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Mediaset chiede a Sky un accordo commerciale per la ritrasmissione dei contenuti

Gina Nieri

Mediaset chiederà a Sky l’apertura di un tavolo commerciale per la ritrasmissione dei contenuti gratuiti della società del Biscione sulla pay tv satellitare.

Ad annunciarlo è stata questa mattina Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset, al workshop ‘Rompere gli indugi: La protezione dei contenuti Tv in un mondo che cambia’.

“Formalizzeremo la richiesta di un accordo commerciale con Sky”, ha infatti detto Nieri, spiegando che “chiediamo a Sky un accordo sulle ‘retransmission fee’ e siamo consolidati nella nostra richiesta dalla delibera Agcom” 128/15 pubblicata lo scorso 23 marzo, che decide nella controversia Rai-Sky.

Le tariffe di “retransmission”, ha spigato Nieri, permettono ai produttori di contenuti gratuiti di essere remunerati se tali contenuti sono inseriti in piattaforme a pagamento. “Nel caso rifiutassero vedremo il da farsi”, ha ribadito il top manager di Mediaset.

Riguardo al valore di questo possibile accordo, Federico di Chio, direttore marketing strategico dell’azienda di Cologno Monzese, ha precisato che non c’è ancora una cifra precisa e che si farà riferimento al mercato europeo. In Gran Bretagna, per esempio, il sistema di tutte le reti free ha considerato circa 200 milioni di sterline e in Germania circa 93 milioni di euro nel 2014 e circa 75 milioni di euro l’anno precedente.

“Nessuna piattaforma televisiva – ha concluso Nieri – può inserire la nostra programmazione gratuita nella propria offerta a pagamento, usandola come traino per i propri abbonamenti”.

Nel caso di Sky Italia però è inesatto parlare di ‘retransmission’, in quanto i canali Mediaset, così come gli altri free-to-air, sono semplicemente “trasmessi” sul satellite e non sono presenti nell’offerta commerciale.

Sono, infatti, visualizzabili anche senza l’abbonamento, togliendo per esempio la scheda Sky dal decoder.
E’ corretto invece parlare di ritrasmissione nel caso inglese o tedesco, dove numerosi canali free-to-air sono a tutti gli effetti parte delle offerte commerciali delle pay tv.

 

In merito al caso Rai, citato da Nieri, la scorsa primavera l’Agcom ha deliberato che la tv pubblica non potrà più oscurare i programmi agli abbonati di Sky, dando a Viale Mazzini 30 giorni di tempo per inviare alla pay tv una proposta di contratto.

Ad aprile il Cda Rai ha votato all’unanimità la proposta commerciale che è stata inviata a Sky che però ha a sua volta chiesto parità di trattamento con Tivùsat. Su questo dovrà decidere il TAR Lazio.

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