Elon Musk con un tweet annuncia al mondo che in meno di 10 anni ci sarà una città sulla Luna. E lo fa ridisegnando le priorità di SpaceX, mettendo temporaneamente da parte Marte e puntando sul satellite naturale come primo vero avamposto umano fuori dalla Terra.
SpaceX: la Luna come focus principale
Nel messaggio pubblicato su X, Musk spiega che una città lunare autosostenibile è un obiettivo realisticamente raggiungibile in meno di un decennio, mentre per Marte i tempi si allungherebbero oltre i vent’anni. “Per chi non lo sapesse, SpaceX ha già spostato l’attenzione sulla costruzione di una città in grado di crescere autonomamente sulla Luna, perché potenzialmente possiamo raggiungere questo obiettivo in meno di 10 anni, mentre per Marte sarebbero necessari più di 20 anni“, ha scritto su X.
For those unaware, SpaceX has already shifted focus to building a self-growing city on the Moon, as we can potentially achieve that in less than 10 years, whereas Mars would take 20+ years.
— Elon Musk (@elonmusk) February 8, 2026
The mission of SpaceX remains the same: extend consciousness and life as we know it to…
“È possibile viaggiare verso Marte solo quando i pianeti si allineano, ogni 26 mesi, con un tempo di percorrenza di circa sei mesi, mentre verso la Luna possiamo lanciare una missione ogni 10 giorni, con un viaggio di due giorni. Questo significa che possiamo iterare molto più velocemente e completare una città sulla Luna prima di quanto sarebbe possibile fare su Marte”, ha continuato.
“Detto questo, SpaceX si impegnerà comunque a costruire anche una città su Marte e a iniziare a farlo tra circa 5 e 7 anni, ma la priorità assoluta resta mettere in sicurezza il futuro della civiltà e la Luna è la strada più rapida”.
Mars will start in 5 or 6 years, so will be done in parallel with the Moon, but the Moon will be the initial focus https://t.co/tP66X6MZMT
— Elon Musk (@elonmusk) February 9, 2026
SpaceX: addio Marte per tanti motivi: distanza e carburante
I motivi dietro la scelta di abbandonare Marte sono tanti. La distanza, innanzitutto. Marte può trovarsi a decine o centinaia di milioni di chilometri dalla Terra, con finestre di lancio limitate e tempi di viaggio lunghi. La Luna, invece, è a tre giorni di navigazione e consente un flusso continuo di missioni, rifornimenti e correzioni di rotta. Per chi vuole costruire qualcosa di stabile, la differenza è enorme.
Il ruolo dell’ossigeno
C’è poi il tema del carburante, uno dei veri colli di bottiglia delle missioni marziane. Starship, il veicolo simbolo di SpaceX, ha bisogno di numerosi rifornimenti in orbita per affrontare un viaggio verso Marte, con una quantità impressionante di ossigeno liquido a bordo. Sulla Luna, però, l’ossigeno non è solo un carico da trasportare: la regolite che ricopre il suolo lunare ne contiene percentuali elevate, rendendo plausibile l’idea di produrlo in loco e ridurre drasticamente i costi logistici.
Questo dettaglio tecnico ha conseguenze enormi. Estrarre ossigeno dalla regolite significa non solo sostenere una base lunare, ma anche creare un’infrastruttura industriale capace di alimentare future missioni nello spazio profondo. La Luna diventerebbe così un hub, un punto di partenza più che una semplice destinazione.
Non solo fattori tecnici ma anche economici
A pesare sul cambio di strategia ci sono anche fattori industriali e finanziari. L’ecosistema Musk è sempre più interconnesso. SpaceX, Starlink e xAI competono per capitali, risorse e attenzione. Starlink continua a crescere, anche grazie ai servizi diretti verso gli smartphone, ma l’espansione massiccia della costellazione satellitare richiede investimenti enormi e costanti. In questo contesto, la Luna appare come un obiettivo più sostenibile nel medio periodo rispetto a Marte.
La concorrenza
Il cambio di rotta fa ancora più rumore se si guardano le dichiarazioni passate di Musk. Per anni aveva descritto la Luna come un ambiente poco adatto a una civiltà autosufficiente: troppo piccola, priva di atmosfera, con un ciclo giorno-notte estremo e meno risorse rispetto a Marte. Oggi il racconto è diverso, segno che la visione si adatta, anche rapidamente, ai vincoli della realtà.
Infine, c’è la competizione. Il ritorno sulla Luna è al centro del programma Artemis della Nasa e Blue Origin, l’azienda spaziale di Jeff Bezos, sta conquistando un ruolo sempre più rilevante. Accelerare sulla città lunare può essere anche una risposta strategica, per non lasciare spazio ai concorrenti nella nuova corsa allo spazio.
