La nuova normativa Ue e l’audiovisivo: l’Italia recepisce la direttiva e si prepara ad affrontare le nuove sfide del mercato del digitale

di Flavio Fabbri |

Italia


Convegno su direttiva Ue Audiovisivo

Mentre lo switch-over digitale procede a grandi passi, una nuova sfida attende l’Italia e il suo comparto audiovisivo: il recepimento della Direttiva europea sui “Servizi di Media Audiovisivi“. Occasione di un più approfondito e proficuo dibattito sul tema è stato il seminario “Industria audiovisiva e normativa europea: quali scelte per competere sul mercato globale?“, organizzato dall’Osservatorio sulla Direttiva europea, in collaborazione con la Fondazione Ugo Bordoni , Cims Comunicazioni, Fondazione Lazio per lo sviluppo dell’audiovisivo e con la partecipazione dell’Agcom. Scopo dell’incontro, avvenuto a Roma il 30 giugno, è stato quello di trovare un tavolo utile al confronto e allo scambio di opinioni, proprio in vista dell’attuazione stessa della direttiva che l’Osservatorio nazionale, istituito per volontà del viceministro allo Sviluppo Economico – Dipartimento Comunicazioni, Paolo Romani, ha anticipato con una serie di audizioni bilaterali parallele promosse dai diversi soggetti coinvolti.

 

Entro dicembre 2009 tutti i Paesi dell’Unione dovranno recepire la Direttiva (2007/65/CE) su ‘Servizi di Media Audiovisivi“, relativa all’ampio panorama dei servizi audiovisivi trasmessi su piattaforma televisiva tradizionale e quelli avanzati in modalità ‘on demand’. Una delle esigenze più impellenti è capire ora cosa accadrà al recepimento del nuovo testo sui servizi di media audiovisivi, quali saranno gli effetti sul’industria e il suo indotto e in che modo gli attori istituzionali e imprenditoriali reagiranno agli stimoli comunitari.

 

Che cosa dice la Direttiva europea?

 

L’impianto normativo contenuto nella nuova Direttiva europea 2007/65/CE, ‘Servizi Media Audiovisivi‘ (SMA), si pone come obiettivo lo smantellamento della vecchia ‘Televisione senza frontiere‘, Direttiva 89/552/CEE, puntando sull’innovazione tecnologica, come volano per rivitalizzare il mercato e, soprattutto, insistere sui contenuti audiovisivi per tornare a competere a livello globale. Le novità tecnologiche degli ultimi anni hanno definitivamente cambiato lo scenario dei media vecchi e nuovi, obbligando i mercati, le aziende e i governi a prenderne atto e a muoversi di conseguenza. Prima di tutto si pone un problema di regole, di quadro normativo efficace e dinamico, in grado di dare quel livello di flessibilità che il mercato richiede in tempi di crisi. Le aziende, inoltre, si vedono diminuire la rigidità legislativa e così riconosciuta la possibilità di trasmettere anche all’estero, rimanendo soggette alla sola legislazione del paese di origine. I contenuti, infine, cuore della Direttiva, dovranno ricevere maggiore attenzione, con finanziamenti europei ad hoc e una quota produttiva obbligatoria, a cui seguirà una maggiore flessibilità anche nella gestione del mercato pubblicitario, con la riproposizione del Product Palcement (PP).

 

C’è tempo fino al 18 novembre per completare il recepimento della Direttiva, mentre l’iter parlamentare per l’approvazione è iniziato lo scorso 28 agosto, fornendo al Governo la delega necessaria per emettere il decreto di attuazione. La delega in questione è da considerarsi uno strumento fondamentale, perché permette di lavorare sui margini discrezionali che il testo comunitario ha appositamente lasciato ai singoli Stati. È a partire da questi margini di manovra che si deve trovare una strada in cui muoversi tutti insieme, decisori politici, imprenditori e regolatori, fino ad arrivare al decreto di recepimento nella data prefissata. Compito dell’Osservatorio, di cui Gabriella Cims è Responsabile di Coordinamento, è seguire passo, dopo passo, lo sviluppo degli incontri e delle audizioni promossi a livello bilaterale da tutti i soggetti interessati.

