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SosTech. Educazione e tecnologia, a che punto siamo?

Nel campo dell’educational Apple e Google stanno cercando di dare impulso a nuove tecnologie spingendo su tablet e notebook.

di Giordano Rodda |

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Organizzato un po’ in sordina rispetto ai sontuosi lanci di prodotto ai quali ormai Apple ci ha abituato, l’evento di Chicago dello scorso 27 marzo ha avuto un leit-motiv evidente. Cupertino ha infatti annunciato un nuovo iPad da 9,7” a un prezzo più basso e compatibile con l’Apple Pencil (finora esclusivo appannaggio degli iPad Pro); un altro stilo di terze parti, il Logitech Crayon, più colorato e “giocoso” del Pencil, destinato soprattutto ai professionisti della grafica; una nuova versione della sua suite di programmi, iWork, dove spicca uno strumento per la creazione di libri digitali; una nuova applicazione, Schoolwork, che permette agli insegnanti di gestire la propria classe, assegnando compiuti, organizzando lezioni, comunicando con i singoli studenti.

 

Insomma, Apple ha recepito un messaggio molto chiaro: nel campo dell’educazione – dove i notebook e i tablet, dispositivo che altrove segna il passo come vendite e diffusione, sono fondamentali – sta perdendo terreno, ed è il caso di rimediare. In particolare, i Chromebooks (e in minor misura anche i notebook con Windows 10) hanno decisamente surclassato gli iPad in classe, e una delle ragioni è certamente il loro costo: ecco spiegato il taglio al prezzo deciso da Tim Cook, con il nuovo dispositivo disponibile per le scuole a 299 dollari, 30 di meno del prezzo standard.

 

La risposta di Google

Intanto, il fronte Google, sempre più dominatore del settore educational, mette a segno un altro colpo lanciando il Chromebook Tab 10 in collaborazione con Acer, appena prima – guarda caso – del lancio del nuovo iPad. Si tratta di un tablet con supporto per lo stilo, 4 GB di RAM, 32 GB di spazio su disco, una porta USB-C, uno slot micro-SD, supporto per Wi-Fi e Bluetooth, con 9 ore di autonomia per la batteria. Il prezzo è leggermente superiore rispetto all’iPad (329 dollari) ma qui lo stilo è compreso e integrato, nonché affidato a professionisti del settore (Wacom). Non sarà un modello destinato a vendite massicce, visto che i Chromebook formato laptop costano ancora di meno, ma la scommessa di Acer e Google è di rinsaldare il dominio in campo educativo con un dispositivo che vanta maggior portabilità e può sfruttare le offerte cloud della stessa Google. Già, perché sarebbe impensabile parlare di rivoluzione educativa senza considerare i passi avanti garantiti dalla fibra ottica e dagli altri mezzi per la banda ultralarga (su SosTariffe.it è possibile confrontare tutte le offerte più convenienti attualmente disponibili sul mercato).

 

 

 

 

La rivoluzione della realtà aumentata

Naturalmente, se ci si limita a parlare di specifiche tecniche la discussione rischia di diventare ben poco interessante, in quanto incentrata soltanto sul budget delle scuole e sulle preferenze personali di docenti e altro personale scolastico. Molto più emblematico dare un’occhiata anche alle ipotesi più creative per il futuro, forse più vicine di quanto pensiamo: un esempio è l’uso che Apple intende fare di ARKit, la sua tecnologia proprietaria per la realtà aumentata, che proprio in ambito educational può essere molto utile. Per questo una delle parti più apprezzate dell’evento di Chicago è stato il video che ha mostrato un concetto di “compiti” davvero innovativo. Le applicazioni sono già pronte: tra queste c’è Froggipedia, dedicata a chiunque abbia storto il naso guardando la scena di E.T. in cui Elliot è costretto, come da pratica tipicamente USA, a sezionare una rana. Ebbene, utilizzando il nuovo iPad una rana virtuale comparirà sul banco, e con l’Apple Pencil sarà possibile levare la pelle e studiarne gli organi interni, senza che sia versata una sola goccia di sangue (e, naturalmente, con molte più possibilità di guidare l’operazione con supporti testuali e visivi più intuitivi e completi della semplice voce dell’insegnante). Ancora: GeoGebra è dedicata alla matematica e alle discipline STEM (ovvero Science, Technology, Engineering and Mathematics, i corsi di studio più orientati allo studio della scienza e della tecnologia), con modelli che interagiscono con il mondo reale, mentre Free Rivers immerge l’utente in una realtà aumentata che permette di scoprire che cosa succede quando si blocca il corso di un fiume in un ecosistema.

 

 

I kit di Lenovo

Da ricordare poi una delle tecnologie più “calde” fino a qualche mese fa, che sembra avere perso un po’ di impulso forse a causa di dispositivi ancora non sufficientemente maturi come credevamo: la realtà virtuale, che sul piano educativo potrebbe davvero fare miracoli. Ne è convinto Rich Henderson, il direttore delle Global Education Solutions di Lenovo: «In senso assoluto, nel mondo dell’educazione c’è stato un miglioramento formidabile dal punto di vista tecnologico, eppure l’insegnamento non è cambiato granché nel corso degli ultimi vent’anni. La realtà virtuale ci dà una grande opportunità per cambiare». Secondo uno studio di Lenovo, il 94% degli insegnanti vorrebbe la realtà virtuale in classe. «Va vista come una soluzione per supportare l’insegnamento, piuttosto che un altro dispositivo in più. Per esempio, un professore di biologia che sta spiegando le cellule alla sua classe può usare la realtà virtuale per mostrare ai suoi studenti l’interno di una cellula. Possono mettere in correlazione ciò che gli studenti hanno visto con la realtà virtuale con ciò che devono insegnare. Non si parla di sostituire l’insegnamento, ma la realtà virtuale è qui per aiutare i professori a coinvolgere gli studenti». Ecco perché Lenovo lancerà da aprire dei “class kits” per la scuola secondaria, per fornire visori in gruppi di 3, 10 o 24.

 

 

Da noi, lentezza e dispositivi obsoleti

E in Italia? La domanda appare perfino un po’ malevola, vista la situazione delle nostre scuole già a partire dal punto di vista delle strutture, spesso fatiscenti, e delle dotazioni indispensabili. Tablet e notebook per gli studenti sembrano un lusso lontano, e anche gli insegnanti hanno denunciato la situazione: nel sondaggio effettuato da La Tecnica della Scuola, aperto lo scorso 23 marzo, in merito alle prove Invalsi 2018 riservate alle scuole medie, giudizi ben poco lusinghieri sono stati espressi sia in merito alle postazioni PC che all’accesso alla rete presso gli edifici scolastici. Un problema di non poco conto, visto che le stesse prove Invalsi dovranno essere effettuate su quei computer e in modalità online.

 

Per l’85,6% degli insegnanti che hanno partecipato al sondaggio, i PC non sono sufficienti per i test Invalsi già al punto di vista numerico, e in più sono spesso obsoleti e poco adatti per un uso efficiente; e per l’81,5% la connettività a scuola non è adeguata, in quanto troppo lenta, è il rischio sarebbe proprio quello di test online continuamente bloccati, come del resto è già emerso dalle simulazioni.

 

Fonti:

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