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‘I social network non sono informazione’. Intervista a Raffaele Lorusso (FNSI)

Raffaele Lorusso

I giornalisti italiani si trovano oggi davanti a importanti sfide: la riforma della Rai, la crisi della carta stampata, un’informazione sempre più digitalizzata e l’irrisolta questione che contrappone i giornali ai motori di ricerca, Google in primis visto che è il più usato in Europa, sul tema del diritto d’autore.

La Spagna è già intervenuta con una rigida disciplina e Google, come risposta, ha deciso di chiudere il suo servizio di News. La Francia ha preferito un accordo con l’istituzione di un Fondo. E mentre si attende che la Ue predisponga un nuovo quadro regolamentare, cosa fa l’Italia?

Ne abbiamo parlato con Raffaele Lorusso, neosegretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI). Giornalista di Repubblica, Lorusso è stato eletto alla nuova carica sabato scorso al Congresso di Chianciano.

Key4biz. Diritto d’autore e motori di ricerca, quale potrebbe essere la soluzione per l’Italia?

Raffaele Lorusso. La soluzione migliore l’hanno trovata i francesi. Bisogna far sedere i motori di ricerca a un tavolo e obbligarli a trattare. Costringerli a prendere atto del fatto che utilizzano contenuti per i quali gli editori pagano i giornalisti. Non possono trasformare in qualcosa di gratuito il lavoro che viene pagato. E’ giusto che ci sia un ritorno non dal punto di vista dell’editore ma del sistema. Chiamiamola Google Tax o come vogliamo… ma bisogna intervenire. I motori di ricerca che sui quei contenuti realizzano anche dei ricavi pubblicitari abbastanza consistenti devono farsi carico di far tornare risorse al sistema dell’informazione e dell’editoria in generale.

Key4biz. Chi dovrebbe intervenire?

Raffaele Lorusso. Questa è un’operazione che non può farlo da soli né la Federazione della stampa né tanto meno quella degli editori. Bisogna agire insieme con il Governo così come è stato fatto in altri Paesi.

Key4biz. Finora però i motori di ricerca non hanno mostrato grande interesse per un’eventuale trattativa…

Raffaele Lorusso. Non bisogna arrendersi ed esercitare le pressioni giuste. Visto che ci sono delle parti sociali che vogliono dialogare, conviene sedersi a un tavolo e parlare. Del resto niente può impedire al Parlamento o al Governo, con un decreto, di introdurre norme più restrittive per cui sarebbe meglio parlarne e concordare tutto.

Key4biz. Lei ha parlato dell’opportunità per il nostro Paese di una soluzione alla francese che prevede l’istituzione di un Fondo, finanziato da Google, per l’innovazione digitale della stampa. Pensa, quindi, che questo modello potrebbe andar bene per l’Italia?

Raffaele Lorusso. Sì, peso che potrebbe valere per l’Italia. Già con il decreto che ha seguito l’accordo contrattuale del 24 giugno scorso il Governo ha inserito delle risorse per le startup digitali. Sicuramente si può continuare ad andare in quella direzione ma si devono anche distribuire più fondi al comparto dell’editoria più in generale, perché i contenuti che vengono utilizzati maggiormente dai motori di ricerca sono quelli dei siti dei giornali più strutturati e più autorevoli. Sono risorse che devono essere reimmesse nel sistema poi si potrà decidere in un secondo momento in quale canale.

Key4biz. Come possono i giornalisti adeguarsi a un’informazione sempre più digitale che viaggia spesso sui social network?

Raffaele Lorusso. Bisogna aver chiaro un concetto: i social network non sono informazione. Nei Paesi di democrazia emergente svolgono un ruolo fondamentale perché consentono di superare bavagli e censure che sono molto diffusi in quelle aree. Una democrazia matura ha però bisogno di un’informazione professionale e autorevole. E ciò che distingue un’informazione professionale da tutto quello che circola in rete è la qualità.

I giornalisti devono innanzitutto studiare, puntare sulla loro formazione e quindi conseguentemente sulla qualità. Solo i prodotti di qualità ci potranno ‘salvare’ in un sistema che è sempre più globale e in una società dove la domanda di informazione cresce a dismisura.

Key4biz. Parliamo di Rai, secondo lei cosa potrebbe fare la Rai per tornare a piacere al pubblico?

Raffaele Lorusso. La Rai è la prima azienda culturale del Paese. Per capire cosa è la Rai, cosa ha rappresentato e cosa può rappresentare ancora in Italia è sufficiente guardare i programmi di Rai Storia. La Rai è quella.

Bisogna rivedere completamente il sistema di governance aziendale. Ci sono meccanismi di nomina dei vertici aziendali che risentono di una cultura che deriva dagli anni della guerra fredda. Siamo nel terzo millennio il mondo è cambiato completamente.

Bisogna sganciare la governance aziendale dalla politica e bisogna puntare sull’immenso bagaglio di esperienze e professionalità di cui la Rai dispone per ricominciare a raccontare l’Italia, di oggi in tutte le sue sfaccettature.

Per usare un’immagine cara a Papa Francesco, bisogna illuminare le periferie che non significa soltanto andare nelle periferie geografiche del nostro Paese ma provare a dar voce a quelle periferie sociali e culturali che oggi sono al buio. La Rai in questo senso, in quanto servizio pubblico, può svolgere questo compito importantissimo e fondamentale. E poi la Rai è l’unica azienda capillare su tutto il territorio nazionale e questo va valorizzato.

Key4biz. Tante critiche riguardano, però, proprio i giornalisti Rai…

Raffaele Lorusso. Bisogna sgombrare il campo da possibili equivoci. Noi non vogliamo difendere quelli che agli occhi dell’opinione pubblica sono sembrati privilegi anacronistici assegnati a chi lavora in Rai. A noi questa cosa non interessa, ammesso che ci siano mai stati, noi non difendiamo i privilegi. Noi difendiamo il servizio pubblico e tutti coloro che ci lavorano.

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