Key4biz

Open Fiber, Gasparri al Governo: ‘Non date più soldi all’azienda, è un disastro’

MAURIZIO GASPARRI, VICEPRESIDENTE DEL SENATO

Il ‘disastro Open Fiber’ approda sulla stampa italiana ed anche su Dagospia, che riprende l’attacco del vice presidente del Senato, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri alla società controllata da Cdp (60%) e Macquarie (40%). Un attacco che arriva dopo diverse uscite critiche giunte negli ultimi giorni sulla stampa italiana, prima su Repubblica, Il Messaggero e poi sul Fatto Quotidiano, nonché sul sito Startmag. Da tempo su questo sito si evidenzia la situazione critica in cui versa Open Fiber.   

L’uscita di Gasparri, che negli anni è rimasto affezionato alle sorti del mercato italiano delle telecomunicazioni, si concentra sulla lettera citata dai diversi giornali, che riporta la richiesta nei fatti disperata della Cassa Depositi e Prestiti al Governo di nuovi fondi per 600 milioni di euro per salvare l’azienda.

Gasparri al Governo: ‘La lettera di CDP non merita una risposta’

“La lettera dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti che in pratica chiedono ingenti risorse al governo per mandare avanti Open Fiber non merita nemmeno risposta. Questa società voluta e imposta da Renzi all’ENEL, che poi si è successivamente sfilata da questa impresa assurda, sta naufragando in maniera vistosa. Ed era stato facile prevedere che inventare una rete bis avrebbe causato soltanto disastri e sprechi. Oggi la Cdp chiede per conto di Open Fiber soldi ma tutti sono stati zitti quando Open Fiber ha vinto delle gare facendo offerte a ribasso davvero incomprensibili. C’è bisogno di aprire un’inchiesta e una verifica in sede parlamentare sul disastro Open Fiber. Invito il governo a non staccare assegni con fretta e superficialità perché si potrebbe assumere una grave corresponsabilità in colpe che l’attuale esecutivo non ha. Va chiamato a pagare politicamente e forse anche economicamente Matteo Renzi per questa vicenda e chi all’epoca lo ha assecondato. Si trattò di un’autentica follia che in molti prevedemmo avrebbe prodotto guasti. Che puntualmente si stanno verificando. Con costi mostruosi, con investimenti non realizzati, con imprese lasciate a metà. Renzi tra una conferenza e l’altra invece di pietire qualche seggio alle europee presso altri visto che non raggiungerà il quorum deve rispondere davanti al Paese di questa scelta dissennata. E chiederemo di farlo in Parlamento. Trasformerò queste considerazioni in un’interrogazione urgente all’esecutivo che deve denunciare le colpe dei predecessori e non assumersi responsabilità che non ha. Renzi ha creato un disastro e con lui anche i vertici di aziende controllate dallo Stato che ne hanno assecondato gli ordini. E loro dovranno pagare. Niente soldi per un disastro. E la Cdp stia attenta perché gestisce un risparmio dei cittadini raccolto attraverso le poste. E se continuasse a buttare soldi dalla finestra farebbe parte dei colpevoli di questo clamoroso disastro”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, già ministro delle Comunicazioni fra il 2001 e il 2005.

Open Fiber, i distinguo di Bonifazi (IV): ‘Bene Gasparri, problemi di Open Fiber dopo l’uscita di Enel’

A stretto giro è giunta la replica di Francesco Bonifazi, deputato di Italia Viva, che di fatto ringrazia Gasparri e auspica l’apertura di un’inchiesta su Open Fiber. Di fatto, Bonifazi sostiene che in origine l’idea di Open Fiber era buona, ma che si è guastata nel tempo per diventare “un disastro” dopo l’uscita di Enel e il cambio ai vertici con la gestione dell’ultimo periodo che l’ha rovinata. “Apprezzo molto la richiesta del collega Gasparri di aprire una indagine parlamentare sulla vicenda Open Fiber – si legge nella nota di Bonifazi – La scelta di Renzi e di Starace di costituire Open Fiber è stata molto positiva per lo Stato italiano se è vero che quando un importante fondo internazionale ha acquisto parte delle quote della società, Enel, e con lei il contribuente italiano, ha incassato oltre il miliardo di euro”.

“Dunque Open Fiber ha realizzato valore per l’azionista pubblico, creato posti di lavoro, sviluppato innovazione. Il fatto che negli ultimi anni si siano registrati problemi nella gestione è senz’altro tema di grande interesse ma non toglie nulla alla lungimiranza strategica di chi volle ormai otto anni fa creare un gioiellino che grazie al Governo Renzi ha fatto guadagnare il contribuente”, conclude Bonifazi.

C’è da dire che nei mesi scorsi il faro della politica si era già fermato su Open Fiber con l’interrogazione di Lorenzo Cesa, segretario nazionale del’Udc al Governo e al Mimit. Interrogazione che attende ancora una risposta.

Exit mobile version