eSecurity: il governo Usa apre un Centro di sicurezza unificato per difendersi dalla criminalità proveniente dal cyberspazio

di Raffaella Natale |

Stati Uniti


Janet Napolitano

Il Ministro americano per la Sicurezza interna, Janet Napolitano, ha inaugurato un nuovo Centro unificato di lotta alla criminalità informatica, destinato a proteggere amministrazioni, reti e settore privato.

Il National Cybersecurity and Communications Integration Center (NCCIC), istituito vicino al Pentagono alla periferia di Washington, raccoglie diversi organismi governativi fino a oggi dispersi.

 

Il Ministro Napolitano ha assicurato che “24 ore su 24 e 365 giorni l’anno, si lavorerà per rispondere a minacce e attacchi alle infrastrutture informatiche e alle reti di comunicazione”.

 

Gli uffici del NCCIC prevedono una grande stanza rettangolare dotata di monitor giganteschi sui quali sarà possibile individuare immediatamente gli attacchi informatici in corso. Di fronte ai monitor sono state istallate decine di postazioni di lavoro dotate di altri piccoli schermi.

 

Janet Napolitano, a cui il ministero ha dato l’autorizzazione ad assumere in tre anni fino a 1.000 esperti in cyber-sicurezza, ha sottolineato l’importanza della partecipazione al progetto del settore privato, che costituirà il team di preparazione per la gestione delle situazioni di urgenza informatica (US-CERT), una partnership tra pubblico e privato che metterà insieme operatori telecom e altre società che lavoreranno alle operazioni di sorveglianza delle reti.

 

L’inaugurazione del NCCIC rappresenta il momento culminante di quello che il presidente Barack Obama ha definito “il mese della presa di coscienza della cyber-security”.

Durante la sua campagna elettorale, Obama aveva messo in guardia dai rischi informatici, ritenendoli pericolosi quanto la minaccia nucleare o biologica.

Arrivato alla Casa Bianca, ha promesso “un nuovo approccio globale” per proteggere i network, non solo pubblici ma anche privati, e la creazione di un organismo per vigilare su eventuali attacchi alle istituzioni.

Ha tuttavia assicurato più volte che gli Stati Uniti difenderanno le loro reti informatiche rispettando le libertà individuali.

In un recente Rapporto, la Casa Bianca , che considera questo problema una priorità nazionale, affermava che “…I rischi legati al la cyber-sicurezza figurano tra le sfide economiche e di sicurezza nazionale più serie del XXI secolo”.

 

A giugno il Pentagono, facendo seguito a un ordine firmato dal ministro della Difesa Robert Gates, ha così deciso di creare un cyber-command, che sarà affidato all’autorità dello Stratcom (United States Strategic Command).

 

L’iniziativa del Pentagono arriva dopo un forte aumento del numero di attacchi alle 15.000 reti digitali militari, lanciati da potenti cyber-criminali, spesso a servizio di Paesi stranieri come Russia e Cina.

“…Sappiamo che Russia e Cina hanno la tendenza a penetrare le infrastrutture di informazione di altre nazioni”, ha commentato William Lynn, viceministro Usa alla Difesa.

 

Lynn ha evidenziato che quotidianamente si registrano migliaia di tentativi di intrusione nelle reti militari americane e la “frequenza e sofisticazione degli attacchi aumenta in modo esponenziale“. Negli ultimi sei mesi il ministero ha speso più di 100 milioni di dollari per intervenire sui danni causati da questi pirati.

 

Alcuni mesi fa, il Wall Street Journal riportava che ultimamente l’America ha subito gravi attacchi ai sistemi di gestione delle reti elettriche e di altri servizi oltre che al progetto dei caccia F-35, il più costoso programma d’armamenti del Pentagono (vale 300 miliardi di dollari).  

Un ex responsabile dei sistemi di sicurezza americani, citato dal WSJ, ha puntato il dito contro la Cina.

Un Rapporto del Pentagono evidenzia che la cyber-war rientra nelle priorità di Pechino, sostenendo che negli ultimi tempi sono stati sferrati attacchi alle reti di pc del governo americano e di altri Paesi del mondo. E si presume che siano partiti proprio dalla Cina.

 

I cyber-attacchi condotti attraverso le botnet – reti di computer privati collegate da hacker per attacchi di tipo dos o per inviare spam – costerebbero all’economia americana quasi 8 miliardi di dollari l’anno, alcune stime includono anche il furto di proprietà intellettuale arrivando a stimare 1.000 miliardi di dollari.

 

Si parla di un’economia latente che coinvolge anche la criminalità e che implica non solo l’installazione di botnet ma pure la vendita.