 

Quali sono gli obiettivi della Direttiva SMA?

 

Oltre i punti chiave sopra esposti, la normativa europea si pone come fine ultimo la crescita dell’occupazione nei diversi comparti della Società dell’informazione e dei media. Tra le iniziative di maggior rilievo c’è i2010‘, cioè il progetto per la realizzazione della società europea dell’informazione e per la crescita economica e il lavoro. Una strategia di ampia portata destinata a stimolare la produzione di contenuti made in Europe, lo sviluppo dell’economia digitale e delle ICT, ma per far ciò serve un quadro normativo coerente ed omogeneo che tuteli i servizi audiovisivi, non solo dei media tradizionali e dei new media, ma anche del mondo delle reti informatiche e delle altre piattaforme digitali. Seguendo inoltre le indicazioni contenute nella Strategia di Lisbona, ciò che risulta fondamentale in questo momento è rafforzare il mondo del lavoro, creando occupazione e aiutando le imprese che muovono i primi passi nel settore. Per arrivare a questo, però, serve un mercato unico europeo, uno spazio comune per l’informazione a cui si deve affiancare un corpo legislativo minimo relativo a: servizi di media audiovisivi, di radiodiffusione televisiva tradizionale (o lineare) e di servizi su richiesta, o on demand (non lineari).

 

Un compito delicato e complesso, sia per la portata dell’iniziativa, sia per la vastità del campo di azione. Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ne ha sottolineato proprio tale aspetto centrale: “Un quadro normativo variegato ed articolato che necessità di una forte caratterizzazione di flessibilità e dinamicità, pur tenendo fermo il principio di tutela dei minori, della privacy e della dignità umana“. Convergenza dei servizi e delle piattaforme, ma anche ridefinizione del mercato pubblicitario: “Con una maggiore deregolamentazione delle norme in materia, con l’abolizione del limite del 20% giornaliero e la proposizione di un limite orario del 20% per spot e televendite, a cui si aggiunge un limite di 30 minuti tra un’interruzione e l’altra durante film e telefilm, o programmi di informazione“. Anche Gabriella Cims, a cui è spettata l’apertura del seminario, ha voluto ribadire, oltre gli elementi di novità fin qui riportati, anche l’aspetto più propriamente culturale dell’operazione: “Che ha un’alta valenza non solo economica, ma anche culturale e sociale, con l’obiettivo di liberare nuove risorse per il sistema dell’audiovisivo e per il mercato. Serve ora un percorso comune e l’approdo ad una piattaforma politica, normativa e tecnologica, certa, articolata ed efficace, in cui ognuno abbia apportato contributi e ne sappia riconoscere la validità in termini di partecipazione e condivisione della road map“.

 

Un percorso pubblico di confronto e di dialogo tra le parti“, come lo ha definito Enrico Menduni, vicepresidente Isimm, qui nella veste di coordinatore dei lavori, in cui l’esigenza di introdurre nuove regole e più efficaci tutele ha determinato quello che Gian Michele Roberti, Consigliere di Amministrazione della FUB, ha voluto definire come “Semplificazione dell’esistente“, cioè: “Necessità di rivedere l’apparato normativo esistente in termini di: introduzione dei pezzi di codice mancanti, come le tutele avanzate sui minori, e una maggiore armonizzazione legislativa e normativa di tutti i segmenti del mercato dell’audiovisivo, non solo quello televisivo“. Dello stesso avviso è stato Francesco Gesualdi, presidente della Fondazione Lazio Sviluppo Audiovisivo, che ha concentrato l’intervento su contenuti e liberalizzazione del settore dell’audiovisivo: ” La Regione Lazio ha deciso di sostenere il mercato dei contenuti audiovisivi, innovandone l’offerta nei servizi e nei prodotti, ma servono risorse sempre maggiori, nuovi modelli di business e misure volte a stimolarne la crescita, sia dell’offerta, sia della domanda. Politiche volte al sostegno di sinergie dinamiche tra imprese, istituzioni e enti culturali, attraversando tutta la filiera, fino al mercato del turismo e al comparto cinematografico“.

