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Canone Rai, ancora nebbia sugli arretrati

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La riforma Rai continua ad alimentare la polemica mentre resta alto lo scontro tra maggioranza e opposizione.

Sul canone radiotelevisivo si registrano forti tensioni dopo che è scattato l’allarme per la segnalazioni di alcune truffe ai danni di ignari cittadini che hanno ricevuto la visita di falsi impiegati Enel che chiedevano il versamento in contanti di 60 euro e informavano che le restanti 20 euro avrebbero dovuto pagarli con la prima bolletta utile, quella di luglio.

Adesso ci si domanda: si interverrà anche sui canoni arretrati o ci sarà una sanatoria?

La nuova legge introduce dal 2016 la “presunzione automatica” di possesso della tv per quanti hanno anche un contratto di fornitura dell’energia elettrica.

Nulla esclude che si possa intervenire con la riscossione del canone presso chi finora ha evaso, per un massimo di 10 anni, oltre i quali scatta la prescrizione ordinaria.

E inoltre su accertamento della Guardia di Finanza potrà inoltre essere comminata una sanzione amministrativa di importo compreso tra 103,29 e 516,45 euro.

Bei soldi per le casse Rai che non riceveranno un centesimo in più fino al 2018 dal maggiore gettito derivante dal canone in bolletta.

Riguardo agli arretrati, lo scorso ottobre il Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, spiegava: a chi non ha pagato il canone Rai negli anni passati “purtroppo non succede niente, non perché ci sia un condono, ma perché l’utente avrebbe buon gioco a dire che ha acquistato solo ora il televisore”.

Sarà così?

La Legge di Stabilità è molto chiara a riguardo, da quest’anno ai fini del pagamento del canone si presume il possesso del televisore nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica.

Mauro Antonelli dell’Unione Nazionale Consumatori spiega a Key4biz: “La presunzione di detenere un apparecchio televisivo non può equivalere a certezza, si consente, infatti, di fare un’autocertificazione per dire che non si possiede la tv”.

Le modalità devono però ancora essere definite dall’Agenzia delle Entrate.

“In ogni caso ricordiamo – sottolinea l’UNC – che se si autocertifica il falso ci si espone a responsabilità penali”.

 “Naturalmente non si può escludere – conclude Antonelli – che poi, come già si faceva in passato, si provi a chiedere anche gli arretrati, chiedendo conto di quando il consumatore ha acquistato la tv”.

Alla Rai converrebbe, una volta provato il possesso dell’apparecchio televisivo col pagamento in bolletta, agire anche sugli arretrati e scovare così chi ha evaso fino al 2016.

L’azienda potrebbe scegliere di far recapitare a casa dei nuovi contribuenti una lettera che chieda conto degli anni passati.

Questo permetterebbe di poter risalire a tutti coloro che finora hanno evaso, davvero tanti.

Ma la strada è tortuosa perché l’utente potrebbe sempre rispondere d’aver acquistato il televisore solo nel 2016. Cosa che potrebbe essere provata solo esibendo lo scontrino che però non si è obbligati per legge a conservare.

Riforma governance, è scontro tra Giacomelli e Gasparri

Si accende intanto lo scontro anche sul fronte politico per la riforma della governance Rai.

Domani l’Assembla degli azionisti Rai dovrà approvare lo Statuto, già passato in Cda, che adegua le norme interne ai cambiamenti introdotti.

Una volta superato questo ultimo passaggio, il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto acquisirà i poteri previsti per l’amministratore delegato dalla nuova legge.

Ma la tensione è ancor alta e se i broadcaster privati, come La7, temono che una Rai più forte danneggerà i concorrenti più piccoli, l’opposizione accusa il governo di ingerenza politica nella gestione dell’azienda.

Da Forza Italia Maurizio Gasparri è convinto che la Consulta boccerà il testo, perché “deve essere il Parlamento e non il governo a guidare la Rai” mentre il senatore Gaetano Quagliariello (Idea) annuncia la petizione al Parlamento europeo.

Il testo è stato predisposto – hanno affermato i due senatori in una congiunta – affinché la UE esamini la riforma della Rai e gli eventuali profili di infrazione dei princìpi comunitari in essa contenuti”.

Appena un mese fa – proseguono – abbiamo appreso che sarebbe allo studio, per la prima volta nella storia dell’Unione, una procedura di infrazione sullo stato di diritto, prevista per gli Stati membri che violino i principi fondamentali della UE, a carico della Polonia per la nuova legge sul servizio pubblico che attribuisce all’esecutivo la nomina dei vertici dell’informazione. Riteniamo che i medesimi estremi ricorrano anche nei confronti della riforma della Rai varata dal governo Renzi, che trasferisce di fatto dal Parlamento al governo il controllo della TV pubblica, violando i principi fondanti della nostra Costituzione, dei trattati europei, della Convenzione per i diritti dell’uomo”.

Pronta la replica di Giacomelli: “Il senatore Gasparri, che era ministro negli anni degli editti bulgari di Berlusconi, insieme con il senatore Quagliariello lancia una petizione al parlamento europeo contro la riforma della Rai ritenendola contraria ai principi comunitari. Probabilmente si ritiene esperto della materia, visto che da dieci anni la Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia proprio per la legge che porta il suo nome”.

E ha aggiunto: “Gasparri e Quagliariello, nostalgici di un sistema quello sì invasivo e consociativo, gettano il cuore più che oltre l’ostacolo oltre il senso del ridicolo. Per quanto ci riguarda continueremo il lavoro per chiudere la procedura d’infrazione sulla legge Gasparri, facendo tutto quello che sarà necessario”.

In merito alla procedura di infrazione, Gasparri e Quagliariello ricordano che “è stata di fatto lasciata cadere nel nulla e abbandonata dall’Europa, tant’è che è stata aperta dieci anni fa e non se ne è più avuta notizia”.

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