Data protection

Garante Privacy spagnolo e norvegese contro TikTok: continua a trasferire dati in Cina

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Il Garante Privacy spagnolo e quello norvegese hanno lanciato un allarme rivolto agli utenti di TikTok sul trasferimento di dati personali in Cina, dove le autorità di Pechino potrebbero chiedere di condividerli con le autorità locali.

Il Garante Privacy spagnolo e quello norvegese hanno lanciato un allarme rivolto agli utenti di TikTok sul trasferimento di dati personali in Cina, dove le autorità di Pechino potrebbero chiedere di condividerli con le autorità locali.

TikTok continua a trasferire dati personali Ue in Cina

TikTok, che a maggio scorso ha subito una multa di 530 milioni dalla Ue per aver inviato dati protetti di cittadini europei in Cina senza consenso in violazione dell’articolo 44 del GDPR, continua quindi a trasgredire alla normativa Ue. A settembre 2023 TikTok aveva ricevuto una multa di 345 milioni di euro per la mancata protezione dei dati personali di under 13 e mancata age verification degli utenti.

Tanto più che secondo il social media controllato da ByteDance ha fatto ricorso sostenendo non è stato fatto alcun illecito. Nel frattempo, ha ottenuto una autorizzazione temporanea che le consente di continuare a trasferire dati personali in Cina in attesa che il caso venga risolto.

I rilievi del Garante spagnolo e di quello norvegese

Alla luce del continuo trasferimento di dati personali da parte di TikTok alla Cina, l’Agenzia Spagnola per la Protezione dei Dati (AEPD) ha invitato gli utenti a leggere attentamente le notifiche e le informative sulla privacy delle piattaforme online e a rivedere le loro impostazioni sulla privacy.

Analogamente, Datatilsynet, società norvegese, ha emesso raccomandazioni per tutti gli utenti di TikTok, tra cui la lettura dell’informativa sulla privacy di TikTok, il controllo delle proprie impostazioni sulla privacy e la cautela nei confronti di ciò che si condivide sull’app. Datatilsynet raccomanda inoltre alle aziende di valutare se continuare a utilizzare TikTok, di condurre valutazioni del rischio e di impatto sulla protezione dei dati e di essere trasparenti con il proprio pubblico di riferimento in merito ai rischi che la propria attività potrebbe affrontare mantenendo una presenza su TikTok.

In Polonia TikTok accusata di disinformazione tramite bot AI

Sul fronte dell’uso illecito dell’Intelligenza Artificiale, è la Polonia che ha chiesto di indagare sull’uso che ne fa TikTok per diffondere fake news e fare proseliti politici sulla piattaforma, cercando di indottrinare gli utenti sull’opportunità di abbandonare la Ue.

Il Ministro polacco per la Digitalizzazione, Dariusz Standerski, ha chiesto alla Commissione Europea di indagare su TikTok ai sensi del Digital Services Act (DSA) per la diffusione di video di disinformazione generati dall’intelligenza artificiale.

La Polonia ha recentemente assistito a un’impennata di video generati dall’intelligenza artificiale che chiedono al Paese di lasciare l’UE, ha affermato il Ministro in un post pubblicato martedì su X, che ha anche pubblicato la lettera inviata lunedì. Standerski ha spiegato che l’entità della diffusione dei video suggerisce una campagna coordinata.

Nella lettera alla Commissaria per la Tecnologia Henna Virkkunen, Standerski sostiene che TikTok non ha adempiuto ai propri obblighi ai sensi del DSA per contrastare questo tipo di contenuti. Esorta la Commissione ad aprire un’indagine, affermando che questi contenuti “costituiscono una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza informatica e l’integrità dei processi democratici in Polonia e in tutta l’Unione Europea”.

Il DSA richiede alle piattaforme online di mitigare i rischi associati alla diffusione di contenuti illegali o di disinformazione online, comprese le fake news generate dall’intelligenza artificiale che minacciano i processi democratici. Per le piattaforme online di grandi dimensioni (VLOP), come TikTok, la Commissione è responsabile dell’applicazione del DSA. Nel dicembre 2024, ha avviato un procedimento formale contro il gigante della condivisione video per non aver adottato misure volte ad affrontare i rischi per i processi democratici durante le elezioni rumene.

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