Analisi

Digital Networks Act, il “fair share volontario” scontenta tutti (industry TLC e Big Tech): un boomerang per le Telco?

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Il fair share su base volontaria, per così dire, introdotto nel Digital Networks Act da parte della Commissione Ue ha di fatto scontentato la industry delle Tlc ma anche le Big Tech, che criticano l'introduzione del meccanismo volontario di conciliazione delle dispute con gli operatori su base nazionale.

Il fair share su base volontaria, per così dire, introdotto nel Digital Netwroks Act da parte della Commissione Ue ha di fatto scontentato tutti. Da un lato, gli operatori Tlc che da tempo invocavano a gran voce un meccanismo chiaro di contribuzione obbligatoria alla realizzazione delle nuove reti in fibra e 5G da parte delle Big come Google, Netflix, Amazon, Meta, Apple, Microsoft ree di produrre la maggior parte del traffico senza pagare un centesimo per le reti. Dall’altro, le Big Tech che non hanno gradito l’introduzione del meccanismo volontario di conciliazione in caso di controversie commerciali sull’utilizzo della rete con le telco, su base volontaria, affidato alle autorità nazionali. Un meccanismo che potrebbe dare adito a richieste di pagamento per comporre le dispute, con il ritorno dalla finestra di un simil fair share sotto mentite spoglie.    

Meccanismo di conciliazione volontaria

La Commissione Ue ha presentato ieri il tanto atteso Digital Networks Act, che di fatto ha definitivamente abbandonato l’idea di far contribuire obbligatoriamente le Big Tech alla realizzazione delle infrastrutture Tlc europee.

Dopo tre anni di consultazioni, quindi, scartata definitivamente un’idea che di fatto era già tramontata quest’estate, dopo l’incontro fra Ursula von der Leyen e Donal Trump, in cui l’accordo sui dazi fu vincolato alla rinuncia di qualunque velleità di Bruxelles di imporre dei balzelli alle Big Tech americane.

Le critiche di Connect Europe e GSMA

Una delusione per gli operatori, espressa a caldo da Connect Europe, l’associazione che raggiunge i maggiori incumbent Ue, ma anche dalla GSMA, che raccoglie le telco mobili, che lamenta “L’assenza dal provvedimento di un meccanismo di risoluzione dei conflitti più vincolante e la mancanza di un passaggio dalla regolamentazione settoriale a quella orizzontale [che] perpetuano condizioni di concorrenza ineguali”.

La Commissione propone invece un meccanismo di “conciliazione volontaria” per agevolare gli accordi commerciali tra fornitori di contenuti e operatori di connettività, con l’ausilio delle linee guida stabilite dal BEREC (l’organismo delle autorità europee di regolamentazione delle telecomunicazioni). “Queste relazioni commerciali bilaterali generalmente funzionano bene”, ha rivendicato Henna Virkkunen, Vicepresidente della Commissione.

Ma anche le Big Tech sono molto critiche

Ma anche le Big tech sono molto deluse dall’esito del Digital Networks Act. La CCIA (Computer and Communications Industry Association) critica duramente il provvedimento. La sola idea di un meccanismo volontario di conciliazione per possibili liti a causa dell’interconnessione delle reti ha sollevato grande disappunto, come affermano le Big Tech sul loro sito web ufficiale. L’associazione accusa Bruxelles di aver introdotto, con il meccanismo di conciliazione volontaria, un escamotage che consente alle autorità nazionali di riproporre surrettiziamente delle tariffe di rete ai danni delle Big Tech.

 Secondo la CCIA, questo lascerebbe “la porta aperta” a “emendamenti legislativi o decisioni delle autorità di regolamentazione nazionali” che potrebbero portare a tariffe di rete che consentirebbero agli operatori di “percepire entrate ingiustificate da servizi online popolari”.

Big Tech critiche contro allargamento di obblighi Tlc a CDN e Cloud Provider

Inoltre, la CCIA si rammarica che alcuni obblighi precedentemente a carico esclusivo degli operatori vengano ora imposti anche ai servizi cloud e agli operatori CDN (Content Delivery Network), su cui per primo è intervenuta l’Agcom con un provvedimento che a questo punto potrebbe fare scuola su CloudFlare. La DNA ritiene che i servizi cloud debbano essere soggetti agli stessi standard critici di sicurezza, trasparenza tecnica e continuità del servizio degli operatori di telecomunicazioni tradizionali. Il Digital Networks Act (DNA) è destinato a sostituire le attuali norme sulle telecomunicazioni, che risalgono al 2018. È la prima volta che si sceglie un regolamento anziché una direttiva, il che avrebbe consentito a ciascun Paese maggiore flessibilità e interpretazione. Ciò dovrebbe quindi garantire una migliore armonizzazione in tutta Europa. Il DNA dovrà ancora essere negoziato con il Parlamento e il Consiglio. La sua versione definitiva, di prossima pubblicazione, potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2027 o l’inizio del 2028.

Il nuovo meccanismo di conciliazione un boomerang per le telco?

Secondo alcuni osservatori, il nuovo meccanismo di conciliazione su base volontaria potrebbe trasformarsi in un boomerang per le telco. L’imposizione di una tariffa da parte di ogni singolo operatore nei confronti delle Big tech sul cosiddetto “ultimo miglio” (la parte della rete controllata dalle Tlc è pari a circa il 2% a fronte delle dorsali oceaniche e ai cavi sottomarini di gestione diretta delle Big Tech) potrebbe spingere le Big tech a bypassare le reti delle telco, rivolgendosi ad esempio agli operatori satellitari. Ad esempio, in questo senso Google ha già siglato accordi con Skylo e SpaceX. Ma in futuro le cose potrebbero anche evolvere, perché le Big Tech potrebbero anche decidere di aumentare il ricorso al satellite o di rilevare direttamente qualche telco tradizionale per non dover più essere obbligate a siglare accordi non graditi.

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