Key4biz

Il programma cultura di Fratelli d’Italia e l’appello di ‘Cultura è futuro’: cultura alla deriva

Mancano ormai soltanto 5 giorni alle elezioni politiche nazionali di domenica 26 settembre ed il tema “cultura” emerge in qualche modo nell’agenda elettorale: tardivamente ed estemporaneamente, fatta salva l’eccezione – incontestabile – del Partito Democratico, che molto ha puntato (da sempre, verrebbe da aggiungere) e punta sulla “cultura”.

Su queste colonne della rubrica “ilprincipenudo” – curata da IsICult per il quotidiano online “Key4biz” –, sia il 12 agosto, in occasione della presentazione del programma della “Alleanza per un governo di centrodestra” (vedi “Poca attenzione alla cultura e nessuna al digitale nel programma del centro-destra”), sia nell’articolo del 16 settembre (vedi “La cultura resta ai margini dell’agenda elettorale, fatto salvo il programma del Pd”), sia nell’intervento di ieri 19 settembre, con un’analisi comparata delle varie proposte di partiti e coalizioni (vedi “Salvini rilancia l’abolizione del canone Rai”), abbiamo dedicato grande attenzione alla questione, che resta comunque assolutamente marginale nelle priorità della quasi totalità dei partiti e dei candidati.

Se è vero che nel programma congiunto di Fratelli d’Italia e Lega Salvini e Forza Italia, il tema “cultura” è affrontato in modo generico, appare senza dubbio più accurato quel che ha presentato ieri a mezzogiorno presso la Sala Stampa di Montecitorio l’onorevole Federico Mollicone, Responsabile Cultura del partito guidato da Giorgia Meloni: sui quotidiani di oggi nessuna ricaduta comunicazionale della presentazione (in verità un documento programmatico di Mollicone su questi temi era stato già reso noto il 10 settembre), a conferma che queste tematiche non appassionano nemmeno i media, purtroppo, ma esiste sempre la fonte ormai primaria sulle politiche culturali in Italia, qual è l’agenzia stampa specializzata AgCult (diretta da Ottorino De Sossi)

Mollicone (Fratelli d’Italia) ha presentato ieri il programma “cultura” del partito guidato da Giorgia Meloni

Così sintetizza AgCult (cui attingiamo): “Promozione della cultura italiana attraverso la valorizzazione dei beni culturali, artistici, storici, archeologici, etnoantropologici, archivistici e bibliografici; tutela dei professionisti del settore culturale e delle realtà private che si occupano della gestione di beni pubblici o privati; introduzione della detrazione fiscale dei consumi culturali individuali; innovazione digitale per i beni culturali, così da renderli pienamente fruibili anche attraverso social e piattaforme multimediali; valorizzazione e ampliamento del patrimonio Unesco anche come veicolo di promozione turistica; sussidiarietà e nuovo rapporto pubblico-privato soprattutto per permettere l’apertura dei beni culturali oggi chiusi al pubblico”.

E, ancora: nel programma “cultura” di FdI si prevede inoltre la riforma del Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) e la semplificazione della burocrazia relativa ai finanziamenti pubblici; la tutela dell’industria audiovisiva italiana e progetti di sviluppo per quella creativa digitale; il rilancio dell’ecosistema artistico italiano anche attraverso l’organizzazione di festival all’estero; la riqualificazione di periferie e borghi anche attraverso la “street art” e la valorizzazione dell’immenso patrimonio conservato in depositi e musei e attualmente non fruibile; una nuova centralità per l’industria della musica e il mondo dello spettacolo, del teatro e della danza; la tutela delle dimore storiche; la creazione di un “nuovo immaginario italiano” anche promuovendo, in particolare nelle scuole, la storia dei grandi d’Italia e le rievocazioni storiche; valorizzazione del Giubileo 2025 e di Roma Capitale della Cristianità; contrasto a “cancel culture” e iconoclastia; promozione dei piccoli Comuni e dell’Italia profonda ricca di eccellenze; reintroduzione del “2 per mille” per gli enti del Terzo settore che si occupano di cultura…

Molte di queste proposte di Fratelli d’Italia sono valide e condivisibili…

Senza dubbio, si tratta di un programma corposo, che cerca di competere con la corposità e finanche il dettaglio del programma del Partito Democratico.

