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Industry TLC, consolidamento, satellite, 5G e frequenze. I trend in Italia ed Europa per i 2026

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Che anno ci aspetta per la industry delle Tlc nel 2026? Il tema del consolidamento resta centrale in Italia e in Europa, dove si gioca la partita strategica della sovranità digitale.

Che anno ci aspetta per l’industria delle telecomunicazioni nel 2026?

Tanta carne al fuoco in Italia ed Europa per la industry Tlc, fra venti di consolidamento e nuove politiche europee in ottica di sovranità digitale del vecchio Continente. Un obiettivo alquanto difficile da raggiungere, vista l’innegabile dipendenza tecnologica della Ue dagli Usa – l’80% della tecnologia usata in Europa arriva dagli Stati Uniti – ma non per questo l’obiettivo è meno strategico per Bruxelles.

Cosa attendersi nel 2026 in Italia per la industry Tlc

Nel nostro paese le aspettative di un ulteriore consolidamento dopo la fusione fra Fastweb e Vodafone ci sono tutte. Ma per il momento non siamo al di là dei rumors su potenziali interlocuzioni fra iliad e WindTre. Voci che si sollevano a intermittenza da tempo ma che al momento non trovano riscontri.  

Detto questo, il passaggio da quattro a tre operatori non sembra più un tabù anche se la Commissione Ue andrebbe poi testata alla prova dei fatti e non c’è mai nulla di scontato.

Sul fronte infrastrutturale c’è da aspettarsi qualche nuovo accordo di condivisione delle infrastrutture, sulla scia dell’accordo appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim per il RAN sharing 5G nei Comuni con meno di 35mila abitanti. Una mossa realizzata in ottica di contenimento dei costi e di ottimizzazione degli impianti.

Resta da capire che tipo di accordi saranno previsti per gli altri operatori della industry.

Copertura 5G standalone priorità della industry

La copertura 5G standalone di tutto il paese, comprese le aree meno densamente popolate, è fra gli obiettivi del Digital decade europeo in scadenza al 2030. Accordi come quello potenziale appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim vanno nella giusta direzione per garantire copertura anche alle zone rurali e meno popolate.

Open Fiber-Fibercop, fronte fibra spaccato

Sul fronte della fibra, a giugno 2026 scade il PNRR e il Piano Italia 1 Giga dovrà quindi accelerare, tenuto conto che la scadenza di fatto è stata spostata al 2030. Il rapporto fra Open Fiber e Fibercop è sempre più teso, con l’operatore controllato da KKR che prima di Natale ha fatto ricorso contro Infratel al Tar del Lazio per aiuti di Stato a favore di Open Fiber. Il clima fra i due player italiani della banda ultralarga resta conflittuale.

Vedremo se nel 2026 si arriverà ad una svolta.

Un altro tema attuale è il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. Anche qui vedremo se prevarrà una soluzione di allungamento delle licenze al 2037 in cambio di impegni di copertura 5G da parte degli operatori.

Conflitti della industry Rlc con i satellitari anche in Italia?

Infine, un altro tema da monitorare sarà il rapporto delle telco con Starlink e con altri player satellitari, in primis Kuiper (Amazon Leo) che si stanno affacciando con sempre maggior interesse al nostro mercato. In Francia è già in atto una guerra delle frequenze fra sindacati degli operatori da un lato e Kuiper e Starlink dall’altro.  Da noi è il Mimit che si occupa di gestire le frequenze ed eventuali contrasti fra telco e operatori satellitari.   

Passando al quadro europeo, in attesa di capire come evolverà il dibattito sul Digital Networks Act che partirà il 20 gennaio a Bruxelles, alcuni trend sono segnati.

L’ascesa della sovranità digitale in Europa

In primo luogo, la volontà politica della Ue di puntare ad una sovranità digitale per garantire un Cloud continentale e la conservazione dei dati dei cittadini Ue in Europa.  

