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Dl Bollette, un bonus da 315 euro famiglie in difficoltà. Procedure più snelle per i data center

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Approvato un pacchetto di misure che va a beneficio di famiglie e imprese. Meloni: “Nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro”. Favorirà competitività delle imprese e decarbonizzazione delle industrie, ma non tutti sono d’accordo.

Meloni: “Benefici per imprese e famiglie nell’ordine di 5 miliardi di euro”. Le misure del Dl bollette

È un decreto che avrà un impatto rilevante e garantirà risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro”. Queste le risorse complessive annunciate dalla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, nell’illustrare il decreto legge approvato in Consiglio dei ministri che introduce le “Misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie”. Tradotto, misure che si spera alleggeriranno le bollette energetiche delle famiglie.

Una misura attesa da tempo che comprende anche disposizioni urgenti in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico, su cui si era fortemente impegnato anche il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Bollette più leggere per le famiglie vulnerabili

Il primo punto del decreto vede crescere il bonus sociale già previsto di 200 euro l’anno di altri 115 euro per lo sconto in bolletta sull’energia elettrica, che complessivamente porta il contributo statale a 315 euro, che secondo il Governo corrisponde “alla metà del costo medio annuale della bolletta elettrica”.

Per 4,5 milioni di famiglie con ISEE inferiore a 25.000 euro “e non titolari di bonus sociali” il decreto prevede un contributo fino a 60 euro in bolletta, sempre per l’energia elettrica.

Qui però il Governo precisa che tale misura viene riconosciuta “su base volontaria dalle imprese venditrici di energia elettrica a copertura dei costi di acquisto dell’energia del primo bimestre utile dell’anno”.

I contributi per le imprese

Corposo anche il capitolo dedicato alle imprese, “tutte”, con contributi sulla bolletta dell’energia elettrica “di 431 milioni di euro per il 2026, 500 milioni per il 2027, 68 milioni per il 2028”, che secondo quanto previsto dal testo di legge “si traduce in uno sconto pari a 3,4 euro/MWh per l’anno 2026, 4 euro/MWh per l’anno 2027 e 0,54 euro/MWh per l’anno 2028”.

Qui ha spiegato Meloni si è intervenuto con “il taglio dei tempi di pagamento degli oneri di sistema che le aziende energetiche sono tenute a versare allo Stato” e con “l’aumento dell’Irap del 2% sulle aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia e prodotti energetici”.

Le risorse ricavate saranno impiegate “per abbattere gli oneri di sistema che gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese”, ha aggiunto la Premier.

Il decreto promuove anche il “ricorso ai Power Purchase Agreement (PPA) da parte delle PMI, per favorire una contrattazione a lungo termine di energia pulita a costi inferiori”, aggregando la domanda tramite associazioni di categoria, aggregatori territoriali e Acquirente Unico.
L’obiettivo è disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, “garantendo energia rinnovabile a prezzi più bassi”.

Costruiamo una piattaforma pubblica che consente alle aziende, anche le più piccole, di aggregarsi per acquistare direttamente dai produttori l’energia di cui hanno bisogno, svincolandosi dal mercato attuale e quindi anche dalla speculazione. Questo consentirà, facendo leva sul mercato dei cosiddetti “PPA”, di abbassare il prezzo dell’energia, anche grazie alla garanzia dello Stato attraverso il ruolo del GSE e di SACE”, ha affermato Meloni.

Procedure più snelle per la realizzazione dei data center

Il decreto prevede diversi strumenti per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, con una norma per evitare la “saturazione virtuale della rete”, mentre per i data center si va a semplificare il processo autorizzativo, garantendo un approccio integrato alla valutazione dei progetti.

In questo caso, si legge nel testo, “si prevede un procedimento unico in cui l’Autorità competente è la stessa dell’autorizzazione integrata ambientale (sino a 300 MW la Regione, con possibilità di delega alla Provincia; sopra i 300 MW il MASE)”.

È la strada giusta? Non tutti d’accordo

Per il Codacons si parla di misura non soddisfacente, perché la misura “non appare in grado di determinare un rapido calo delle bollette di luce e gas a carico degli italiani”. Il bonus per le famiglie “è un palliativo che non risolve il problema del caro-energia in Italia, stessa cosa dicasi per il contributo su base volontaria lasciato alla totale discrezione delle aziende energetiche”.

Non si ravvisa nel decreto, secondo il Codacons, “l’attesa riduzione strutturale della tassazione che vige sulle bollette, e che pesa in media per il 30% sulla spesa energetica degli italiani”.

Anche il mondo ambientalista si esprime sul decreto bollette e il Wwf teme che “si sia ribaltato il principio chi inquina paga” e che “lo sconto vada forse a vantaggio delle imprese, ma a spese delle famiglie e dei ceti medio-bassi è altissimo”.

Il sistema ETS e le ricadute sulle famiglie

Qui il riferimento è allo scorporo dei diritti ETS dal prezzo dell’energia, un sistema stabilito in Europa per ridurre le emissioni di gas serra, come la CO2. Il sistema ETS (Emission Trading System) fissa un tetto massimo (cap) alle emissioni totali consentite nei settori coperti, come energia, industria pesante e aviazione, distribuendo quote di emissione che le aziende devono bilanciare con le loro emissioni annue.

 Un sistema che nella migliore delle ipotesi aumenta i livelli di innovazione e di decarbonizzazione, ma allo stesso tempo anche i costi per le industrie ad alta intensità energetica, come la chimica, riducendo la competitività rispetto a USA e Cina dove non ci sono sanzioni simili.

Un ulteriore possibile impatto negativo è che poi queste aziende scaricano i costi sostenuti con il sistema ETS direttamente sui consumatori finali, tramite prezzi maggiorati dei prodotti, spesso senza investire in innovazione.

Il rischio maggiore, secondo il Wwf è che alla fine le imprese più grandi smetteranno di impegnarsi nella decarbonizzazione, mantenendo comunque alto il prezzo finale al consumatore. Una doppia beffa insomma.

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