 

Quale sarà l’impatto sulle TV locali e sui nuovi media?

 

Un po’ tutti, nei loro interventi, hanno sottolineato quanto il ruolo del Governo, in questo momento sia fondamentale proprio per rendere l’azione della Direttiva più prolifica ed efficace per il nostro mercato. Ecco perché l’anima dell’iniziativa rimane “La consultazione pubblica“, ha sostenuto Raffaele Barberio, direttore di Key4biz e qui moderatore della prima sessione, “In cui ogni soggetto pone al centro del dibattito un aspetto del problema, cercando collegialmente una sua risoluzione“. D’altronde, come possiamo vedere bene con lo switch over digitale in atto, la televisione italiana è in fase di profonda trasformazione: “La televisione lineare – ha affermato Andrea Ambrogetti, presidente DGTVi – si sta evolvendo verso un’offerta di piattaforma e contenuti diversificati, mentre possiamo sostenere che è finita l’era della regolamentazione ossessiva e della scarsità, con una maggiore offerta di canali e servizi, a cui seguirà anche una regolamentazione del mercato pubblicitario, necessaria per assicurare le risorse all’intero comparto televisivo in crescita, per numero di canali e emittenti“. “In tale scenario – ha continuato Ambrogetti – si procede all’implementazione dell’utilizzo del Product Placement (PP), in televisione, al cinema, in tutte le opere audiovisive, per garantire un trattamento omogeneo e migliorare il livello di competitività del settore europeo dei media, disciplinandone definitivamente la materia“. Un panel questo in cui si sono visti intervenire rappresentati di grandi associazioni di emittenti televisive, soprattutto locali, come nel caso di Aeranti-Corallo che, per voce del suo coordinatore Marco Rossignoli, porta all’attenzione dell’assemblea le richieste di deroghe da parte delle associate: “Soprattutto riguardo al mercato pubblicitario, delle televendite, al diritto di cronaca, risorse fondamentali per le piccole e medie emittenti sul territorio“. Anche Filippo Rebecchini, presidente FRT, ha voluto puntare il suo intervento sulle deroghe alla Direttiva, come margini su cui lavorare e costruire opportunità per il settore: “Deregolamentando i limiti di affollamento pubblicitario, delle televendite, sul diritto di cronaca e sulle finestre dei prodotti audiovisivi“.

 

Una deregolamentazione necessaria alla realizzazione di un mercato più competitivo e ricco di opportunità“, ha sostenuto Giovanni Moglia, presidente Associazione IPTV, un progetto che vede uniti Wind, Telecom Italia e Fastweb con l’obiettivo di promuovere la diffusione di servizi televisivi e della società dell’informazione, attraverso piattaforme IP e di contribuire al pieno sviluppo di un contesto televisivo multipiattaforma per la concorrenza e il pluralismo del settore. “La convergenza delle piattaforme – ha affermato Moglia – è già una realtà a cui noi vogliamo dare un ulteriore contributo decisivo con lo sviluppo di decoder standard e interattivi, di prossima realizzazione e utilizzabili per ogni piattaforma di trasmissione digitale“.