Alcune idee sono in verità generiche assai, e si sfida chiunque ad identificare eventuali oppositori a così belli intendimenti. A sinistra o al centro o a destra che sia.

Ieri, su queste stesse colonne, riportavamo il parere di Umberto Croppi (ex Assessore alla Cultura nella giunta guidata da Alemanno, oggi Presidente di Federculture e della Fondazione La Quadriennale di Roma), il quale, dopo aver messo a confronto i programmi dei vari partiti sul tema “cultura”, dichiarava: “grandi differenze non ce ne sono”. E gli contestavamo che invece il Partito Democratico era l’unico partito ad aver presentato un programma strutturato, arioso, strategico, ambizioso.

Ha riaffermato ieri Enrico Letta, Segretario del Partito Democratico, nel videomessaggio giornaliero ai candidati dem, in diretta Zoom da una delle stradine di Pompei, dove si è recato insieme al Ministro Dario FranceschiniLa cultura è il centro, in un Paese come il nostro, e bisogna proteggerla, rilanciarla e fare in modo che venga fruita da tutti”… Letta ha anche sostenuto (così contraddicendo in parte alcune sortite dei giorni scorsi dello stesso Franceschini): “non è vero che nessun programma parla di cultura, ma nel nostro c’è una parte molto importante e dettagliata”.

A questo punto, si deve dare atto a Federico Mollicone di aver “rilanciato”, senza dubbio, ma in qualche modo appiattendosi su alcune delle proposte di buon senso elaborate dagli stessi “dem”…

Tra i punti di convergenza, nel programma del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia, segnaliamo una questione sulla quale abbiamo dedicato molta attenzione anche sulle colonne di “Key4biz”, ovvero l’esigenza di re-introdurre e stabilizzare il “2 x 1000” a favore dell’associazionismo culturale (vedi il nostro intervento su “Key4biz” del 10 agosto 2022, “Qualcuno si ricorderà delle oltre 54.000 associazioni culturali italiane nei programmi elettorali?”). Apprezzabile che entrambi i partiti abbiano accolto le nostre tesi.

Tomaso Montanari evoca il MinCulPop interpretando criticamente il programma di Fratelli d’Italia: una “discesa all’inferno”?

Terribile invece il commento dell’eterodosso Tomaso Montanari, ieri sulle colonne de “il Fatto Quotidiano”, che addirittura ha rievocato lo spettro del Ministero della Cultura Popolare (il mitico MinCulPop).

L’incipit dell’articolo di Montanari, a piena pagina, è inquietante: “quasi nessuno ha parlato del programma di Fratelli d’Italia relativo alla cultura. Certo, leggerlo significa intraprendere una discesa all’inferno. Ma è una discesa istruttiva, perché ci permette di capire in cosa stiamo per sprofondare. Possiamo dividerlo in tre parti. Una da centro-destra liberista: alla Renzi, Calenda o Franceschini. Una da destra dell’est europeo, tra Putin e Orban. E una da destra francamente fascista”.

Questa la prima critica, ovvero la “prima discesa all’inferno” (!): si tratterebbe di “quella rassicurante e mainstream fin dal titolo renzianissmo (“Cultura e bellezza, il nostro Rinascimento”), è tratteggiata dalle dichiarazioni del responsabile cultura del partito, Federico Mollicone: “Per noi la cultura è industria ed economia. Il Ministero della Cultura diventerà uno dei cardini strategici dell’azione di governo di Fratelli d’Italia”. Le parole d’ordine sono quelle dominanti, usuratissime: “C’è bisogno di sviluppare un sistema di gestione della cultura pubblico-privato per uscire dall’inedia, di ridurre l’eccesso di burocrazia, che inficia la valorizzazione del nostro patrimonio”. Il che vuol dire nessun ritorno alla centralità dello Stato, come invece ci si sarebbe potuti aspettare, ma prosecuzione dell’abdicazione ai privati e ai loro interessi: come dimostra, per esempio, “l’estensione dell’Art Bonus al settore privato (Istituti culturali, Fondazioni e imprese), ampliando lo spazio del credito fiscale oltre l’attuale 65 %””. Sintetizza Montanari, identificando nelle tesi di Mollicone una continuità con la visione dello stesso Franceschini: “Lo Stato, insomma, mecenate dei ricchi privati”.

