Il rapporto

ilprincipenudo. Federturismo Confindustria: ‘I fondi ci sono, ma manca la governance’

Presentato oggi il ‘1° Rapporto sulla programmazione regionale turistica’. Il Ministro Dario Franceschini: ‘Il new deal dell’Enit, oltre il turismo sostenibile’

di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente Istituto italiano per l’Industria Culturale - IsICult) |
Angelo Zaccone Teodosi

ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) per Key4biz. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

“Che noia”, potrebbe essere il commento più semplice e sintetico, rispetto alla kermesse che si è tenuta questa mattina alla Sala Zuccari del Senato, ovvero un convegno promosso dall’Osservatorio Parlamentare per il Turismo, intitolato “Orizzonte 2020: quali risorse per il turismo”. L’Osservatorio Parlamentare per il Turismo è presieduto da Ignazio Abrignani, che è anche Vice Presidente della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera, già esponente di Forza Italia poi passato al Gruppo Misto (in una criptica … “Alleanza Liberalpopolare Autonomie Ala – Movimento Associativo Italiani all’Estero – Maie”).

 

L’iniziativa merita una segnalazione certamente per due ragioni. Anzitutto, perché sono stati anticipati alcuni dati estratti dal “1° Rapporto sulla programmazione regionale turistica” (edizione 2015), a cura di Federturismo Confindustria, presentato da Italo Candoni (Direttore Federturismo Veneto). Si tratta di un inedito lavoro di analisi dei “programmi di sviluppo regionale”, che dovrebbero stimolare l’ossigenazione del settore turistico, cercando di sfruttare al meglio le risorse disponibili nella programmazione 2014-2020. La seconda ragione è stata data dall’intervento del Ministro dei Beni e le Attività Culturali e il Turismo Dario Franceschini, che ha ribadito le proprie tesi in materia di politica turistica, nella sua intima connessione con la politica culturale, manifestando grande fiducia nel nuovo corso dell’Enit.

 

In estrema sintesi: le risorse ci sono (vengono dall’Unione Europea), ma manca completamente una “governance” nazionale delle singole politiche regionali. Già questa diagnosi dovrebbe provocare una riflessione autocritica seria, da parte dei “policy maker” nazionali e regionali, ma il convegno ha riproposto soprattutto lamentazioni stranote, riproponendo deficit che sono sia di “governance” sia di “conoscenza”. E – come dire?! – siamo alle solite: il quesito è quello di sempre: ma come si possono governare sistemi complessi (la cultura così come il turismo) senza disporre delle adeguate cassette degli attrezzi, dei dataset minimi indispensabili?!

La ricerca presentata evidenzia le criticità: deficit di programmazione di natura pluriennale (basti osservare che non hanno questo respiro ben 5 Regioni su 20), deficit di modelli di governance di tipo manageriale (il cosiddetto “Dmo”, acronimo che sta per “Destination Management Organization”), deficit di tematizzazione dell’offerta turistica; disomogeneità delle forme e dei contenuti delle “policy” regionali, anche rispetto ai livelli ed alla qualità della “governance”…

 

Questa è anche una delle conseguenze del “policentrismo” della politica turistica italiana: con la cosiddetta “riforma del Titolo V” della Costituzione, il turismo è divenuto “competenza esclusiva” delle Regioni, nel lontano 2001. Utilizzando i fondi europei, ogni Regione ha sviluppato una propria “politica”, in assenza di coordinamento a livello nazionale. La riforma costituzionale in gestazione dovrebbe riportare il turismo nella competenza esclusiva dello Stato centrale. Nel mentre, però, la situazione continua ad essere frammentata e dispersiva.

Per la prima volta, la ricerca promossa da Federturismo Confindustria produce una documentazione che evidenzia il disastro in atto: ogni Regione che va per conto suo, interventi frammentari, risorse disperse, assenza totale di una “cabina di regia” nazionale. Peraltro, tentativi erratici come il controverso super-portale di promozione turistica “Verybello” non hanno dato esattamente prova di eccezionali capacità del livello statale centrale…

 

Il Ministro non ha affrontato di petto le criticità, ma ha preferito volare alto, ragionando di strategia: ha sostenuto che “il turismo crescerà, quindi dobbiamo prepararci a questo, tutelando il nostro Paese con un modello di turismo sostenibile. Il turismo deve essere sostenibile nel senso che deve puntare all’eccellenza, alla qualità, ed io in verità da alcuni mesi sto cercando quale potrebbe essere una nuova definizione giusta, l’aggettivo migliore per andare oltre il concetto di ‘turismo sostenibile’, coniugando sostenibilità ed eccellenza. Gli Stati Generali del Turismo Sostenibile, che si terranno a Pietrarsa nel primo weekend di aprile 2016 daranno le direttrici di fondo, e noi vorremmo che uscissero da una condivisione totale degli obiettivi tra pubblico e privato”.

 

Si ricorda che Consigliere del Ministro per il Turismo Sostenibile è Ottavia Ricci. Dal 7 al 9 aprile 2016, l’evento di Pietrarsa sarà l’occasione nella quale verrà presentato il nuovo “Piano Strategico Nazionale per il Turismo”, versione evoluta (e corretta) del “Piano Gnudi”.