 

I contenuti al centro della Direttiva. La parola ai produttori e agli aggregatori di nuovi servizi

 

Nel secondo panel, invece, moderato dalla giornalista di Panorama Laura Delli Colli, si è approfondito il dibattito sui contenuti, con gli interventi delle associazioni dei produttori e aggregatori di content. Riccardo Tozzi, presidente Produttori ANICA, ha fatto subito capire quale sia lo stato dell’arte in Italia e in Europa: “Dove, a differenza degli USA, l’industria dei contenuti è completamente sottomessa a quella dei media, perché in Europa si è preferito la subalternità dei contenuti alle regole del mercato e alle sue necessità“. Contenuti quindi ostaggio dei broadcaster e delle media company, che ne hanno impedito, secondo Tozzi, un pieno sviluppo, in termini di prodotti culturali avanzati e all’avanguardia. “Oggi – ha affermato il presidente ANICA – i contenuti e la loro industria si trovano ad affrontare una nuova sfida, che è rappresentata da Internet, dal web 2.0, che se da una parte garantiscono delle grandi opportunità di crescita per l’industria, dall’altra ne sono anche una minaccia concreta, dovuta alla pirateria digitale, al download illegale e alla criminalità organizzata“.

 

Lo stesso articolo 5 della Direttiva SMA – ha commentato Mauro Mauri vecepresidente APT – ribadisce la centralità dell’industria dei contenuti, per l’alto valore culturale insito in tale produzione“. “Il nostro indotto – ha spiegato Mauri – si compone di 200mila addetti e realizza 500milioni di fatturato l’anno. L’industria dei contenuti ha una forte connotazione culturale e i numeri appena enunciati lo dimostrano. Una ricchezza che la stessa Direttiva ha voluto sottolineare con una tutela più forte“. Un comparto, ha spiegato Mauri, che nonostante la sua indiscutibile forza, segna il passo di fronte alla continua richiesta di finanziamenti e risorse che un’industria in crescita richiede. “Auspichiamo – ha affermato Mauri – che anche in Italia si possa realizzare una situazione simile a quella che si è affermata nel Regno Unito, con i produttori di contenuti indipendenti titolari effettivi dei loro prodotti e che negoziano il valore degli stessi con i grandi broadcaster“.

 

Più spostata in una dimensione mediana si posiziona l’ATDI, Associazione delle Televisioni Digitali Indipendenti che, per voce del suo vicepresidente, Gianluca Palladini, si auspica una maggiore apertura del mercato alle esigenze dell’industria dei contenuti: “Il nostro mercato è verticale, a cavallo tra broadcaster e produttori ed è per questo che i nuovi stimoli provenienti dalla recezione del testo europeo sono per noi motivo di grande attesa e aspettative. Abbiamo bisogno di una maggiore forza contrattuale con il mondo dei broadcaster, mentre per quanto riguarda gli investimenti e il PP non c’è dubbio che saranno centrali per la nostra strategia di mercato, come anche la deregolamentazione del mercato pubblicitario nel suo complesso“.

 

I broadcaster e il ruolo della TDT

 

Nel terzo e ultimo panel, infine, che è stato condotto da Dario Di Vico del Corriere della Sera, si sono ritrovati assieme i tanto citati broadcaster nazionali e internazionali, con Mediaset, Rai, Sky e La7, mentre a Paolo Romani è toccato l’intervento di conclusione del seminario. L’industria dell’audiovisivo, grazie al digitale terrestre, ha subito una forte spinta in avanti e ha sicuramente contribuito al processo di rinnovamento in atto nel paese. “ La Televisione Digitale Terrestre (TDT) – ha affermato Giancarlo Leone, vicedirettore generale Rai – assicurerà al mercato entro pochi anni un parco di 80 canali circa, in teoria fino a 120. Questo avrà un fortissimo impatto in termini industriali ed editoriali su chi produce e trasmette contenuti in televisione, perché i prodotti aumenteranno in gran numero“. “L’articolo numero 5 prima richiamato – ha spiegato Leone – impone ad esempio che vengano destinati alla promozione di opere europee almeno il 10% delle programmazioni o in alternativa il 10% del budget da investire in produzioni di tipo indipendente, cioè diverse dai broadcaster tradizionali. Questo già di per se sarà una garanzia in più e una tutela chiara a favore dei produttori alternativi“. Dello stesso avviso Gina Nieri, direttore Relazioni Istituzionali di Mediaset, che vede nella Direttiva una nuova strada su cui insistere, in chiave di maggiore attenzione finanziaria e incentivi alle produzioni indipendenti: “E questo dovrebbe sgomberare il campo da inutili polemiche, visto che per la prima volta la regolamentazione richiesta dall’Europa riguarderà tutti, attraversando trasversalmente le piattaforme di trasmissione, accompagnata dal principio di neutralità tecnologica e da una maggiore tutela della proprietà intellettuale“.

