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Fibra ottica: interrogazione del Pd al Mise sui ritardi della rete

Interrogazione al Mise del Pd sul reale stato di attuazione della fibra ottica in Italia alla luce della relazione della Corte dei Conti sui ritardi nella realizzazione della nuova rete. Enza Bruno Bossio (Pd): ‘Ritardi ascrivibili anche alle gare al massimo ribasso’.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |
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Un’interrogazione a risposta scritta al Mise sul reale stato di avanzamento del piano banda ultralarga in Italia, alla luce della recente relazione della Corte dei Conti che ha messo in evidenza gli abnormi ritardi e le lungaggini di carattere burocratico – rilasci dei permessi scavo da parte di Comuni, Anas e Rete Ferroviaria Italiana e ricorsi sui bandi Infratel – che hanno rallentato in passato (periodo 2007-2015) e continuano a rallentare la fase operativa del piano.

 

I motivi dei ritardi

 

“La Corte dei Conti denuncia ritardi sulla realizzazione della banda ultralarga in Italia – dice l’onorevole del Pd Enza Bruno Bossio, membro della Commissione Trasporti alla Camera che ha presentato l’interrogazione – I lavori vanno a rilento per lungaggini burocratiche relative ai permessi e perché le gare si bloccano a causa dei ricorsi al Tar. Per esperienza personale, posso dire che la Calabria è la regione più connessa d’Italia a 30 Mbps, grazie alle gare con i fondi pubblici di Eurosud assegnati a Telecom Italia, con cui è stato coperto il 70% della regione. Ma siamo bloccati sul restante 30% della gara Infratel per colpa dei ricorsi al Tar”.

 

Uno dei lotti è bloccato anche perché la formula delle gare al massimo ribasso provoca l’assegnazione delle commesse ad “aziende che non hanno margini nemmeno per subappaltare i lavori a terzi, quindi non si procede con la fase operativa”, aggiunge Bruno Bossio. In definitiva i progetti Eurosud sono stati positivi per la velocità dell’attuazione, ma presentano un altro tipo di difficoltà, legato al segmento consumer e alla sottoscrizione dei nuovi abbonamenti: “I fornitori, una volta realizzate le nuove reti, non sono obbligati a offrire alla clientela finale le nuove connessioni a 100 Mbps – racconta – quindi c’è il paradosso per cui sono i consumatori stessi che devono chiamare il servizio clienti degli operatori e chiedere il cambio di contratto a 100 Mbps, altrimenti continuano a navigare a 2 Mbps pur avendo a disposizione la fibra in Ftth fuori dalla porta”.

Per quanto riguarda invece Infratel e la rete a controllo pubblico, il problema riguarda “il modello di rete a fibra spenta – aggiunge Bruno Bossio – Il rischio, in questo caso, è che si stenda la fibra ma che poi non venga accesa”.     

 

L’interrogazione al Mise

 

“Ho presentato oggi (ieri ndr), a nome del gruppo PD, un’interrogazione a risposta immediata, in Commissione Trasporti, al Ministro dello sviluppo economico, su quale sia lo stato reale di attuazione della fibra ottica dal punto di vista dell’infrastruttura fisica e da quello dell’effettiva connettività, ovvero quanti utenti pubblici e privati siano effettivamente connessi in fibra in Italia – si legge nel blog enzabrunobossio.itL’interrogazione prende le mosse dalla relazione della Corte dei Conti sull’attività del MISE per il finanziamento degli interventi infrastrutturali per la banda larga 2007-2015 e della sua società Infratel, per le infrastrutture a banda larga nelle zone a fallimento di mercato”.

“Se da una parte è prevista una copertura abbastanza elevata della banda ultra larga, con l’intervento pubblico che interviene massicciamente sulla riduzione del digital divide, dall’altra assistiamo o a bandi di gara che, sebbene emanati, sono ancora bloccati o a colpevoli ritardi burocratici sul rilascio dei permessi per la realizzazione delle opere”, prosegue Bruno Bossio.

Il riferimento è anche ai due bandi Infratel per l’assegnazione dei fondi pubblici per la copertura a banda ultralarga delle aree a fallimento di mercato nei cluster C e D, con fondi pubblici per complessivi 2,2 miliardi di euro. Su entrambi i bandi – il primo già chiuso a favore di Open Fiber e contestato dal Gruppo Tim per offerte ritenute anomale in Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto; il secondo che deve ancora partire in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Sicilia e la provincia autonoma di Trento ma su cui già pesano ricorsi vari – c’è il fuoco incrociato dei ricorsi.

“A questo si aggiunge il paradosso della connettività degli uffici pubblici e delle scuole soprattutto al Sud, dove le pubbliche amministrazioni utilizzano molto poco la banda ultra larga posata in larga parte con i fondi pubblici negli ultimi anni, con una spesa che si aggira intorno al miliardo di euro”, si legge.

Al riguardo, il Ministero, che aveva chiesto ad Agcom di avviare un’indagine per capire le dimensioni e le cause del problema (e di cui si attende risposta entro aprile), ha intanto fornito i dati relativi agli accessi complessivi alla rete fissa a banda larga che superano 15,4 milioni di unità con una crescita di 630mila unità su base annua, mentre le linee NGA (Next Generation Access) registrano oltre 2 milioni di connessioni, con un incremento di 720mila unità da inizio 2016.

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