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Il ricatto del CEO di Cloudflare che ora chiama in causa Vance e Musk con la scusa del free speech

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Il CEO di Cloudflare commenta in maniera irruenta e minacciosa la multa di 14 milioni di euro inflitta alla sua piattaforma dall’Agcom, mettendo in discussione i servici cyber nel nostro Paese. Le reazioni.

Le minacce del CEO di Cloudflare: “Valutiamo di interrompere i servizi di cybersecurity per le Olimpiadi Milano-Cortina

Sullo sfondo il Colosseo. Un cavaliere medievale innalza la bandiera dell’open internet, circondato da aggressori in giacca e cravatta – con bandierina italiana sul petto e tipici caratteri mediterraneo-mafiosi- e l’aggiunta folcloristica di gladiatori dell’antica Roma. Questa l’immagina generata dall’AI che Matthew Prince, co-fondatore e CEO di Cloudflare, ha scelto per lanciare il suo messaggio di reazione alla sanzione da 14 milioni di euro inflitta dall’Agcom alla sua piattaforma per inottemperanza all’ordine di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata, impartito con delibera del febbraio 2025.

Combatteremo questa multa ingiusta. Non solo perché è sbagliata per noi, ma perché è sbagliata per i valori democratici”, ha scritto Prince nel post, aggiungendo però quelle che ha molti sono sembrate delle vere e proprie minacce.

Stiamo valutando le seguenti azioni: 1) interrompere i milioni di dollari in servizi di cybersicurezza pro bono che stiamo fornendo alle prossime Olimpiadi Milano-Cortina; 2) interrompere i servizi gratuiti di cybersicurezza di Cloudflare per qualsiasi utente con sede in Italia; 3) rimuovere tutti i server dalle città italiane; 4) terminare tutti i piani per costruire un ufficio Cloudflare in Italia o effettuare qualsiasi investimento nel Paese”, ha precisato il CEO di Cloudflare.

Prince alza il tiro e coinvolge il Governo americano e Elon Musk

Prince ha poi tirato in ballo direttamente il Governo americano, che da tempo è in conflitto con Bruxelles sulla regolamentazione dei servizi digitali ritenuta troppo rigida e lesiva gli interessi delle società tecnologiche statunitensi: “Apprezzo che il vicepresidente JD Vance stia assumendo un ruolo di leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è fondamentalmente una questione di commercio sleale e una minaccia anche ai valori democratici”.

Citando anche il multimiliardario e proprietario di Tesla e SpaceX, Elon Musk: “Ha ragione, la libertà di parola e di espressione è fondamentale ed è sotto attacco da parte di un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati”.

Prince ha definito l’Agcom nel suo post con il termine negativo “cabal”, che in inglese è usato per indicare organizzazioni clandestine dedite generalmente ad intrighi e cospirazioni.

“Sarò a Washington DC all’inizio della prossima settimana per discuterne con i funzionari dell’amministrazione statunitense e incontrerò il Comitato olimpico internazionale a Losanna poco dopo per spiegare quali sono i rischi per i Giochi Olimpici nel caso in cui Cloudflare ritiri i servizi di cybersecurity”, ha quindi sottolineato ancora il CEO di Cloudflare.

Il CEO di Cloudflare ha scelto un tono che sfiora il ricatto

Una reazione forte, “sproporzionata e controproducente”, l’ha definita sui social Innocenzo Genna, giurista esperto di regolamentazione europea del digitale.

Molti osservatori sollevano dubbi legittimi sull’efficacia e sulla proporzionalità dei meccanismi del Privacy Shield. Tuttavia, il CEO di Cloudflare ha scelto un tono che sfiora il ricatto, arrivando a minacciare il ritiro dei servizi, lo smantellamento delle infrastrutture e persino la messa a rischio del supporto alla cybersicurezza per i Giochi Olimpici”, si legge nel post di Genna.

Un livello di ostilità di questo tipo rischia di indebolire le critiche fondate alla regolamentazione digitale europea e, paradossalmente, di rendere più ragionevole l’iniziativa dell’AGCOM agli occhi dell’opinione pubblica. Il confronto globale sulla governance digitale deve essere fermo ma equilibrato.
Trasformare le divergenze normative in scontri politici aggressivi non fa che rafforzare la percezione di una crescente sfiducia transatlantica, che non giova a nessuno, men che meno all’Internet aperta che entrambe le parti dichiarano di voler difendere
”, ha concluso il giurista.

Borghi (Lega): “Verificheremo se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare

Al post di Prince ha risposto direttamente su X il senatore della Lega Claudio Borghi: “Ho letto il suo messaggio con grande preoccupazione. L’AGCOM è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del Governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV“.

