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Social e politica, Meta e TikTok: “No a regole nazionali rigide, ci sono già norme europee”

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In audizione alla Camera le due piattaforme difendono la libertà di espressione e mettono in guardia dal rischio di norme nazionali in contrasto con DSA, AI Act e diritto UE.

Meta e TikTok chiedono una regolazione flessibile, coerente con il quadro europeo, e mettono in guardia dal rischio di norme troppo rigide che potrebbero incidere negativamente sulla libertà di espressione e sul funzionamento delle piattaforme.

È quanto emerso dall’audizione di oggi che ha coinvolto i rappresentanti delle due multinazionali davanti alle Commissioni riunite Trasporti e Cultura della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sulla trasparenza, la parità di trattamento e la libertà di espressione nella diffusione di contenuti sociali e politici online.

Cosa ha detto Meta

Per Meta è intervenuto Flavio Arzarello, responsabile affari economici e regolamentari per l’Italia, che ha ribadito come la libertà di espressione rappresenti un valore fondante dell’azienda, da bilanciare con la sicurezza degli utenti. Un equilibrio reso complesso dalla scala delle piattaforme del gruppo, che contano circa 4 miliardi di utenti a livello globale e oltre 36 milioni in Italia, e dall’uso di sistemi di raccomandazione necessari a garantire un’esperienza personalizzata.

Arzarello ha spiegato che l’evoluzione dei sistemi di moderazione e le pressioni sociali e politiche hanno portato nel tempo a una crescente complessità delle regole, con il rischio di una compressione eccessiva della libertà di espressione, emersa in modo evidente all’inizio del 2025. Da gennaio dello scorso anno Meta ha quindi rivisto il proprio approccio, eliminando qualsiasi limitazione alla diffusione dei contenuti politici e rimuovendo restrizioni su temi al centro del dibattito pubblico. L’intervento ha riguardato anche le modalità di applicazione dei community standard, con l’obiettivo di ridurre i cosiddetti “falsi positivi”. Secondo il transparency report di agosto 2025, queste misure hanno portato a una riduzione del 75% degli errori di moderazione su contenuti legittimi.

Quanto al trattamento dei contenuti politici, Meta ha chiarito che oggi i post provenienti da persone e pagine seguite dagli utenti su Facebook sono gestiti come qualsiasi altro contenuto all’interno del feed, sulla base degli stessi criteri di personalizzazione. Gli utenti sono quindi liberi sia di proporre sia di fruire di una maggiore quantità di contenuti politici.

Cosa ha detto TikTok

Nel corso dell’audizione è intervenuta anche Luana Lavecchia, responsabile relazioni istituzionali di TikTok Italia e Grecia. Lavecchia ha ricordato che TikTok conta oltre 200 milioni di utenti in Europa, di cui circa 24 milioni in Italia, ed è uno spazio di espressione, intrattenimento e apprendimento che ospita anche contenuti di natura politica. Proprio per questo, ha sottolineato, la piattaforma è consapevole delle responsabilità che ne derivano per l’integrità e il corretto funzionamento dei processi democratici e condivide gli obiettivi del disegno di legge, in particolare per quanto riguarda il contrasto alla manipolazione, all’alterazione e alla censura della visibilità dei contenuti politici.

Entrando nel merito delle proposte di legge, TikTok ha espresso una serie di rilievi critici. Secondo la piattaforma, alcune previsioni rischiano di incidere negativamente sulla sicurezza e sui sistemi di moderazione dei contenuti. In particolare, l’ambito di applicazione del provvedimento appare in contrasto con il principio del country of origin e interviene su materie già armonizzate a livello europeo dal Digital Services Act (DSA) e dall’European Media Freedom Act. Alcuni divieti, come l’uso di tecniche subliminali o manipolative, risultano già coperti dall’AI Act, che non impone modelli specifici di intelligenza artificiale ma si fonda su principi di libertà di impresa e promozione dell’innovazione.

Criticità sono state sollevate anche sugli obblighi di trasparenza, giudicati poco definiti. Sul divieto di manipolazione e alterazione della visibilità dei contenuti, la responsabile di TikTok ha avvertito che formulazioni troppo generiche potrebbero essere interpretate in modo estensivo e impedire, di fatto, l’utilizzo dei sistemi di moderazione e raccomandazione.

Rilievi sono arrivati anche sugli obblighi di comunicazione, ritenuti più stringenti di quelli previsti dal DSA, che non richiede la divulgazione dettagliata del funzionamento degli algoritmi, e sul diritto all’oblio, con la cancellazione automatica dei contenuti dopo dieci anni giudicata potenzialmente in contrasto con il GDPR e le linee guida dello European Data Protection Board.

Per entrambe le piattaforme quindi, il livello europeo resta quello più adatto per affrontare una discussione che riguarda l’equilibrio tra innovazione tecnologica, libertà di espressione e regolazione dei social network.

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