La ricerca

SosTech. I ragazzi e Internet: a che punto siamo

Il rapporto OCSE-PISA evidenzia i problemi degli adolescenti “utenti estremi” di Internet, in crescita anche in Italia. Ma la realtà è più sfaccettata di quanto si pensi.

di Giordano Rodda |

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

“Posa quel telefono” è un invito che i quindicenni italiani si sono probabilmente sentiti ripetere decine di volte. La generazione Z, ancora più dei Millennials, è nata e cresciuta con lo smartphone (o, a casa, il tablet) in mano, tanto da considerare questi dispositivi come una parte inseparabile di sé. Immersi nel mondo digitale, tra programmi di chat, giochi, potenziali di conoscenza pressoché infiniti ma anche rischi di bullismo, che gli adolescenti siano letteralmente “malati di Internet” non è solo una percezione dei loro genitori (che, dal canto loro, spesso non possono certo definirsi un buon esempio): a confermarlo è anche l’ultimo rapporto OCSE-PISA (Programme for International Student Assessment) Students’ Well-Being, che ha mostrato un primo dato abbastanza impressionante: un quindicenne italiano su 4 – il 23,3% – dichiara di trascorrere più di 6 ore al giorno su Internet fuori dalla scuola, cioè, considerando 5 ore di lezione giornaliere, quasi tutto il loro tempo libero: uno dei valori più alti del mondo.

 

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Internet davvero per tutti

 

Come ricorda il rapporto, tra il 2006 e il 2015 – anno a cui si riferiscono i risultati della ricerca – l’accesso casalingo a Internet è diventato quasi universale per gli studenti negli Stati oggetto della rilevazione OCSE-PISA: grazie ai prezzi sempre più bassi e alla capillarità delle tariffe ADSL o fibra (su SosTariffe.it si possono sempre trovare le offerte più convenienti per Internet), la possibilità di collegarsi alla rete da casa riguarda il 95% degli studenti presi in esame.

La media degli studenti analizzata dall’OCSE ha valutato in più di due ore al giorno il tempo trascorso online durante un giorno della settimana qualunque fuori dalla scuola, e in più di tre ore durante il weekend; in tre anni, dal 2012 al 2015, il tempo medio è aumentato di almeno 40 minuti al giorno. La maggioranza degli studenti considera Internet una straordinaria risorsa per ottenere informazioni, e più di uno studente OCSE su due ha ammesso di sentirsi a disagio se non c’è una connessione disponibile alla Rete.

 

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Il dilemma degli “utenti estremi”

 

Tutto bene, dunque? Internet come contenitore impareggiabile di dati per ricerche, interessi personali, perfino possibilità un tempo impensabili? Da una parte sicuramente sì, e anche senza pensare alla recente classifica degli influencer che, a meno di vent’anni, già fatturano centinaia di migliaia di euro con i loro video su YouTube – fenomeno riguardo al quale le valutazioni ovviamente divergono – è indubbio che tantissimi ragazzi, ad esempio, proprio grazie alla Rete e alle sue potenzialità possono imparare a programmare e a prendere dimestichezza con il mondo digitale, facendo riferimento allo straordinario patrimonio di video, manuali, tutorial gratuiti.

Ma non è tutto rose e fiori: secondo il rapporto OCSE, gli studenti che trascorrono più di sei ore al giorno su Internet nei giorni settimanali (e quindi un quarto dei quindicenni italiani) hanno fatto registrare percentuali più alte di insoddisfazione verso la loro vita o ammesso di sentirsi soli a scuola, e sono anche meno abili nelle materie scientifiche rispetto a chi ha un approccio più moderato al tempo trascorso in Rete. Inutile ricordare che, qui, il rapporto causa-effetto è particolarmente delicato: è la Rete a intontire oppure in situazioni difficili si usa Internet come spazio di fuga?

 

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Le attività degli studenti

 

E soprattutto: che cosa fanno online gli studenti? La risposta, tutto sommato, la conosciamo già. Al di là delle attività scolastiche, sono i social network a far registrare la percentuale più alta, e subito dopo vengono le chat online. Quasi 3 studenti su 4 hanno dichiarato di essere attivi sui social almeno ogni giorno o quasi ogni giorno, e 3 su 5 chiacchierano su Internet. Il 34% degli studenti gioca a videogame online ogni giorno o quasi ogni giorno. Non tutte le nazioni hanno le stesse percentuali, ovviamente: i Paesi dove si è verificato l’incremento superiore sono il Giappone e la Corea, mentre la Germania e Israele hanno mostrato un significativo decremento.

L’85% dei ragazzi e l’86% delle ragazze hanno dichiarato di partecipare ad almeno una delle tre attività considerate nella ricerca, ovvero le chat, i social network e i videogiochi quasi ogni giorno, ma sono i maschi a orientarsi più verso il gioco online, con percentuali addirittura del doppio in Paesi come la Repubblica Ceca, la Danimarca, l’Estonia, la Lituania, la Polonia e la Svezia; in Olanda e in Lituania la percentuale delle ragazze attive sui social è superiore del doppio a quella dei ragazzi. Per quanto riguarda le chat, invece, il dato è più o meno la stesso per i due sessi.

 

Una lettura complessa

 

Comprendere se questa esposizione a Internet sia dannosa o benefica per i quindicenni era uno degli obiettivi della ricerca, vista la natura bifronte del mezzo. Ovunque – a parte la Repubblica Dominicana – i ragazzi considerati “utenti estremi” hanno fatto segnare una soddisfazione minore riguardo alla propria vita rispetto agli altri utenti. Secondo la ricerca, un ragazzo su quattro, tra gli utenti estremi, ha ammesso di essere arrivato in ritardo a scuola nelle due settimane precedenti alla ricerca, una percentuale superiore dell’11% rispetto agi “utenti moderati”. Molto superiore anche la percentuale di coloro che intendono abbandonare la scuola dopo l’educazione secondaria.

In più, gli utenti “estremi” hanno un rendimento accademico inferiore di 30 punti rispetto alle altre categorie, con differenze ancora più significative in Paesi quali la Cina, il Belgio, la Francia, la Svizzera. Come ammette però lo stesso rapporto, è possibile anche che gli studenti che trascorrono molte ore online avrebbero risultati anche più scarsi se non esistesse Internet, ad esempio per la mancanza d’interesse verso le loro attività di studio o una soglia d’attenzione particolarmente bassa per altre ragioni. Molti studi, del resto, dimostrano come l’uso degli smartphone a scuola possa migliorare il coinvolgimento accademico dei ragazzi, utilizzandolo nel modo giusto: non uno strumento da vietare tout court – e chiunque può ben immaginare quale sia la reazione di un adolescente medio quando gli viene impedito di fare qualcosa – ma un dispositivo promettente e ricco di potenzialità. Ancora una volta, prima di puntare l’indice contro la tecnologia, è bene accertarsi di quali malesseri possano portare all’eccesso, e considerare Internet come un alleato, non come un nemico.

 

Fonti: http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/education/pisa-2015-results-volume-iii_9789264273856-en

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