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SosTech. Google e Apple fanno sul serio con l’augmented reality

Nella speranza di creare il nuovo Pokemon GO e replicarne il successo planetario, Google e Apple affilano le armi per non perdere il treno della realtà aumentata. Ecco come.

di Giordano Rodda |

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Capita che chi vuole dimostrare le potenzialità della realtà aumentata o AR ancora oggi mostri un video di un paio d’anni fa: quello di una balena che emerge dal pavimento di una palestra e ci si rituffa, tra le grida eccitate di una schiera di ragazzini con visori davanti agli occhi. Niente di questo video è reale, ovviamente, né corrisponde a quanto vedono gli studenti con i loro dispositivi. Si tratta di una (efficace, va detto) strategia di marketing di Magic Leap, la startup che è riuscita a raccogliere 2,3 miliardi di dollari di finanziamento e che dovrebbe lanciare proprio quest’anno la versione commerciale del suo visore e del suo kit per gli sviluppatori interessati a creare app per la realtà aumentata. In due anni, insomma, non siamo andati molto più in là di una pubblicità ben fatta, ma questo non vuol dire che i pesi massimi del mercato dell’informatica non si stiano impegnando seriamente in questo campo, a partire da Google.

In cerca del nuovo Pokemon GO

Sempre un paio d’anni fa, Pokemon GO è diventato la mania di mezzo mondo: per qualche mese, non soltanto i più giovani ma anche professionisti insospettabili e vip a caccia di like si sono dimostrati interessatissimi ai luoghi dove trovare Charmender o Aerodactyl. Ora che il craze, come si dice, è stato di fatto superato, altri giochi (e altre app per i dispositivi di telefonia mobile, come quelli che si possono acquistare a rate con le offerte di SosTariffe.it) sono pronti a prenderne il posto: Jurassic World Alive, Ghostbusters World e The Walking Dead: Our World, come ricorda un articolo dell’analista Sam Cheney di App Annie, sono pronti a prendere il posto del gioco che ha praticamente salvato Nintendo da un periodo non particolarmente facile.

Va ricordato per prima cosa che Pokemon GO, anche se ora è assai difficile vederne tracce nelle Storie delle celebrities di vario pedigree su Instagram, è lungi dall’essere stato abbandonato: anzi, a marzo di quest’anno era ancora all’ottavo posto tra i più giocati del mondo, dietro alla consueta sfilza di giochi MMO come Clash Royale o Clash of Clans e ai mostri sacri tra i puzzle (un altro immortale come Candy Crush Saga e soprattutto Anipop, che in Cina spopola così tanto da essere al primo posto mondiale in assoluto).

I motivi del successo di Niantic

Chi conosce lo sviluppatore di Pokemon GO, Niantic, si ricorderà che prima del successo di Nintendo c’era stato un altro gioco che si basava su presupposti molto simili, ovvero Ingress, il cui scopo era favorire il successo della propria fazione, tra Illuminati e Resistenza, prendendo possesso di determinati nodi o portali situati in luoghi di interesse storico o artistico. Le somiglianze sono tali da essere tentati di dire che Pokemon GO sia di fatto Ingress con in più le adorabili creaturine al posto dei portali, ma a volte è il dettaglio che fa tutta la differenza. In ogni caso, questo tipo di approccio è rimasto finora un’esclusiva Niantic: a differenza di altri generi (sugli store di app ormai non si contano le variazioni di città da costruire, imperi da fondare, eserciti da arruolare), il modello Pokemon GO e Ingress non è stato copiato.

Il segreto è la geolocalizzazione, e in questo campo Niantic non ha praticamente rivali, disponendo di un impressionante quantitativo di location data: gli stessi di Google. Niantic è infatti nata come startup interna di Google, e il suo fondatore, John Hanke, è uno dei creatori di Google Maps, Google Earth e Street View, gli stessi strumenti a cui ricorriamo ogni giorno al posto degli ormai obsoleti navigatori satellitari, o semplicemente per vedere com’è il mondo a un paio di oceani di distanza da noi. Grazie a questi dati, Niantic ha potuto implementare la realtà aumentata nel “nostro” mondo, sfruttando una rete capillare di luoghi.

 

Google apre agli sviluppatori

Questo predominio, però, forse sta per finire, e non è affatto improbabile che presto si vedano altri giochi in realtà aumentata scalzare quelli classici attualmente in classifica. Durante questa GDC, Google ha infatti annunciato che estenderà l’API di Google Maps anche ad altri sviluppatori, e che quindi non solo Niantic potrà beneficiare dei dati derivati dall’applicazione. Ecco che chiunque potrà avere a disposizione una gigantesca mappa pienamente personalizzabile, dove sarà possibile sostituire a monumenti, strade e altri elementi già esistenti quelli del proprio gioco, sfruttando – vantaggio non da poco – anche i server di Google, che ovviamente sono al top mondiale per quanto riguarda affidabilità e capacità di gestire milioni di persone che utilizzano le varie app contemporaneamente, per minimizzare, se non cancellare del tutto, ritardi e disagi.

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Resta da vedere, ovviamente, se giochi simili a Pokemon GO potranno anche soltanto avvicinarsi ai numeri fatti registrare dal capostipite o se in molti crederanno di trovarsi di fronte a qualcosa di troppo simile. Ora toccherà agli allenatori di dinosauri, ai cacciatori di fantasmi nascosti tra le nostre case e agli eroici sopravvissuti che combatteranno contro orde di morti viventi in compagnia di Rick Grimes e Michonne. Basterà?

 

Anche Apple avrà un suo visore

Ma c’è anche Apple che, con ARKit, ha messo a disposizione degli sviluppatori un framework molto avanzato per la costruzione di applicazioni (e ovviamente di giochi) con la realtà aumentata. E secondo il più stimato degli analisti del mondo di Cupertino, Gene Munster, potremmo vedere sul mercato un visore della Mela entro il 2021, con 10 milioni di unità previste. Si tratterebbe della prima vera novità hardware per Apple, che si affiancherà naturalmente alle capacità integrate nell’iPhone per offrire un’esperienza immersiva di gioco. Secondo Munster, i tempi non sono ancora maturi, anche perché si parla di una spesa intorno ai 1.300 dollari (più o meno quanto costerà il visore di Magic Leap) ed è naturale che per un oggetto di fascia “premium” si aspetti di avere un dispositivo effettivamente coinvolgente, senza ripetere gli errori di Oculus VR e altri visori VR lanciati forse un po’ troppo presto.

Insomma, anche per questioni di tempistica la realtà virtuale sembra essere stata soppiantata, almeno per il momento, da quella aumentata: evidentemente potrà essere bello vagare in un mondo totalmente immaginario, ma se possiamo farlo mentre andiamo a comprare il pane o torniamo dal lavoro, meglio ancora.

 

Fonti: https://appleinsider.com/articles/18/05/17/apple-glasses-ar-headset-could-launch-in-2021-says-gene-munster

https://www.appannie.com/en/insights/mobile-gaming/google-puts-ar-gaming-map/

https://www.idc.com/promo/thirdplatform/innovationaccelerators/virtualreality

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