La seconda discesa sarebbe rappresentata da “la retorica dell’identità cristiana, ciecamente piegata a instrumentum regni: “Valorizzazione del Giubileo 2025 e di Roma Capitale della Cristianità… Tipico dei regimi attuali dell’Est è anche l’uso politico della storia, di una storia distorta, e vagamente grottesca: “Vanno difese e valorizzate le associazioni legate alle rievocazioni storiche, assieme a tutte quelle realtà capaci di promuovere il ‘futuro antico’ delle nostre città d’arte, come strumento fondamentale per capitalizzare il valore della nostra storia””. Commenta sarcastico Montanari: “E davvero non si sa se piangere, o ridere”.

La terza “discesa” sarebbe rappresentata da “la parte più francamente fascista: “Istituiremo il Giorno del Ricordo per le vittime delle Marocchinate”. Si vuole cioè proseguire la distruzione revisionista del calendario repubblicano antifascista, introducendo date che servono a ribaltare il giudizio storico e a parificare fascisti e antifascisti”.

Conclude Montanari, senza appello: “ad essere totalitaria, da Stato etico, è proprio l’idea che un governo possa lavorare alla “creazione di un nuovo immaginario italiano anche promuovendo, in particolare nelle scuole, la storia dei grandi d’Italia e le rievocazioni storiche”. Facile capire cosa succederà ai programmi scolastici di storia, facile immaginare chi saranno questi “grandi d’Italia””.

E qui lo storico dell’arte (da alcuni ritenuto “l’anti-Sgarbi”) teme un ritorno alla macchina propagandista del dicastero istituito dal regime nel 1935: “siamo, insomma, al ritorno del Ministero della Cultura Popolare, il fascista Minculpop: un passo peraltro ovvio, dopo che Franceschini aveva cambiato il nome del ministero in “ministero della cultura”. Quando si piega la cultura alla propaganda al governo di turno, si apre una strada terribilmente pericolosa: ora vediamo con quali risultati. E ad essere fascista è l’idea stessa che esista un unico immaginario italiano, legato cioè all’etnia e alla nazione: e non al genere, alla condizione sociale, alla fede politica, alla pluralità delle tradizioni culturali… Non manca, d’altra parte, una esplicita, stucchevolissima retorica nazionalista: “Il Fus verrà rinominato Fondo per le Arti Nazionali””.

Allarme di Montanari eccessivo

L’allarme di Montanari ci appare veramente eccessivo, così come eccessivo l’approccio ideologico (e fortemente ideologizzato), in primis per quanto riguarda l’evocazione dei fantasmi fascisti.

Condividiamo con Montanari che non è stato però un dettaglio semantico da poco la ridenominazione, voluta da Dario Franceschini, del già “Ministero per i Beni e le Attività Culturali” (ovvero “Mibac”, e poi “Mibact” allorquando ha incluso anche il Turismo) in “Ministero della Cultura”… Nel passaggio da “per” a “del”, si cela in effetti un qualche rischio ideologico.

Attesa si registra per l’evento elettorale di oggi pomeriggio a Roma (alla Sala Umberto), “Liberiamo la cultura” – di cui abbiamo dato notizia ieri – promosso dalla rivista “CulturaIdentità” di Edoardo Sylos Labini e fortemente voluto anche dall’ex Consigliere di Amministrazione Rai Giampaolo Rossi. Gli interventi previsti sono tanti, ed è interessante osservare chi sembra volersi schierare esplicitamente a destra: Agostino Saccà, Enrico Ruggeri, Mogol, Gennaro Sangiuliano, Alessandro Giuli, Luca Barbareschi, Marcello Foti, Vincenzo Zingaro, Francesca Barbi Marinetti, Achille Minerva, Marco Capria, Francesco Giubilei, Luigi di Gregorio, Beatrice Venezi, Federico Mollicone… All’appello di Sylos Labini hanno aderito centinaia di esponenti più o meno noti dello spettacolo e della cultura (il che sembra confermare che gli esponenti del sistema culturale italico non sono tutti irreggimentati nelle fila del Pd…): Lorella Cuccarini, Pierluigi Diaco, Maria Giovanna Maglie, Gigi Marzullo, Federico Palmaroli, Giorgio Pasotti, Vittorio Sgarbi, Umberto Smaila, Alberto Veronesi, Michele Guardì, Camillo Langone, Luca Ward, Pino Insegno, Fabio Dragoni, Angelo Mellone, Paolo Petrecca, Francesco Alberoni, Luca Beatrice, Julian Borghesan, Annalisa Bruchi, Pietrangelo Buttafuoco, Manuela Cacciamani, Carlo Cambi, Luciano Cannito, Silvio Testi (Capitta), Andrea Catarini, Marco Conidi, Paolo Corsini, Angelo Crespi, Giancarlo Del Monaco, Andrea Di Consoli, Paolo Lepore, Alma Manera, Gigi Miseferi, Federico Quaranta, Nicola Rao, Laura Tecce, Tinto (Nicola Prudente), Mario Zannini Quirini, Stefano Zecchi

