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eCommerce, riforma Ue sull’Iva: la Commissione propone regole più semplici

Nuove regole fiscali per l’eCommerce nella Ue, che prevedono tra le altre cose la possibilità per gli stati membri di tagliare l’Iva sugli eBook e giornali online allo stesso livello dei libri e giornali di carta. La Commissione Europea ha presentato oggi un pacchetto di norme per semplificare la vendita di prodotti online, con agevolazioni destinate in particolare alle piccole e medie aziende e alle startup per semplificare il commercio elettronico di beni fisici e servizi digitali.

Spetterà ai singoli paesi della Ue decidere se aderire o meno al nuovo regime.

C’è da dire che in Italia dal 1° gennaio 2015 agli eBook viene applicata un’Iva ridotta al 4% (prima era del 22%). Il nostro Paese però sapeva di rischiare la procedura di infrazione Ue, come è successo alla Francia e al Lussemburgo che dal 2012 hanno già applicato un regime ridotto violando però le regole comunitarie, come ha poi stabilito una sentenza della Corte di Giustizia.

Ben si comprende quindi come questo intervento Ue fosse atteso da molti Paesi membri.

Portale unico

In primo luogo, la Commissione propone di introdurre un portale unico (One Stop Shop) per i pagamenti dell’Iva ed abbattere i costi che secondo le stime di Bruxelles porterebbe risparmi complessivi per 2,3 miliardi di euro all’anno alle aziende dell’Unione.

In pratica, tutte le aziende attive online dovrebbero registrarsi una volta sola nel loro paese al registro Iva e non in tutti i paesi dove vendono le loro merci e servizi.

Fra le novità, la certezza che l’Iva venga pagata nel paese membro del consumatore finale, allo scopo di creare un maggior equilibrio nella distribuzione dei proventi fiscali fra i diversi paesi dell’Unione.

Questa proposta, secondo la Commissione, consentirà ai paesi membri di recuperare 5 miliardi di euro in mancate entrate da Iva sulle vendite da eCommerce, una somma destinata a lievitare a 7 miliardi nel 2020 senza un immediato intervento normativo.

La proposta della Commissione dovrà ora passare al vaglio del Parlamento Europeo e degli Stati membri.

Le opzioni

Sulle aliquote, in particolare, la Commissione propone due opzioni: la prima è quella di mantenere l’aliquota standard minima del 15% e di rivedere regolarmente la lista di beni e di servizi che beneficerebbero di aliquote ridotte, sulla base dei suggerimenti degli Stati membri; la seconda è di abolire la lista di beni e servizi che possono beneficiare di aliquote ridotte.

Secondo Andrus Ansip, vice presidente per il Digital Single Market, “Stiamo mantenendo le promesse di sbloccare l’eCommerce in Europa. Abbiamo già proposto di rendere meno onerosa e più efficiente la consegna di pacchi, per proteggere meglio i consumatori quando effettuano acquisti online. Abbiamo bloccato il geoblocking ingisutificato, e ora vogliamo semplificare il regime dell’Iva: è l’ultimo pezzo del puzzle. La proposta odeirna non solo migliora il business delle Pmi e delle startup, ma rende i servizi pubblici più efficienti e aumenta la cooperazione transfrontaliera”.   

Gli fa eco Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici e titolare del tema fiscale e delle dogane nella Ue: “Le aziende che operano online nella Ue ci hanno chiesto di rendergli la vita più facile, e oggi lo stiamo facendo. Le aziende che vendono online merci all’estero d’ora in poi potranno trattare l’Iva come se si trattasse di vendite sul mercato domestico. Meno burocrazia e semplificazione anche per le startup che potranno entrare in nuovo mercati in modo più facile”.

Tra le principali novità: avviare un sistema unico per l’imposta sul valore aggiunto; misure a breve termine per abbattere le frodi relative all’Iva; l’aggiornamento del quadro delle aliquote Iva e opzioni per garantire agli Stati membri una maggiore flessibilità nel fissarli; un piano per semplificare le regole sull’Iva per il commercio elettronico nel contesto del Mercato Unico Digitale e un pacchetto complessivo relativo all’Iva per rendere la vita più semplice alle PMI.

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