Banda larga, servizio universale? L’Etno avanza forti riserve e propone alla Ue il wireless per superare il divario digitale  

di Raffaella Natale |

Unione Europea


Internet

La banda larga servizio universale? Non tutti condividono questo principio difeso invece dalla Commissione Ue e non solo.

Gli operatori tlc dell’Etno (European Telecommunications Network Operators) hanno espresso le proprie riserve quando Bruxelles ha fatto partire una consultazione pubblica, che si chiuderà il 7 maggio, per decidere l’eventuale estensione delle regole europee (ferme al 2002) sugli obblighi di servizio universale anche all’accesso broadband.

Per Michael Bartholomew, direttore dell’Etno, la Direttiva Servizio universale (2002/22/CE) “non è un buon strumento per raggiungere l’obiettivo della banda larga per tutti”.

 

Secondo i dati della Commissione, alla fine del 2008, in media il 93% degli europei poteva avere un accesso broadband, ma purtroppo esistono ancora notevoli differenze tra Paesi, così come tra città (98%) e zone rurali (77%).

Un divario digitale che diventa ancora più ampio se si considera la banda ultralarga e le reti di nuova generazione in fibra che cominciano a diffondersi rapidamente in diverse parti della Ue.

 

La Commissione ha destinato 1 miliardo di euro all’estensione della copertura delle aree rurali e svantaggiate, per portare i servizi internet veloci a quel 23% di europei che ancora ne sono tagliati fuori: è ormai ampiamente appurato, infatti, che gli investimenti in infrastrutture a banda larga hanno un impatto positivo sullo sviluppo economico, l’innovazione e la coesione sociale.

Un recente studio dimostra che, ipotizzando un tasso di adozione costante fino al 2015, lo sviluppo della banda larga contribuirà a creare circa 1 milione di posti di lavoro in Europa e una crescita delle attività economiche correlate pari a 850 miliardi tra il 2006 e il 2015.

 

Ma, si chiede la Ue, quali strategie si dovranno mettere in campo “per garantire ai consumatori a basso reddito o a quelli delle zone rurali e ultraperiferiche l’accesso e l’uso dei servizi di telecomunicazione di base?” e, soprattutto, per portare a tutti la banda larga, “…è opportuno avvalersi dei principi del servizio universale o esistono opzioni più efficaci, quali la concorrenza in un mercato delle telecomunicazioni aperto o altri approcci strategici?”

 

Bartholomew ha sottolineato che “La fibra ottica è molto costosa. E in un primo momento saranno infatti collegate solo le aree urbane”.

Aggiungendo, “Ci piacerebbe vedere tutta l’Europa connessa, ma mancano ragioni economiche forti per estendere la tecnologia anche ai luoghi periferici”.

Secondo l’Etno la soluzione più adatta e meno costosa potrebbe essere di prevedere per queste zone collegamenti wireless.

Ha inoltre evidenziato che “la banda larga per tutti non è solo una questione d’offerta ma anche di richiesta“, per cui l’azione dei poteri pubblici dovrebbe andare nella direzione di aumentare la conoscenza di internet, l’interesse per i servizi online e stimolare la domanda.

Nel 1990, la Ue ha introdotto degli obblighi di servizio universale per la liberalizzazione del settore delle telecom, per evitare l’esclusione sociale delle famiglie a basso reddito e delle persone che vivono in zone rurali o isolate.

Oggi i Paesi della Ue devono consentire a tutti gli abitanti di accedere a servizi base a prezzi abbordabili, tra cui l’accesso ‘funzionale’ a internet.

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