Il controllo delle infrastrutture digitali è diventato sempre più una preoccupazione fondamentale per molte società di telecomunicazioni europee, inclusi operatori di primo livello come Telefonica, Orange e Deutsche Telekom. In una recente dichiarazione congiunta, questi ultimi due hanno invocato “quattro pilastri fondamentali” per la sovranità digitale, costituiti da maggiore controllo, scelta, competenza e dimensioni critiche, al fine di proteggere strategicamente gli interessi europei.

La sovranità digitale ha un impatto non solo sulla progettazione e sugli investimenti delle reti, ma anche su ciò che gli operatori sono in grado di offrire al mercato B2B, come i grandi settori verticali e i settori finanziati dalla pubblica amministrazione. Pertanto, la sovranità cercherà di garantire la resilienza e la sicurezza delle infrastrutture di rete ed è particolarmente vitale quando si tratta di accedere ai dati per l’intelligenza artificiale.

Ruolo del 6G in ottica di sovranità digitale. Ma quali frequenze?

Con l’aumento delle chiamate degli operatori e lo slancio di iniziative e strategie già in pieno svolgimento in tutta Europa, il 2026 vedrà senza dubbio una continua richiesta di una revisione normativa, guidata da investimenti, sicurezza e preoccupazioni economiche. Inoltre, gli analisti suggeriscono che il 6G potrebbe svolgere un ruolo importante nelle iniziative di sovranità e quindi accelerare gli investimenti nel 6G. Sarà quindi importante stabilire con un certo anticipo quali frequenze destinare al prossimo standard di comunicazione mobile, che sarà attuale dal 2030. Resta aperto il dibattito sull’uso della banda 6Ghz: in Europa andrà tutta al mobile oppure in parte sarà riservata al WiFi di nuova generazione?

La crescita dell’Arpu

Un tema centrale per gli operatori resta sempre la crescita del fatturato. Un argomento centrale anche nel nostro paese, dove gli operatori stanno cercando sempre nuove fonti di ricavi in altri settori non-telco: dall’energia alle assicurazioni, le offerte in bundle sono sempre più diffuse. Ma saranno anche i servizi a valore aggiunto e B2B, come la cybersecurity, a fare la differenza.

Consolidamento della fibra in Europa

Il mercato europeo della fibra continuerà probabilmente a subire un significativo consolidamento, poiché gli operatori cercano di razionalizzare gli elevati investimenti infrastrutturali e di affrontare il nodo delle duplicazioni. Il Regno Unito è un esempio di come la struttura del mercato rimanga frammentata a seguito dell’ascesa delle reti alternative (altnet) e dove la fibra ottica (FTTP) rappresenti ora quattro sedi su cinque, ma dove gli investimenti si stanno esaurendo e le perdite di EBITDA si stanno accumulando. Operatori come CityFibre e Virgin Media O2 stanno valutando fusioni e altri accordi per mitigare i rischi di duplicazione e ottimizzare i rendimenti e la copertura di rete.

Analogamente, altre parti d’Europa stanno emergendo esigenze di consolidamento. In Germania, ad esempio, dove sono presenti due dozzine di importanti operatori della fibra, inclusi gli operatori storici delle telecomunicazioni, e oltre 250 operatori regionali più piccoli, anche gli operatori si stanno consolidando ed esplorando joint venture per semplificare le operazioni e infondere scalabilità.

Si prevede che il consolidamento del mercato accelererà nel 2026, spinto dalla necessità di migliorare i rendimenti di quello che è comunemente uno sviluppo infrastrutturale ad alta intensità di capitale e dalla crescente pressione competitiva.

Resta sullo sfondo il tema alquanto divisivo dello switch off del rame.

AI, quantum e scontro Usa-Cina

Altri temi caldi che toccano da vicino la industry delle Tlc sono la diffusione dell’AI, che molti analisti vedono prossima ad una bolla pronta ad esplodere. Se ciò dovesse accadere, ci sarebbero conseguenze anche per le telco. Infine, il tema del quantum computing, sempre più attuale e sullo sfondo lo scontro sempre più grande fra Usa e Cina per il predominio tecnologico globale.

Una polarizzazione che di certo incide sulle componenti di rete da adottare nel nostro paese, alla luce del difficile e sempre più complesso quadro geopolitico.

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