 

Regole comuni a tutte le piattaforme in gioco, quindi, dalla televisione a Internet, passando per i nuovi media e gli abilitatori di nuove tecnologie tipo Google, come ha sottolineato Nieri, su cui si è richiamata l’attenzione per l’incremento di download illegali che danneggiano il mercato e chi investe in iniziative culturali di alto profilo. Eppure c’è chi sulla TDT non è stato molto d’accordo, come Luca Sanfilipppo di Sky che, in termini di accrescimento del numero dei soggetti coinvolti e emersione di nuovi mercati, non vede un sostanziale cambiamento rispetto a passato: “Noi sosteniamo il digitale, come piattaforma in grado di generare ricchezza per il paese e nuovi stimoli all’economia, ma tale percorso in Italia è ancora troppo lento e dal 2004 ad oggi non ha prodotto i frutti promessi, in chiave competitiva, di offerta di canali e contenuti“. Critica che è stata raccolta anche da Bianca Papini di La7, che ha sottolineato come: “Il PP sia uno strumento molto importante in termini di guadagni per prodotti televisivi come la fiction o cinematografici evidentemente, ma per tutte le altre produzioni? Le stesse opere europee tutelate dalla Direttiva sono regolate da una piattaforma normativa che favorisce chi ha già molti canali, i grandi broadcaster quindi, andando così paradossalmente a riproporre le dinamiche sul mercato dell’analogico“.

 

In conclusione di seminario è stato chiamato sul palco il viceministro dello Sviluppo Economico -Dipartimento Comunicazioni, Paolo Romani, che ha cercato di tirare le somme di un seminario ricco di interventi, in cui le posizioni espresse molto chiare dagli invitati sono state molto chiare e che ha permesso di comprendere l’importanza della Direttiva e della sua natura pubblica: “Grazie all’Osservatorio si è avuto un momento importante di condivisione e di confronto, frutto di 20 incontri bilaterali che hanno preceduto il seminario di oggi. L’industria dei contenuti e le nuove piattaforme sono risorse strategiche per la nostra economia e per il nostro patrimonio culturale. La Direttiva , in tal senso, tutela e salvaguarda gli interessi di tutti, dai produttori, ai broadcaster, ai cittadini consumatori, garantendo concorrenza e competitività“. “Il PP – ha affermato Romani – è un concreto aiuto agli investimenti e permette di organizzare i mercati pubblicitari in maniera più flessibile e aperta. Si è inoltre concluso il processo di ricanalizzazione della banda VHF e con essa si è chiusa la vicenda Europa 7, che avrà quindi il suo canale“. “Le piattaforme digitali – ha concluso Romani – racchiudono una grande opportunità di crescita per l’Italia, basti pensare che ogni euro investito torna di mezzo punto accresciuto sul PIL nazionale. Il digitale quindi è il risultato di un pensiero e di uno sforzo condivisi tra produttori, fornitori, istituzioni, regolatori, consumatori, tutti assieme impegnati a far crescere il Sistema Paese e lo stesso accadrà per la banda larga, affinché l’Italia entro il 2012 tagli il traguardo del full digital“.

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