Il Piano

Auto elettriche, le vogliono 50 milioni di americani e la California investe 800 milioni di dollari in infrastrutture

La California lancia il suo piano per l’emobility: centinaia di stazioni di ricarica ultraveloci, sia per automobili che per camion e autobus ad esempio, più un fondo per l’installazione di colonnine di ricarica a casa. Favorevole alle ecars un americano su cinque.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Senza una rete di stazioni di ricarica diffusa, che in breve tempo consente ‘il pieno di energia’ e in grado di offrire servizi di qualità agli automobilisti, non vedremo mai affermarsi veramente la mobilità elettrica, in nessun Paese del mondo.

 

I possessori di auto elettriche vogliono poter viaggiare il più lontano possibile, senza il rischio di rimanere a piedi perché le batterie sono vuote, ma per fare ciò sono necessarie infrastrutture al passo con i tempi.

 

In California è passato un provvedimento a favore della mobilità elettrica (emobility) che prevede lo stanziamento di 768 milioni di dollari per progetti di infrastrutturazione statale. La California Public Utility Commission (PUC) ha dato il via libera ad una serie di interventi che saranno effettuati da diverse utility, tra cui Pacific Gas & Electric (PG&E), San Diego Gas & Electric (SDG&E) e Southern California Edison (SCE).

 

Un grande sforzo pubblico-privato, che molto probabilmente darà il via ad una nuova era della mobilità sostenibile in California.

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La PG&E spenderà oltre 22 milioni di dollari per realizzare 230 stazioni di ricarica super veloci (fast-charging stations).

La PG&E assieme alla SCE, investiranno rispettivamente 236,3 milioni di dollari e 342,6 milioni di dollari in stazioni di ricarica e reti di distribuzione dell’energia elettrica per favorire la mobilità elettrica di grandi mezzi di traporto elettrico come i TIR, gli autobus e veicoli di dimensioni medio-grandi.

La SDG&E, invece, ha accantonato in un fondo 136,9 milioni di dollari per incentivi a 60 mila utenti che vorranno installare stazioni di ricarica nelle loro abitazioni.

 

Tutte e tre le utility hanno speso 30 milioni di dollari per valutare l’efficacia dei progetti annunciati.

 

L’industria automobilistica e dei trasporti ha da tempo annunciato la volontà di disancorarsi dai combustibili fossili, come petrolio e gas, e l’alternativa elettrica è una leva per la crescita e il cambio di paradigma energetico, favorendo così la svolta green.

 

Le infrastrutture, ovviamente, sono il tassello centrale attorno a cui costruire un nuovo mercato di beni e servizi per l’emobility.

In un recente studio dell’associazione automobilisti degli Stati Uniti (AAA), un americano su cinque è favorevole all’acquisto di un’auto elettrica, circa il 20% della popolazione complessiva, sarebbe a dire qualcosa come 50 milioni di americani.

Un dato in crescita, spiegano gli analisti, del 15% rispetto all’anno passato.

 

Tra le motivazioni che spingerebbero gli americani all’acquisto di veicoli elettrici ci sono diverse questioni: ambientali, sociali, economiche, tecnologiche e di qualità della vita.

Tra le barriere, citate invece dagli intervistati, che ancora impediscono il boom del mercato dell’emobility negli USA, troviamo: i costi ancora troppo alti per la maggioranza (anche se da quest’anno sono diversi i modelli di fascia media e bassa disponibili sul mercato), le infrastrutture di ricarica troppo frammentate sul territorio secondo il 63% dei cittadini, le batterie che si scaricano troppo rapidamente (58%), i tempi di ricarica troppo lunghi (68%).

Ad oggi, negli Stati Uniti, sono attive 16.000 stazioni di ricarica di veicoli elettrici.

 

Attualmente, secondo dati dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), ci sono in circolazione in tutto il mondo poco più di 3 milioni di veicoli elettrici (EV).

La Norvegia guida la classifica dei Paesi più virtuosi della mobilità elettrica globale, con il 39% delle auto elettriche sul totale in circolazione.

Il 2,2% di tutte le auto elettriche in circolazione si trova in Cina.

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