo fa la richiesta della Conferenza delle Regioni di un registro nazionale dello Spid per contrastare il fenomeno delle frodi e del cosiddetto “doppio Spid” e l’offerta di collaborare a questo scopo con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. Una proposta meritoria, che ha sollevato la nostra curiosità anche in relazione al ruolo della CIE come chiave dell’identità digitale, che qui sembra un po’ trascurata. Per questo abbiamo chiesto alcuni chiarimenti a Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria e coordinatore della Commissione Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione della Conferenza delle Regioni.

Key4biz. Perché nel registro unico nazionale delle identità SPID proposto dalle Regioni non si indicano anche gli operatori che forniscono lo SPID gratuito?

Tommaso Bori. L’obiettivo primario del Registro Nazionale unico proposto dalle Regioni non è di natura commerciale o informativa sulle tariffe, bensì di natura tecnica e di sicurezza.

Il problema che intendiamo risolvere è la frammentazione dei dati tra i diversi Identity Provider (IdP). Attualmente, non esiste un sistema centralizzato che permetta di verificare in tempo reale se un cittadino possieda già un’identità SPID con un altro gestore. Questo “vuoto” informativo facilita il fenomeno del “doppio SPID” e, purtroppo, espone il fianco a frodi in cui l’identità digitale viene duplicata o sottratta per scopi illeciti.

Il Registro è pensato come uno strumento di interoperabilità e contrasto al crimine informatico. Inserire indicazioni sulla gratuità del servizio spetta invece ai portali informativi istituzionali (come quello del DTD o dell’AgID). Mescolare la funzione di controllo di sicurezza con quella informativa sulle offerte degli operatori rischierebbe di appesantire lo strumento e deviarne il focus operativo, che deve rimanere la protezione dell’identità digitale del cittadino.

key4biz. Perché non si comunica meglio ai cittadini la possibilità di scegliere in ALTERNATIVA a SPID la CIE?

Tommaso Bori. Si tratta di un punto fondamentale. La Carta d’Identità Elettronica (CIE) rappresenta il massimo livello di sicurezza previsto dallo standard europeo e la visione di lungo periodo punta a una convergenza verso un’unica Identità Digitale Nazionale (il cosiddetto IT Wallet). Sebbene la comunicazione sulla CIE sia in costante rafforzamento, è necessario considerare che anche in questo caso, il focus dell’intervento è differente. Non si tratta infatti di privilegiare lo SPID alla CIE o di portare avanti una campagna di informazione relativa alle stesse, ma di creare, in relazione ad uno strumento che attualmente è posseduta da circa 40 milioni di italiani, le condizioni per un suo utilizzo più sicuro. Ovviamente la questione dell’alternatività della CIE allo SPID è sul tavolo, soprattutto con il passaggio a pagamento di quest’ultimo, ma una comunicazione di questo tipo deve essere generalmente posta in essere dal Dipartimento.

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