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Crowd4Fund. Crowdfunding: un’opportunità anche per le grandi aziende

Una campagna di crowdfunding va indirizzata ad una comunità precisa di persone e non ad una folla indistinta.

di Fabio Allegreni |
Crowdfunding

Crowd4Fund è una rubrica in collaborazione con Crowdfunding Buzz e a cura di Fabio Allegreni. Novità e approfondimenti sul Crowdfunding nelle sue diverse forme. Il focus principale è sull’Italia, senza dimenticare i trend internazionali più significativi. Clicca qui per leggere tutti i contributi.

La maggior parte delle persone, di primo acchito, percepisce il crowdfunding come un processo specifico ancorché emozionante per raccogliere fondi. Naturalmente, tutto ciò è corretto, ma non è tutto.

Una campagna di crowdfunding per avere successo deve essere indirizzata a una comunità di persone, e non tanto ad una folla indiscriminata. Il che è anche tipico di qualsiasi strategia di marketing.

Facendo leva su questo elemento chiave, il crowdfunding può amplificare quasi ogni tipo di attività di comunicazione, a condizione che sia in grado di soddisfare le esigenze di una comunità specifica e di fornire i benefici che la comunità di riferimento si aspetta.

Pertanto, se ben sfruttato, il crowdfunding è anche un potente strumento nelle mani del marketing delle grandi aziende.

Il suo potenziale può infatti andare al di là di un test di pre-vendita per un nuovo prodotto (obiettivo tipico delle startup che intraprendono una campagna di reward crowdfunding), e raggiungere invece nuovi orizzonti di marketing come il branding, lo sviluppo del business, il CRM, il merito creditizio e anche la gestione delle risorse umane.

Le medie e le grandi imprese investono ingenti somme di denaro in attività di marketing e sono costantemente alla ricerca di nuovi modi per distinguersi dai concorrenti. Tipicamente, cercano iniziative che massimizzano l’esposizione verso il target e, allo stesso tempo, che riducano al minimo i costi.

Reward ed equity crowdfunding rappresentano un’opportunità alternativa che può essere estremamente efficace per entrambi i fini: guadagnare visibilità e contenere i costi.

Come? Ecco, in estrema sintesi, alcune idee.

Investire in campagne di reward crowdfunding può essere un potente strumento per aumentare la brand equity aziendale. Questo è particolarmente vero quando una società si pone come investitore proattivo: per esempio, sostenendo un programma per co-finanziare iniziative pre-selezionate – che abbiano quindi determinate caratteristiche, compatibili con la strategia aziendale – a patto che nel corso della campagna di crowdfunding raggiungano una quota del loro obiettivo di raccolta (es. il 50%) attraverso il crowd.

Un programma siffatto sarebbe di per sé oggetto di comunicazione e di clamore mediatico con l’effetto indotto che il pubblico assocerà il brand della società al suo impegno nel sostenere lo sviluppo e la crescita di nuove imprese. E, poiché una campagna di reward crowdfunding punta di solito a raccogliere 10-20k, l’investimento di co-finanziamento non sarebbe maggiore di 5-10k a iniziativa.

Un altro obiettivo di marketing che una società può perseguire investendo in campagne di reward crowdfunding è lo scouting di nuove tecnologie o prodotti.

Ciò avviene stimolando iniziative mirate sia esterne che interne all’azienda stessa. Nel primo caso si sollecita il pubblico o i propri clienti a fornire nuove idee da rendere poi pubbliche su una piattaforma di crowdfunding. Anche qui, come nell’esempio precedente, la società potrebbe co-finanziare le idee che riescono a raccogliere un tot numero di consensi o la percentuale di un obiettivo di raccolta.

Nel secondo caso, invece, il processo sarebbe esclusivamente interno all’azienda e coinvolgerebbe i dipendenti e i collaboratori, con il vantaggio di far emergere idee e soluzioni da aree che tradizionalmente non hanno espressamente a che fare con l’innovazione.

Investire in startup o PMI acquistando azioni offerte attraverso una campagna di equity crowdfunding rafforza ulteriormente gli obiettivi che abbiamo evidenziato sopra.

Invece di concentrare tutti i fondi di R&S su costosi team interni, per esempio, una società può anche acquistare le azioni di una o più promettenti imprese, controllando così più da vicino la loro capacità di sviluppare nuove soluzioni, ma senza impegnarsi ad acquisirla e, dunque, permettendo un più ampio spettro di partecipazioni di minoranza.

I vantaggi sono da un lato che il piccolo imprenditore è libero di estrinsecare la propria creatività, ma “tutorato” dal management di una grossa società; dall’altro che, se il prodotto/servizio così sviluppato merita, l’azienda può decidere per l’acquisizione della maggioranza a condizioni vantaggiose, essendo la startup in fase early stage.

Peraltro, non necessariamente si dovrebbe trattare di un’acquisizione. Interessanti startup o PMI possono diventare partner commerciali o finanziari, qualora la loro offerta sia complementare a quella della società investitrice. Che, dunque, ci arriverebbe prima della concorrenza.

Il vantaggio nell’attuare tali strategie cercando di cogliere opportunità su piattaforme di equity crowdfunding invece che sviluppandole direttamente, è una questione di tempo e di denaro: non tutte le aziende, ancorché grandi, possono permettersi costose due diligence su un gran numero di piccole imprese. La selezione è, al contrario, facilitata monitorando le campagne presentate di volta in volta dalle piattaforme di equity crowdfunding.

In conclusione, se è vero che l’opportunità offerta dal crowdfunding di essere utilizzato come strumento di marketing dipende, ovviamente, dalla strategia di marketing di un’azienda, è altrettanto vero, tuttavia, che la possibilità di manager o imprenditori di coglierla dipende dalla loro capacità di prendere decisioni di marketing con una mente aperta.

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