È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare. Il mio partito fa parte della maggioranza di governo e posso garantire che questo caso sarà esaminato con la massima attenzione e in condizioni di assoluta imparzialità“, ha precisato il senatore leghista, ricordando, non a caso, visto che Prince sta tentando di coinvolgere direttamente Washington in questa faccenda, sfruttando lo scontro con Bruxelles sui servizi digitali, che “la Lega, ha sempre votato contro qualsiasi forma di censura in ambito europeo e si è espresso contro il Digital Services Act dell’UE“.

Lega Serie A: “Un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità

Le affermazioni del CEO di CloudFlare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana”, ha risposto la Lega Serie A, che a sua volta ha taggato nel posto ugualmente il vicepresidente USA JD Vance e Elon Musk (come se quest’ultimo debba per forza avere voce in capitalo in questo caso).

Come riportato dall’Ansa, nella nota si spiega che “la sanzione comminata da AGCOM, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi. CloudFlare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le Autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria”.

Ciò accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro CloudFlare ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia. E’ falso – sottolinea il post della massima divisione calcistica italiana – che l’Unione europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione europea perfettamente coerente con la normativa europea”.

Le gravi affermazioni e le reiterate minacce espresse dal CEO di CloudFlare verranno portate all’attenzione della Autorità competenti, evidenziano l’arroganza di un certo tipo di aziende Tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie Tv e sport. L’auspicio – conclude la Lega Serie A – è che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come CloudFlare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminali”.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresa”

Anche la FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, che opera ogni giorno al fianco delle imprese del cinema, della tv e dello sport per garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in Italia, ha preso posizione con il suo Presidente, Federico Bagnoli Rossi.

Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresa. La sanzione riguarda esclusivamente l’inottemperanza a un ordine di un’autorità indipendente che opera in forza di una legge della Repubblica Italiana approvata all’unanimità dal Parlamento, per la quale il settore esprime la più sincera gratitudine”, si legge una dichiarazione stampa.

Riteniamo sia un principio condivisibile da tutti quello secondo cui chi fruisce, o consente ad altri di fruire abusivamente, di un’opera protetta dal diritto d’autore debba essere bloccato. Non parliamo di censura, ma della limitazione dell’accesso a siti illegali.
Le leggi italiane antipirateria sono in perfetta armonia con il diritto europeo e ne sono espressione nonché applicazione coerente
”, ha precisato Bagnoli Rossi.

Ciò è stato espressamente affermato dalla Commissione europea, che ha respinto le osservazioni provenienti da un’associazione di categoria di cui CloudFlare è associata – ha sottolineato il Presidente FAPAV – ed ha sottolineato in modo chiaro ed inequivoco l’importanza dell’adozione delle ingiunzioni dinamiche negli ordinamenti nazionali per dare corretta attuazione a quanto previsto dal DSA e dalla Raccomandazione della Commissione Europea sulla tutela del live sportivo e di contenuti audiovisivi assimilati, come prime cinematografiche e televisive”.

Anche in Spagna La Liga attacca Cloudflare: “Pensa solo al profitto, favorendo così la pirateria

Anche la Liga di Spagna, nei giorni scorsi, ha reagito attaccando Cloudflare: “Combattere la pirateria non è censura. È combattere l’attività criminale. Cloudflare continua a ignorare le leggi, cercando solo di promuovere il proprio business, favorendo al contempo coloro che commettono reati”.

Continua a lanciare minacce pubbliche dirette agli utenti europei e a tentare di manipolare istituzioni e leader politici. Questo non riguarda solo l’Italia – ha precisato La Liga – la protezione della proprietà intellettuale si basa su sentenze, giusto processo e stato di diritto, non su decisioni arbitrarie. La pirateria non è un crimine senza vittime. Nel settore sportivo, minaccia la sopravvivenza dei club, migliaia di posti di lavoro e il reinvestimento nel calcio di base e giovanile.
Solo in Spagna, oltre il 35% dei contenuti piratati di La Liga continua a essere distribuito da Cloudflare, nonostante migliaia di diffide. Pretendere che gli intermediari tecnologici rispettino la legge non significa censurare Internet. Significa combattere la frode audiovisiva organizzata e garantire la sostenibilità di un’industria culturale e sportiva globale
”.

Anche la Premier League britannica ha avviato una nuova azione giudiziaria negli Stati Uniti contro Cloudflare per contrastare in maniera più incisiva il fenomeno dello streaming illegale delle partite e cercare di costringere la piattaforma a fornire dati utili a identificare gli operatori dei siti pirata.

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