 

Il Ministro ha rinnovato fiducia nei confronti della nuova squadra che dovrà sviluppare la promozione internazionale turistica, che in Italia si attende da decenni: la Presidente dell’Enit (Agenzia nazionale per il turismo) Evelina Christillin (già Presidente della Fondazione Museo Egizio e già a capo dell’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Torino; en passant, si ricorda che è la moglie di Gabriele Galateri di Genola, attuale presidente di Generali), ed il nuovo Direttore Generale per il Turismo del Mibact, Francesco Palumbo (ex Direttore d’Area della Regione Puglia). Si ricorda che nel novello cda di Enit siedono anche Fabio Lazzerini (General Manager di Emirates Italy e docente di Tourism Management alla Luiss), Consigliere Delegato, ed Antonio Preiti (già ricercatore Censis e poi fondatore e direttore della società specializzata Sociometrica).

 

Franceschini ha ribadito che l’Enit, trasformato in “ente pubblico economico”, avrà una decina di milioni in più rispetto al passato, ma ricordiamo che l’ente dovrà finanziarsi sul mercato e non potrà più contare sul fondo di dotazione pubblico, bensì su un contratto triennale con il Mibact.

 

Tra le questioni in agenda, quindi, la convenzione con il Governo (Mef) per definire l’ammontare di risorse e la pianta organica, un tema sul quale è aperto il confronto anche con gli uffici legislativi Mibact. Da segnalare che, col cambio del proprio status giuridico, i 78 dipendenti italiani dell’Enit hanno deciso di restare nella pubblica amministrazione, piuttosto che passare ad un nuovo contratto.

 

Resta poi da sciogliere il nodo delle centinaia di addetti delle sedi fuori dai nostri confini, assunti con contratti di diritto estero, ma a tempo indeterminato. Si ragiona anche sull’ipotesi di concentrazione delle attività Enit in sinergia con ambasciate e gli istituti italiani di cultura, ma anche questa è una prospettiva che abbiamo ascoltato riproporsi nel corso dei decenni (sugli istituti italiani di cultura all’estero, la pena permane: vedi “Key4biz” del 25 giugno 2015: “Gli Istituti italiani di cultura all’estero: una ferita aperta del ‘sistema Italia’”). Da segnalare che anche all’interno dell’Enit c’è un… “osservatorio”, ma la homepage dell’Osservatorio del Turismo dell’Enit sembra essere aggiornata alla Pasqua 2014.

 

Il 18 novembre scorso si è tenuta un’audizione dei nuovi vertici di Enit in merito alle linee programmatiche, all’organizzazione e alla gestione operativa della struttura Enit, di fronte alla Commissione X (Attività Produttive, Commercio e Turismo) della Camera dei Deputati, il cui stenografico ad oggi non è disponibile.

 

Tra gli obiettivi della nuova prospettiva di riorganizzazione dell’Enit, la revisione delle delegazioni estere e la digitalizzazione dell’offerta turistica, con un nuovo portale di servizio. Posizione critica rispetto al “new deal” dell’un tempo definito “carrozzone statale del turismo” (vedi l’articolo di Emiliano Fittipaldi su “l’Espresso” del 21 maggio 2015) è stata assunta dal Movimento Cinque Stelle (clicca qui per il comunicato pubblicato sulla sezione web dei gruppi parlamentari di Camera e Senato il 19 novembre 2015). Per chi vuole leggere una voce proprio “fuori dal coro” sulle politiche turistiche italiane, non possiamo che re-indirizzare allo stimolante blog, veramente eterodosso (nella sostanza e nella forma), “Tutto sbagliato tutto da rifare”, curato con passione da Luciano Ardoino. Ci piacerebbe che Franceschini convocasse Ardoino, che potrebbe essere potenzialmente un suo eccellente consulente strategico, ma temiamo che ciò non avverrà mai.

 

In conclusione: l’auspicio (razionalizzare la politica turistica italiana a partire dall’Enit) è condivisibile, ma la situazione permane confusa ed aleatoria. Attendiamo le prime concrete mosse dei nuovi “decision maker” dell’Enit e del Mibact. Il lavoro da fare è enorme, le risorse (anche budgetarie) ci sembrano inadeguate, le progettualità tutte ancora… in cantiere. È trascorso oltre un anno, rispetto a quel che scrivevamo su queste colonne (vedi “Key4biz” del 17 settembre 2014, “La (non) politica turistica del Governo Renzi: dallo scandalo Italia.it alla confusione del Td Lab”), e, francamente, non ci sembra che l’auspicato salto di qualità si sia concretizzato.

 

Infine, da notare che le agenzie di stampa hanno segnalato l’evento di Confindustria Turismo soprattutto perché è stata l’occasione per una presa di posizione del Ministro sulla rinnovata ipotesi di… Ponte sullo Stretto! Ha dichiarato Franceschini: “In passato, il Ponte sullo Stretto di Messina è stato presentato semplicemente come un simbolo, non collegato ad un disegno strategico. Mi pare che la volontà che il Presidente del Consiglio ha espresso, e che io condivido assolutamente, di portare l’Alta velocità nel Sud, fare arrivare l’Alta velocità in Sicilia e recuperare anche l’Alta velocità sul versante adriatico, comporti come conseguenza di questa scelta anche il Ponte sullo Stretto”. Franceschini ha voluto precisare: “l’Alta velocità non si può fermare a Salerno. Renzi ha posto il tema del Ponte sullo Stretto non come una cattedrale nel deserto, ma come un pezzo del disegno che porti l’Alta velocità fino a Palermo e Catania”. Evitiamo commenti, perché l’eco del “napoleonismo berlusconiano” diviene assordante. Attendiamo i fatti, ancora una volta, dopo i roboanti annunci.

 

Clicca qui per leggere il “1° Rapporto (2015) sulla programmazione regionale turistica”, elaborato da Federturismo Confindustria, presentato oggi da Italo Candoni, in occasione del convegno “Orizzonte 2020: quali risorse per il turismo”, promosso dall’Osservatorio Parlamentare per il Turismo.

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