Tante proposte di buon senso, tutte un po’… appiattite tra loro?

Complessivamente, ci sembra confermato il parere di Umberto Croppi. In effetti, si ha conferma – di un qual certo “appiattimento” di proposte variegate e generiche – anche confrontando le tesi manifestate da alcuni candidati in occasione dell’incontro, tenutosi martedì scorso 13 settembre, “Cultura è futuro. Proposte di intervento per la prossima legislatura”, organizzato dalla piattaforma ArtLab.

Al centro dell’incontro, le proposte, pubblicate l’8 settembre, frutto del lavoro congiunto di realtà diverse (tra le quali Agis ed Aie, Arci e Cresco), rappresentative di una parte importante dell’“ecosistema cultura” italiano – formato da imprese e lavoratori, istituzioni e “terzo settore” – che hanno lavorato insieme per elaborare una visione comune di lungo periodo, al di là delle pur legittime logiche di settore.

AgCult ha così sintetizzato (come già riportavamo nel nostro articolo di venerdì scorso 16 settembre): Chiara Appendino (M5s): “puntare su approccio trasversale della cultura”; Ilaria Cavo (Noi Moderati): “vigilare su impostazione decreti attuativi della legge delega sullo spettacolo”; Federico Mollicone (Fdi): “rafforzare settore con nuovi fondi e nuove leve fiscali”. Elisabetta Piccolotti (Sinistra Italiana/Verdi): “la cultura ha un ruolo anche democratico, aumentare investimenti”; Roberto Rampi (Pd): “urgente piano di investimenti per territori più deboli”…

Oggi – sempre su AgCult – interviene anche la Sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni (Lega), che condivide le 22 azioni proposte dal documento programmatico “Cultura è futuro”, ma attribuisce ad alcune di esse particolare priorità: “Tra le 22 azioni, ce ne sono alcune che ritengo siano prioritarie e da sviluppare con “somma urgenza”. In primo luogo, ritengo sia fondamentale lavorare per attrarre nuovi pubblici e predisporre vaste azioni per educare i giovani, fin dalla scuola primaria, ad amare la Cultura e ad apprezzare “il prodotto culturale”. Sono a favore di nuovi accordi quadro, con il Ministero dell’Istruzione ed altri enti, per lo sviluppo di programmi per le scuole che coinvolgano le imprese culturali e creative e utilizzino i luoghi della cultura, dai musei alle biblioteche, dagli archivi ai teatri e ai cinema, affinché questi diventino i “laboratori” in cui proseguire le attività svolte nelle scuole. Particolare attenzione deve essere data agli istituti delle periferie urbane con il fine di assicurare a tutti i cittadini, giovani e non, la piena partecipazione alla vita culturale. Un programma ministeriale strutturato e finanziato garantirebbe a queste nuove attività didattiche, già svolte da molte associazione del terzo settore, più stabilità e continuità”. Ed ancora: “concordo, inoltre, con l’esigenza di ampliare i beneficiari dell’Art Bonus e le attività incluse nel tax-credit. In generale, per quanto riguarda fondi e finanziamenti, mi adopero da tempo perché il mondo della Cultura possa trovare nel Ministero della Cultura una sorta di sportello unico per tutti i fondi che oggi si trovano collocati e gestiti da altri Ministeri. Stessa considerazione deve essere fatta sulla pianificazione delle politiche di sostegno alla Cultura, che devono essere avocate al Ministero della Cultura, competente per missione istituzionale”.

