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Riforma Rai, opposizione e sindacati sulle barricate

Rai

Per la riforma Rai ci si prepara allo slittamento a settembre. Difficile poter chiudere i lavori prima. Anche se il timing è serrato e pure il Sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli esprime l’intenzione di potercela fare ancora entro agosto, l’avvio della discussione in Commissione Lavori Pubblici del Senato evidenzia delle chiare difficoltà a rispettare la tabella di marcia.

La Slc Cgil con una nota ha rilanciato, sostenendo che “il governo e la sua maggioranza non sciolgono nessun nodo fondamentale sul futuro della più grande azienda culturale del paese”.

L’obiettivo della maggioranza resta che il testo arrivi in Aula la prossima settimana, ma l’opposizione insiste nella contrarietà alle nuove norme e una serie di interventi dei senatori di Forza Italia in Commissione hanno rallentato l’iter.

Il governo spera comunque di ottenere il via libera definitivo al ddl prima della pausa estiva, in modo da procedere al rinnovo dei vertici a settembre.

Il punto è che anche se l’ok della Camera arrivasse prima della pausa estiva ad agosto, per le procedure di rinnovo dei vertici occorrerebbe circa un mese. Un emendamento al testo, che dovrebbe essere approvato, stabilisce infatti che la votazione dei due membri del Cda Rai eletti dal Senato e dei due eletti dalla Camera avvenga a regime nel termine di 60 giorni dalla pubblicazione di un avviso della procedura di selezione sui siti delle Camere (che prevede la presentazione dei curricula) e nella prima applicazione nel termine di 30 giorni.

E’ a settembre quindi che si procederà con il rinnovo del board di Viale Mazzini e con la nomina dell’amministratore delegato, figura centrale in questa riforma visto che avrà maggiori poteri rispetto all’attuale direttore generale.

L’idea del governo, come ha ribadito ieri nell’audizione in Commissione di Vigilanza Giacomelli, è che l’attuale Dg Luigi Gubitosi abbia ben lavorato sul risanamento dei conti e sul rinnovamento tecnologico, ma che alla Rai serva un rilancio dal punto di vista editoriale, che le consenta di essere perno del sistema audiovisivo e veicolo di promozione dell’Italia nel mondo. Per queste ragioni probabilmente la scelta dell’Ad ricadrà su qualcuno con esperienza nel settore dei media.

Intanto Forza Italia ha già negato il possibile accordo Berlusconi-Renzi sui vertici di Viale Mazzini e continua a chiedere un maggior peso del Cda rispetto ai poteri riconosciuti dalla riforma all’Ad. Per questo Maurizio Gasparri e Augusto Minzolini hanno presentato numerosi emendamenti all’art.2 che ridisegna composizione e compiti dei vertici e i loro ripetuti interventi hanno costretto la Commissione ad interrompere le votazioni proprio su questo articolo. Anche M5S e Sel continuano a dichiararsi contrari al testo.

Oggi è in programma una nuova seduta per procedere con il voto.

Nel frattempo Giacomelli ha annunciato, con l’apertura in autunno di un dibattito pubblico sul tema, i prossimi passi della riforma della Rai, a partire dalla definizione della mission del servizio pubblico e dal rinnovo della concessione, che scade il prossimo anno, e che “il governo ha intenzione di anticipare anche per metterlo in relazione con il lavoro svolto sul contratto di servizio“. Quanto al canone, il sottosegretario ha spiegato che “un intervento è necessario per garantire certezza di risorse alla Rai”.

Su questo aspetto le ipotesi al vaglio sono il pagamento della tassa con la bolletta elettrica, sostento da Giacomelli, o il ricorso alla fiscalità generale che vorrebbe Renzi ma che presenta non pochi problemi.

Nel dibattito sulla Rai è intervenuta anche la Slc Cgil che in una nota ha dichiarato: “E’ da più di un anno, da quando il governo ha sottratto alla Rai 150 milioni di euro del canone per riversarli nel calderone della legge di stabilità, obbligando di fatto la Rai a vendere una parte della proprietà di Rai Way, quotandola in borsa, che si annuncia la grande riforma del servizio pubblico radio televisivo.”

Il sindacato ha però puntualizzato: “In realtà, poco prima della scadenza ventennale della concessione di servizio pubblico, la Rai non ha ricevuto alcuna garanzia per il suo futuro, se non le dichiarazioni di esponenti del Governo. In un anno, al di là di una debole discussione non ancora approdata in aula parlamentare su un parziale ed inefficace cambiamento nella Governance, il governo e la sua maggioranza non sciolgono nessun nodo fondamentale sul futuro della più grande azienda culturale del paese.”

“Nulla sulla concessione di servizio pubblico – aggiunge il sindacato -. Nulla sulla congruità del finanziamento pubblico. Nulla sul testo che dovrà indicare la mission del servizio pubblico radio televisivo. In aggiunta va detto che l’operazione di RaiWay è stata solo finanziaria, ha portato soldi in cassa, pochi e subito, senza dare vita a un programma di investimenti e senza immaginare partnership tecnologiche e/o commerciali.”

“La cosa incomprensibile – conclude la nota – è che mentre il governo per la Rai immagina ulteriori ridimensionamenti produttivi, i competitors a livello nazionale costruiscono convergenze tecnologiche e di contenuti con grandi gruppi per occupare importanti quote di mercato“.

Chiaro il riferimento della Slc Cgil alle recenti dichiarazioni dei vertici di Mediaset, al lavoro su un possibile accordo con la francese Vivendi da poco entrata in Telecom Italia con una quota del 14,9%, ma anche Sky che potrebbe essere interessata alla pay tv del Biscione e che comunque nel frattempo sta rafforzando la propria posizione nella tv free sul digitale terrestre.

Il tutto mentre ci si prepara allo sbarco in Italia a ottobre del servizio di video streaming dell’americana Netflix che porterà inevitabili mutamenti sul mercato audiovisivo.

E la Rai cosa fa?

Resta alla finestra in attesa che si sblocchi lo stallo sul ddl e si possa finalmente procedere con la tanto attesa riforma.

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