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Google, maxi accusa antitrust negli Usa. Rischio spezzatino?

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Maxi offensiva antitrust dell’amministrazione Trump contro Google a due settimane dalle elezioni presidenziali Usa. Il Dipartimento di Giustizia, con l’appoggio dei procuratori di 11 Stati tutti a guida repubblicana, hanno avviato un caso per abuso di posizione dominante nei confronti del motore di ricerca, accusato di monopolizzare il mercato delle ricerche e dell’advertising online, imponendo ai produttori di device contratti capestro per rendere Google l’unico motore di ricerca di default installato su smartphone e Pc. Si tratta del più grande caso antitrust avviato dal Governo Usa da più di vent’anni, da quando nel 1998 avviò la storica causa contro Microsoft.

Offensiva politica

Un’offensiva quella del Dipartimento di Giustizia dal chiaro sapore anche politico, che schiera quindi Trump contro la Silicon Valley allo stesso modo in cui due settimane fa avevano già fatto i democratici con una richiesta ufficiale di spezzatino per contrastare lo strapotere dei GAFA. Un’accusa condivisa peraltro anche dallo stesso Dipartimento di Giustizia e dalla Federal Trade Commission.

Browser Chrome nel mirino

Tornando a Google, nel mirino c’è il browser Chrome, che ha una quota di mercato del 70%, raccoglie enormi quantità di dati sugli utenti e le proprie abitudini di navigazione in Internet. In questo modo l’azienda guidata da Sundar Pichai rafforza ulteriormente la sua posizione sul mercato della pubblicità, tutto a discapito della concorrenza.

Il procuratore generale William Barr a proposito dell’azione intrapresa dal Dipartimento di Giustizia ha detto che “[…] Colpisce al cuore la presa di Google su Internet per milioni di consumatori americani, inserzionisti, piccole imprese e imprenditori legati a un monopolista illegale.

La posizione dominante in sé non sarebbe illegale, se Goolge non siglasse accordi capestro escludenti, che penalizzano la concorrenza.

Secondo il Dipartimento di Giustizia Google spende miliardiall’anno per:

• accordi di esclusiva che vietano la preinstallazione di servizi di ricerca concorrenti da parte di determinati produttori e distributori di dispositivi

Il monopolio nel mercato del search e il precedente di Microsoft

Google, secondo dati del Dipartimento di Giustizia, conta per circa il 90% delle ricerche online negli Usa e per il 70% dell’advertising online. Per il Dipartimento di Stato un precedente illegale analogo all’attuale strapotere di Google nel mercato delle ricerche è il caso di Micorosoft nel 1998, che aveva legato Internet Explorere ai computer Windows.

Quel caso ha stabilito che le leggi antitrust statunitensi vietano accordi anticoncorrenziali che prevedono di default uno status predefinito preinstallato, di chiudere i canali di distribuzione ai concorrenti e di rendere il software non cancellabile. Il nuovo caso afferma che Google sta utilizzando accordi capestro di questo tipo per mantenere ed estendere il proprio monopolio nel mercato della ricerca.

Ciclo di monopolizzazione auto-rinforzante

Le presunte violazioni della concorrenza includono la stipula di accordi di esclusiva che vietano la preinstallazione di qualsiasi servizio di ricerca concorrente sui dispositivi, vincoli e altri accordi che costringono i produttori di dispositivi a preinstallare le applicazioni di ricerca di Google in posizioni privilegiate sui dispositivi mobili e renderle non cancellabili accordi a termine con Apple che richiedono che Google sia il motore di ricerca generale predefinito sul browser Safari e altri strumenti di ricerca Apple. Inoltre, Google generalmente utilizza i suoi profitti per acquistare un trattamento preferenziale per il suo motore di ricerca su dispositivi, browser web e altri punti di accesso alla ricerca, creando un ciclo di monopolizzazione continuo e auto-rinforzante, ha affermato il DoJ in una nota.

La replica di Google

Google respinge le accuse e sostiene che il caso non “farebbe nulla in difesa dei consumatori”. In una nota il responsabile legale di Google Kent Walker ha detto che “la gente usa Google perché sceglie di farlo, non perché è costretta, o perché non può trovare delle alternative”. Walker ha poi aggiunto che accordi come quelli sigalti da Google con i produttori di device sono comuni nel mercato dei software e simili a quelli siglati da un brand di cereali per ottenere un’esposizione migliore sugli scaffali di un supermarket.

Wlaker ha poi aggiunto in un posto sul blog aziendale che gli utenti possono scegliere diversi motori di ricerca sui dispositivi Apple, Samsung e Microsoft, sottolineando che anche su Chrome si può fare la stessa cosa.

La scelta del browser

 Google ha subito accuse analoghe a quelle del Dipartimento di Giustizia Usa in diversi paesi fra cui Corea del Sud, Turchia, Russia e Unione Europea. Questi casi si focalizzavano maggiormente sull’abuso di posizione dominante tramite Android e di come Google sfruttava il sistema operativo per favorire i suoi servizi nelle ricerche.

L’Antitrust Ue ha già multato Google con 4,3 miliardi di euro per aver abusato della posizione dominante del suo sistema operativo Android e con 1,49 miliardi per abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online.

Spezzatino Google?

Secondo gli analisti, il fatto che il Dipartimento di Giustizia stia valutando il break up di Google, e non soltanto dei semplici remedies, potrebbe portare alla separazione a spezzatino di Google search, Anrdoid, Youtube e Chrome.

Ne sapremo di più dopo le lezioni del 3 novembre, anche se secondo gli esperti le accuse e il caso antitrust contro Google e gli altri big del tech continuerà lo stesso anche in caso di vittoria del democratico Joe Biden.

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