Adesione al documento “Cultura è futuro” viene oggi anche da Riccardo Magi: “+Europa sostiene il documento “Cultura è futuro”, frutto del lavoro di diverse realtà per forma e istituzione, ma accomunate dall’unico desiderio di mettere nuovamente la cultura al centro della politica. Il testo riesce in pochissime righe a sintetizzare la prospettiva della funzione che la cultura deve avere, in questo momento più che mai, per il futuro delle prossime generazioni. Non solo economica, ma sociale e di conoscenza”.

Condivide anche Valentina Grippo di Azione, che denuncia: “L’Italia è il penultimo Paese dell’Unione Europea per partecipazione dei cittadini ad attività culturali. Meno della metà dei cittadini italiani frequenta musei, teatri, concerti e mostre. Quasi il 60 % della popolazione, dai sei anni in su, legge meno di un libro all’anno. Al Sud, la situazione è addirittura peggiore. Il 70 % dei ragazzi non coltiva l’abitudine della lettura. Il Paese si trova quindi a fronteggiare una vera e propria emergenza educativa e purtroppo è già possibile toccare con mano gli effetti devastanti che essa produce, a tutti i livelli”.

Sarà interessante osservare come si concretizzerà l’impegno di questi esponenti politici, allorquando saranno chiamati a far parte del prossimo Parlamento.

La Fondazione Symbola di Ermete Realacci presenta il suo 12° rapporto “Io Sono Cultura”, ma la politica paradossalmente lo ignora

Nelle more, va segnalato che curiosamente nessun candidato partitico o esponente politico si è pronunciato in occasione della presentazione – giovedì della scorsa settimana 15 settembre presso il Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XX Secolo) di Roma – dell’edizione n° 12 del rapporto “Io Sono Cultura” (sottotitolo “L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”), promosso dalla Fondazione Symbola presieduta da Ermete Realacci.

Anche la rassegna stampa e mediale – abitualmente assai ricca – si è rivelata assai scarna, in questa edizione: viene quasi da pensare che, quando si cerca di passare dalle “teorie” generiche alle concrete “analisi” numerico-quantitativo-statistiche, molti interlocutori sfuggono… Eppure un rapporto come quello di Symbola (Fondazione per le qualità italiane) avrebbe potuto e potrebbe fornire stimoli preziosi, anche rispetto ad un auspicabile confronto politico durante la campagna elettorale…. Va qui segnalato che, a parte la succitata iniziativa di ArtLab, purtroppo nessuno ha pensato di proporre un confronto tra i responsabili cultura dei vari schieramenti politici…

Più volte abbiamo manifestato – anche su queste colonne di “Key4biz” – perplessità metodologiche su questo rapporto di Symbola, che è curato da UnionCamere e dal suo Centro Studi “Guglielmo Tagliacarne”, ed è basato su quei “codici Ateco” che riteniamo non siano assolutamente funzionali ad una analisi accurata delle “imprese culturali e creative”: ciononostante il “rapporto Symbola” resta senza dubbio un indispensabile testo di riferimento per chiunque si interessa di politica culturale e di economia della cultura in Italia.

Questi alcuni dei “numeri” proposti dall’edizione XII di “Io Sono Cultura”: il sistema culturale italiano nel 2021 avrebbe dato (ci sia consentito utilizzare il tempo condizionale…) lavoro a 1,5 milioni di persone, che avrebbero prodotto ricchezza per 88,6 miliardi di euro, di cui 48,6 miliardi (il 55 %) generati dai settori culturali e creativi (attività cosiddette “core”) e altri 40 miliardi (il 45 %) dai professionisti culturali e creativi attivi (attività cosiddette “creative-driven”). Un “sistema” che sarebbe formato da ben 270.318 imprese e 40.100 realtà del Terzo Settore (11 % del totale delle organizzazioni attive nel “non profit”).

Il Presidente di UnionCamere Andrea Prete ha segnalato come nel 2021 le imprese culturali e creative siano apparse ancora lontane dai numeri del 2019, ovvero l’anno pre-crisi pandemica: “la variazione del valore aggiunto nel biennio è infatti pari al – 4,8 %, rispetto al -1,2 % a prezzi correnti del totale dell’economia”. Il sistema della cultura, quindi, arranca, rispetto all’insieme del sistema economico nel suo complesso.

