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Indipendenza Digitale, Italia solo 30esima su 57 Paesi analizzati. Il report

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Mentre al primo posto c’è la Finlandia, seguita dalla Germania e al terzo posto i Paesi Bassi. Come leggere i numeri, prima di fare un’analisi.

Con il 6,49%, ben al di sotto della media UE del 16,3%, l’Italia si colloca tra i Paesi con le peggiori performance nel 1^ Indice di Sovranità Digitale redatto dalla società tedesca NextCloud. 

“Nonostante alcune iniziative nazionali visibili e la retorica politica sulla sovranità digitale”, si legge nel report riferendosi al nostro Paese e alla Spagna (risulta 27esima), “l’effettiva adozione di strumenti sovrani rimane minima in quasi tutte le categorie”. 

Mentre al primo posto c’è la Finlandia con il 64,50%, seguita dalla Germania con il 53,85 e al terzo posto i Paesi Bassi con il 36,32%.

Come leggere i numeri, prima di fare un’analisi

I punteggi sono comparativi e non assoluti: un punteggio elevato indica una maggiore diffusione relativa rispetto ad altri Paesi, ma non necessariamente un’adozione diffusa. I dati riflettono l’utilizzo visibile degli strumenti nella società, in particolare tra individui e piccole organizzazioni. Quindi il report non si riferisce alle Pubbliche Amministrazioni, perché, spiega il Rapporto, “la maggior parte delle agenzie governative in Europa dipende completamente da Microsoft, Google e altre grandi aziende tecnologiche”.

Proprio alcuni giorni fa Key4Biz ha pubblicato la classifica mondiale sull’adozione del cloud: e ben il 60% del mercato globale è in mano alle aziende americane.

Ma nel report curato dalla società cloud tedesca è interessante notare come in diversi paesi europei siano i cittadini rispetto al governo a preferire software, piattaforme di archiviazione e scambio di file, applicazioni video o di chat made in Europe.

Significa che in questi Stati è alto il livello di consapevolezza da parte dei consumatori, più che della classe politica, dei rischi significativi della forte dipendenza da tecnologie extra-Ue.

Oggi l’Unione europea dipende per l’80% da tecnologie di Paesi terzi

 L’Unione europea spende 148 miliardi di euro all’anno per software e servizi cloud di aziende tecnologiche statunitensi. Piuttosto assurdo, a pensarci bene: i contribuenti finanziano monopoli tecnologici stranieri mentre i nostri governi ignorano le alternative tecnologiche europee che i cittadini, invece, stanno già utilizzando.
Questo lock-in comporta rischi significativi:

  • riduce la capacità dell’Ue e dei singoli Stati di agire strategicamente a livello tecnologico
  • diminuisce la sua competitività economica
  • impedisce la crescita di aziende tech europee (ostacolate anche dall’iper-regolamentazione europea)
  • rende vulnerabili i suoi dati sensibili, per esempio a causa della legge statunitense sulla sorveglianza dell’intelligence esterna (Foreign Intelligence Surveillance Act – FISA) e del Cloud Act.
  • La FISA consente alle agenzie di intelligence di accedere ai dati delle aziende tecnologiche statunitensi. Mentre il Cloud Act permette invece alle autorità statunitensi di accedere ai dati il cui hosting è effettuato da aziende statunitensi, anche se tali dati sono fisicamente conservati al di fuori degli Stati Uniti. 

È ora, nell’era del trumpismo, di alimentare l’indipendenza digitale europea

La visione è quella di sostenere l’imprenditorialità e la competitività europea (un ecosistema diversificato di imprese, PMI, startup), creare resilienza, proteggere la nostra autonomia e sovranità in un mondo volatile e potenziare le persone e le imprese d’Europa.

Perché unirsi all’iniziativa Indipendenza Digitale di Key4biz e ReD Open

L’Indipendenza Digitale rappresenta una priorità strategica emergente per governi, imprese e cittadini, con l’obiettivo di gestire l’innovazione e la trasformazione digitale costruendo un ecosistema in grado di proteggere servizi critici, infrastrutture e dati in modo autonomo e resiliente. Il tema non si limita alla sola Sovranità su dati e infrastrutture, ma si propone di costruire in contesti responsabili, ambienti consapevoli e sicuri, capaci di salvaguardare la competitività economica, la sicurezza e i diritti fondamentali delle persone.

Per le Aziende, l’indipendenza digitale significa assicurarsi libertà di innovazione e di posizionamento delle proprie risorse strategiche sul mercato riducendo i rischi derivanti da dipendenze tecnologiche esterne, gestendo in autonomia le tecnologie, proteggendo i dati critici e accrescendo il valore della propria organizzazione tramite lo sviluppo delle competenze interne e la conseguente valorizzazione delle persone.

Punta a questo obiettivo l’iniziativa “Indipendenza Digitale” di Key4biz, in collaborazione con ReD OPEN, spin-off dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. All’interno del progetto, abbiamo organizzato, il 27 maggio 2025 a Roma, la prima Conferenza italiana sull’Indipendenza Digitale: è stata l’occasione anche per presentare il 1^ Rapporto sull’(in)dipendenza digitale in Italia.

L’Indipendenza digitale sta emergendo come un imperativo strategico, politico ed economico

Soprattutto all’indomani della nuova minaccia di Trump: “super dazi per tutti i Paesi in cui esistono tasse, leggi e regolamenti per le piattaforme digitali americane”.

In altre parole, il messaggio americano è chiaro: le nostre aziende devono essere libere di muoversi a piacimenti nei vostri Paesi, meno regole e più profitti.

Le parole di Trump sono arrivate alla vigilia dell’annuncio di un’audizione pubblica della Camera dei Rappresentanti statunitense, fissata per mercoledì 3 settembre 2025, intitolata “La minaccia dell’Europa alla libertà di parola e all’innovazione americana”.

Gli Stati Uniti ci vedono così. Mentre i Governi e la maggioranza delle Pubbliche Amministrazioni europee restano ancora ciechi, non riescono ancora ad avviare una transizione alle tecnologie europee. È la sindrome di Stoccolma: la vittima prova affetto per l’aggressore…

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