La strategia

Mediaset rilancia l’idea del broadcaster paneuropeo e cerca alleati (ma non Vivendi)

Il gruppo di Cologno Monzese vuole mettersi a capofila di un nuovo player europeo per contrastare lo strapotere di Netflix, Amazon & Co. e dopo il pieno pubblicitario grazie ai Mondiali in esclusiva sta trattando la ritrasmissione della Serie A.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Mediaset rilancia il progetto di creare un grande polo europeo dei media, per contrastare lo strapotere di Netflix, Amazon & Co, e di porsi come capofila di un grande broadcaster del Vecchio Continente “primo azionista e locomotiva” di un nuovo player continentale, in grado di competere a livello internazionale con i big. Un player per la produzione e la trasmissione di contenuti, ancora tutto da costruire, tramontata l’idea originaria di realizzare questo sogno con la “traditrice” Vivendi, con cui invece prosegue la causa miliardaria per la mancata acquisizione due anni fa di Mediaset Premium e la successiva scalata “ostile” al Biscione.

 

L’assemblea senza Vivendi

Questo in sintesi il manifesto programmatico indicato ieri dai vertici del gruppo di Cologno Monzese in occasione dell’assemblea degli azionisti, alla quale non è stato concesso di partecipare al rappresentante di Simon Fiduciaria, il trust che custodisce il 19,19% del capitale Mediaset detenuto da Vivendi, in ottemperanza ai dettami di Agcom sulla doppia partecipazione di Vivendi in Tim e Mediaset, detenuta in violazione dell’articolo 43 del Tusmar che vieta la detenzione congiunta di pacchetti rilevanti in società Tlc e Media.

 

Gli accordi con Sky e Tim

Mediaset, che si è ripresa dal punto di vista economico dopo la vicenda Vivendi e conta un fatturato annuo di 3,6 miliardi di euro nel 2017, a fronte di utili per 90 milioni e una forte presenza in Italia e Spagna, ha fatto il punto sulle nuove alleanze siglate negli ultimi tempi con Sky e Tim. L’accordo con Sky “è una storia di grande reattività da parte nostra –  ha detto il presidente del gruppo, Fedele ConfalonieriAbbiamo saputo reagire con prontezza e oggi, con Sky, Mediaset può allargare la copertura multipiattaforma dei propri canali pay, diventare editore su tutte le piattaforme, con il satellite pay, estendere l’utilizzo della propria piattaforma ad altri operatori”. E “il secondo importante passo” è stato siglato a maggio con Tim.

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Entrambi gli accordi “avranno un impatto incrementale” sui conti del gruppo sui conti, ma ora Mediaset punta a fare un salto di qualità in ottica internazionale. Il progetto di creare un broadcaster paneuropeo, ha detto Confalonieri, “oggi è un dossier presente in tutti i piani strategici dei principali gruppi del continente. Anche noi siamo pronti a entrare in questo scenario, l’unico possibile se pensiamo alle nostre dimensioni in Italia, alla nostra capacità di fare editoria oltre confine, la Spagna, alla nostra bravura nel confezionare contenuti tv”. E del progetto Mediaset vuole essere primo azionista e “locomotiva trainante”, ha spiegato il vicepresidente e amministratore delegato del gruppo, Pier Silvio Berlusconi.

 

Broadcaster europeo ma senza Vivendi

Resta da capire con chi si vorrà alleare Mediaset, considerato che Berlusconi, pur non facendo nomi, ha aggiunto di non voler puntare soltanto su piccoli player e potrebbe ad esempio sondare l’interesse di Tf1 (acerrimo nemico di Canal Plus di Vivendi in Francia) e della tedesca Prosieben per allargare il tiro.

Di certo nel progetto non è prevista la partecipazione di Vivendi, che non sarà “direttamente coinvolta a livello industriale”, ma solo come azionista di Mediaset. La crescita internazionale, ha continuato Confalonieri, servirà per “creare una scala di business più ampia” per puntare a opportunità ora fuori portata, per “rafforzare la leadership nei contenuti sia in termini di produzioni locali che di acquisizione dei diritti internazionali” e per effettuare investimenti adeguati nei contenuti, nella tecnologia e nei servizi. Il gruppo si sta guardando intorno.

 

Mondiali in Russia e diritti Serie A

Nel frattempo, Mediaset fa sapere che la raccolta pubblicitaria è positiva nel primo semestre grazie all’esclusiva sui Mondiali di calcio di Russia. “Chiuderemo il primo semestre con il segno più davanti, che, visto l’andamento del mercato, è un segno più importante”, ha detto Pier Silvio Berlusconi, che ha precisato che senza Mondiali la raccolta “sarebbe negativa”. La raccolta sui Mondiali “sta andando molto molto bene, sopra le nostre aspettative. E’ un evento che non solo si ripagherà, ma creerà margine”.

Per il gruppo la media di ascolto delle prime 36 partite dei Mondiali è stata del 26% di share, con 4 milioni di spettatori. Un ascolto medio superiore al 2014, quando gli incontri dei mondiali, a cui partecipò anche l’Italia, trasmessi su Rai e Sky ottennero mediamente 3,5 milioni di spettatori.

Per quanto riguarda i diritti di Serie A, Mediaset sta trattando con Perform e Sky per la ritrasmissione delle partite. “Stiamo parlando con Perform e con l’operatore satellitare per dare agli abbonati Premium l’offerta calcio – ha aggiunto Berlusconi – Penso che a breve sapremo qualcosa”. Se la trattativa andrà a buon fine, ha continuato, “si tratterebbe di un accordo senza minimo garantito che sottoscriveremo se non sarà peggiorativo rispetto a quanto detto al piano di Londra”. Piano strategico al 2020, presentato a Londra a gennaio 2017, nel quale è messo nero su bianco l’”approccio opportunistico” del gruppo verso il contenuto calcio, per il quale il gruppo non vuole più svenarsi. Vedremo come andrà a finire con i diritti della Serie A, un prodotto al quale Mediaset difficilmente però potrebbe rinunciare.

 

Causa con Vivendi e nuovo Cda  

Nessuna novità sul fronte delle dispute legali con Vivendi. Con i francesi “a oggi non ci sono trattative, siamo alle vie legali”, ha detto l’ad del gruppo. Con Vivendi, ha aggiunto Confalonieri, le cause legali “sono ancora in corso, la giustizia italiana è veloce come sappiamo”.

Infine, l’assemblea degli azionisti di Mediaset, oltre ad approvare gli altri punti all’ordine del giorno, ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione, che rimarrà in carica per il prossimo triennio. La lista 2, presentata dall’azionista Fininvest, ha ottenuto il 91% dei voti del capitale presente in assemblea e ha indicato Fedele Confalonieri, confermato presidente del gruppo, Pier Silvio Berlusconi, Marco Giordani, Gina Nieri, Niccolò Querci, Stefano Sala, Marina Berlusconi, Danilo Pellegrino, Carlo Secchi, Marina Brogi, Francesca Mariotti e Andrea Canepa. La lista 1, presentata dai fondi, ha nominato Giulio Gallazzi, Costanza Esclapon e Raffaele Cappiello.

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