Digital Single Market

Copyright, saltano fuori i piani Ue per il 2016

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Fuga di notizie da Bruxelles. Già in rete la Comunicazione Ue attesa per il 9 dicembre. Le web company protestano: ‘Poco coinvolte’.

“Abbiamo bisogno di maggiori certezze giuridiche e di ristabilire la fiducia della gente in internet”.

E’ con questo tweet che oggi il Commissario Ue alla Digital Economy, Günther Oettinger, rilancia la discussione sulla riforma del diritto d’autore al quale sta lavorando la Commissione Ue quando ormai manca una settimana circa alla Comunicazione Ue sui primi interventi, attesa per il 9 dicembre, ma di cui già circola in rete una bozza (Fonte Forbes.com).

Oettinger pubblica oggi su Twitter alcuni dati interessanti per ricordare che un europeo su tre è interessato a guardare o ascoltare contenuti dal proprio Paese quando si trova all’estero e, ancora, uno su cinque quelli degli altri Stati membri.

Film, musica e giochi sono tra le attività online più popolari e si stima che la spesa digitale per l’entertainment e i media crescerà del 12% nei prossimi cinque anni.

Un’occasione da non perdere!

La Commissione Ue, che ha già chiuso la consultazione pubblica sulla riforma del copyright e ha raccolto le indicazioni del Rapporto del Parlamento europeo, può ormai stabilire la propria strategia per il Mercato Unico Digitale.

La portabilità dei contenuti

Una bozza della Comunicazione già circola in rete e pare che la fuga di notizie sia partita direttamente dagli uffici di Bruxelles ancora prima che la Commissione abbia potuto rendere pubblico il documento.

Nella prima parte del provvedimento, la Commissione spiega le ragioni della necessità di questa riforma: le regole hanno bisogno di essere ammodernate per garantire la loro efficacia in un ambiente digitale, mantenendo un equilibrio tra i diritti degli utenti e dei titolari e quelli dei creatori.

Uno degli aspetti centrali di questa Comunicazione, quello sul quale si è più negoziato, è quello che riguarda la portabilità, ovvero la possibilità per i consumatori di consultare un’opera digitale in qualsiasi parte dell’Unione europea anche fuori dai confini del Paese dove i contenuti sono stati acquistati.

Questa situazione riguarda soprattutto i canali televisivi e altri servizi on-demand e i provider sarebbero pronti a trattare con la Commissione Ue.

Le eccezioni

Il secondo punto, che è anche il più controverso, è quello che riguarda le eccezioni al diritto d’autore.

Su questo aspetto per la Ue bisogna trovare il giusto equilibrio tra tutte le parti coinvolte: industria culturale, titolari dei diritti e creatori.

Secondo la Commissione c’è troppa frammentazione tra le diverse norme nazionali.

La Ue proporrebbe intanto l’implementazione del Trattato di Marrakech (siglato il 30 aprile 2014) presentando un’eccezione armonizzata e obbligatoria che autorizzi la creazione e distribuzione, anche transfrontaliera, dei formati speciali di materiali stampati, a vantaggio di chi non può leggere.

I passi successivi sono previsti a partire dalla prossima primavera e riguarderanno i materiali scientifici e anche i corsi online.

Altri provvedimenti tratteranno l’equo compenso per i titolari dei diritti e i creatori per le copie private.

Anche in questo caso, la Ue evidenzia che i sistemi sono molto diversi da Paese a Paese e questo spesso comporta che ci siano tasse ingiuste o una cattiva distribuzione dei compensi.

La Commissione non interverrà in questo caso stabilendo un sistema obbligatorio per i compensi ma vigilerà affinché siano “efficacemente distribuiti tra gli aventi diritto“.

I limiti della Direttiva eCommerce

L’altro cantiere, molto atteso dai titolari dei diritti, è quello della responsabilità delle fornitori di servizi di hosting o altre piattaforme. Anche se non vengono citati, YouTube e Google News sono quelle maggiormente coinvolte in questa parte della Comunicazione.

La Commissione ricorda il motivo del contendere: “Le piattaforme ritengono di non dover partecipare ad alcuna azione relativa al diritto d’autore e che la loro attività sia essenzialmente tecnica, automatica e di natura passiva, cosa che gli permette di beneficiare dell’assenza di responsabilità prevista dalla direttiva eCommerce”.

La Ue dovrà rivedere poi la divisione del ‘valore’, con un’attenzione particolare per “l’equo compenso per autori e artisti che possono essere particolarmente colpiti dalle differenze previste per l’assegnazione delle licenze o i trasferimenti dei diritti.

Per rafforzare la legalità dei contenuti messi online, la Commissione annuncia che fornirà la definizione legale di ‘comunicazione al pubblicò e di ‘messa a disposizione’.

Pirateria

In materia di lotta alla pirateria, come annunciato, la Commissione Ue seguirà l’approccio ‘follow the money’ che consiste nel risalire passo dopo passo alla fonte economica per tagliare tutte le risorse finanziare alle quali accedono i siti che distribuiscono illegalmente opere, colpendo anche le altre parti coinvolte come gli inserzionisti.

La prossima primavera verrà siglato un accordo preciso in materia.

La Commissione intende infatti rafforzare i diritti d’autore, in particolare migliorando la portata dei provvedimenti ingiuntivi transfrontalieri.

In molti casi infatti una piattaforma parata riesce facilmente a sottrarsi alle sentenze emesse nel Paese in cui è stata presentata una denuncia. Serve quindi una maggiore collaborazione tra i diversi Stati membri.

Verrà anche chiarito il sistema per calcolare i danni e gli interessi lesi.

Visto che la Comunicazione è un atto che arriva dalla Commissione avrà un chiaro valore sovranazionale. Per la prima volta si torna a parlare di diritto d’autore comune, definizione che era sparita nelle precedenti Comunicazioni.

Le preoccupazioni

La Computer & Communications Industry Association (CCIA) ha già annunciato che insieme ad altri membri della coalizione, compreso il Center for Democracy and Technology (CDT), ha scritto al vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e ai membri del Parlamento Ue per esprimere preoccupazione per la mancanza di un’adeguata consultazione con gli stakeholders prima della pubblicazione della Comunicazione.

Ma la CCIA non è stata la sola a scrivere.

Un’altra organizzazione ha spedito una missiva all’esecutivo con all’oggetto: ‘Cara Commissione europea potresti almeno far finta di ascoltarci?’.

La CCIA è un’organizzazione statunitense con diverse sedi in Europa e vi fanno parte web company di rilievo come Amazon, Facebook, Google e Yahoo!.

La preoccupazione dell’Associazione riguarda il non sufficiente coinvolgimento alla consultazione delle parti interessate specie per quanto riguarda il diritto d’autore accessorio per gli editori della stampa.

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