Il “sistema produttivo culturale e creativo”, dopo la crisi degli anni passati torna quindi ad avere un segno positivo, registrando un incremento del “valore aggiunto” tra il 2020 ed il 2021 del 4,2 %, ma il rimbalzo del 2021 non ha permesso di recuperare il terreno perso e tornare ai livelli pre-pandemici, in particolare per quanto riguarda i settori afferenti alla sfera “live”.

Nel biennio 2020-2021, secondo Symbola, hanno perso ricchezza soprattutto le attività dello spettacolo (-22 %; che in valori assoluti equivarrebbero a una perdita di 1,2 miliardi di euro) e quelle per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico (-12 %, pari a -361 milioni di euro), mentre crescono videogiochi e software (+7,6 %).

In particolare, nel 2021 la crescita del settore dei videogame italiano, in ritardo rispetto altri Paesi dove da anni è la principale industria culturale e creativa (192 miliardi di dollari di fatturato nel mondo nel 2021), in particolare nel genere “racing”, dove le aziende italiane rappresentano una eccellenza mondiale nella produzione di videogiochi di genere. Un caso virtuoso è “Hot Wheels Unleashed”, un particolare “game car” sviluppato dalla milanese Milestone, e che in soli 4 mesi ha venduto 1 milione di copie.

Permangono dubbi sulle stime di Symbola, anche rispetto al “moltiplicatore”, che sarebbe di 1,8: in termini concreti, ciò significherebbe che per ogni 1 euro di valore aggiunto (nominale) prodotto da una delle attività del settore culturale e creativa, se ne attivano, mediamente, sul resto dell’economia, altri 1,8…

Al di là di dubbi e perplessità, va apprezzato che l’edizione 2022 del rapporto Symbola contiene un’interessante messe di analisi rispetto ad alcune delle prospettive internazionali delle industrie culturali e creative, che gettano le basi per una possibile analisi comparativa. Dalla quale, al di là dell’abituale ottimismo interpretativo di Ermete Realacci, ci sembra emerga una perdurante qual certa arretratezza del nostro Paese.

Il Presidente di Symbola ha sostenuto che “la cultura ha pagato più di altri settori la crisi, ma conferma il suo ruolo economico centrale. L’Italia deve essere protagonista del nuovo ‘Bauhaus’, fortemente voluto dalla Commissione Europea, che nasce per rinsaldare i legami tra il mondo della cultura e della creatività e i mondi della produzione, della scienza e della tecnologia orientandoli alla transizione ecologica indicata dal Next Generation Eu”. Belle parole, ancora una volta, ed ottimismo della volontà a gogò, ma temiamo che il tessuto del sistema culturale italiano versi ancora in condizioni molto preoccupanti. La fotografia di Symbola ci sembra invece impostata alla logica del “bicchiere mezzo pieno”.

Si resta in attesa dell’imminente presentazione del rapporto annuale della Società Italiana degli Autori ed Editori (lo storico “Annuario Siae”), che – almeno per quanto riguarda il settore dello spettacolo e dello sport – fornisce un dataset completo ed accurato, essendo l’unica fonte in Italia a produrre numeri certi, che sono basati su rilevazioni censuarie e non su stime più o meno metodologicamente fragili… Si ha ragione di prevedere che la fotografia a consuntivo dell’anno 2021 mostrerà dati scoraggianti, confermando che la “ripresa” del sistema culturale italiano post-pandemia è ancora molto critica…

La sfida che dovranno affrontare a Montecitorio ed a Palazzo Madama ed a Palazzo Chigi i nuovi “decision maker” in materia di politica culturale si prospetta veramente molto impegnativa.

Clicca qui, per il documento programmatico “Cultura è futuro. Proposte di intervento per la prossima legislatura”, promosso da ArtLab, firmato – tra gli altri – da Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), Aib (Associazione Italiana Biblioteche), Aie (Associazione Italiana Editori), Acic (Alleanza Cooperative Italiane Cultura), Arci (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana), C.Re.S.Co. (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea), Cwc (Cultural Welfare Center), Federculture, Fondazione Fitzcarraldo, Fondazione Symbola…, pubblicato l’8 settembre e discusso il 13 settembre 2022

Clicca qui per il 12° rapporto “Io Sono Cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, curato dalla Fondazione Symbola, presentato il 15 settembre 2022 al Maxxi, Roma

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