Spettacolo e cultura. Gabriella Carlucci: ‘Una nuova legislatura per il riordino del settore’

di di Raffaele Barberio |

Italia


Gabriella Carlucci

Lo scorso 7 aprile, in piena campagna elettorale, Gabriella Carlucci promosse un importante evento al Teatro Valle di Roma per discutere di spettacolo, di cinema, di investimenti, di fiscalità, di imprese e talenti, con tutti i soggetti dell’industria a partire dalle associazioni di settore.

Ne scaturì un’occasione unica per fare il punto sullo stato del settore, ma con un obiettivo da parte dell’on. Carlucci: l’impegno a presentare già nelle prime ore della nuova legislatura, concrete proposte di sostegno e rilancio dei vari settori del mondo dello spettacolo in una nuova cornice normativa al passo con i tempi.

La legislatura è appena avviata e abbiamo pensato di chiedere a Gabriella Carlucci di anticiparci in dettaglio tutti i particolari delle azioni che intende lanciare.

 

 

K4B.  Il mondo dello spettacolo appare, a chi non lo conosce in dettaglio, una Babele; on. Carlucci cosa fare per rimettere ordine in un settore che è cresciuto disordinatamente e che ora deve essere aiutato a uscire dalla crisi? Nell’incontro di Roma ha parlato di 5 certezze, le vogliamo elencare?

 

Carlucci.     Cinque certezze possono sembrare poche, ma si tratta di aspetti di vitale importanza, anzi di principi ispiratori, che le elenco senza gerarchia.

Innanzitutto, per tutelare il patrimonio storico nazionale e per consentire lo sviluppo socio-economico del territorio è essenziale riconoscere la funzione strategica dei beni e delle attività culturali.

Al secondo posto metterei la “cultura”, nel suo significato più ampio e nobile, intesa sia come beni culturali sia come attività culturali, perché è il patrimonio unico e indivisibile di un popolo, pur nel rispetto delle molteplici culture del territorio, delle diversità socio-culturali dei mille campanili e per salvaguardarla a medio e lungo termine sono necessari, e questa è la terza certezza, un finanziamento pubblico ben gestito, con valutazioni tecniche ex-ante ed ex-post e criteri meritocratici di amministrazione.

Al quarto posto metterei le regole-guida dell’intervento pubblico: massima libertà espressiva, cultura “plurale”, tutela delle diversità, pluralismo, creatività, ricerca, innovazione, sperimentazione, efficacia, efficienza, anticonformismo e dell’eliminazione delle barriere all’entrata.

Infine, al quinto posto gli obiettivi, le ragioni che devono far forte il sostegno pubblico come arricchimento quali-quantitativo dell’occupazione artistica, tecnica e gestionale, nonché come mezzo per rafforzare le imprese esistenti, per sollecitare la ricerca e la sperimentazione, oltre che per sostenere  la nascita di una nuova imprenditoria culturale.

 

 

K4B.  Cinque certezze per quali obiettivi?

 

Carlucci.     L’obiettivo più immediato che ci poniamo è dare subito al Paese una “legge-quadro” che riformi lo Spettacolo dal vivo, alla quale devono seguire nel tempo interventi forti, rapidi e incentivanti a sostegno di tutti i comparti dello spettacolo.

Sono fermamente convinta che Spettacolo e Cultura possano essere sia volani di sviluppo sociale ed economico che stimolatori di libertà espressiva e d’impresa.

 

 

K4B.  Quale legge-quadro ha in mente? Quali sono le ragioni e i principi cardine dell’iniziativa che ha in mente?

 

Carlucci.     In primo luogo, riteniamo che questa riforma sia un “obbligo politico” per colmare gli attuali vuoti normativi e armonizzare il panorama legislativo stratificatosi nei decenni con un testo unico sullo Spettacolo dal vivo: oggi occorre definire un assetto istituzionale che dia finalmente concreta applicazione alla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e alle sollecitazioni della Corte Costituzionale.

Sappiamo che si tratta di un impegno politico vincolante e intendiamo assumerlo nei confronti del settore dello spettacolo dal vivo nella legislatura appena nata.

Non è un caso se nella IV “Mission” del Popolo della Libertà, al punto 9, si legge: “Legge-quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza, circhi e spettacolo viaggiante) e per promuovere la creatività italiana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte e della multimedialità

Lo spettacolo, infatti, costituisce una grande risorsa per l’economia e va considerato un’opportunità primaria di sviluppo del Paese, nonché una risorsa preziosa per la coesione sociale e l’immagine internazionale dell’Italia.

Alla base di queste scelte c’è quindi la volontà di tutelare l’interesse nazionale e di elaborare una nuova politica nazionale dello spettacolo dal vivo, con forme innovative d’intesa istituzionale tra Stato, Regioni, Province, Aree metropolitane e Comuni.

Tra i nostri principi, inoltre, ci sono motivi strategici imprescindibili quali la promozione di nuovi talenti, l’innovazione artistica ed imprenditoriale e la sensibilizzazione del pubblico anche mediante la promozione del prodotto artistico attraverso i media. In questo ambito, riteniamo necessario prestare particolare attenzione alla mission della RAI, che prevede l’obbligo Rai di svolgere un’attività di promozione del teatro, anzitutto attraverso la trasmissione di opere teatrali almeno un giorno a settimana in prime-time. Negli ultimi anni il contratto di servizio Rai ha perso di efficacia.

Infine, nel tempo è emersa l’importanza rilevante di azioni a favore delle strutture dello spettacolo come luoghi essenziali di aggregazione sociale e fruizione multidisciplinare, di promuovere l’insegnamento delle discipline artistiche e tecniche dello spettacolo dal vivo in ambito scolastico, di formare e aggiornare continuamente il personale artistico, tecnico e gestionale mediante una partnership tra la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione ed università ed operatori privati per concorrere alla formazione di manager per la gestione delle istituzioni culturali dello spettacolo,  di tutelare a livello sociale gli operatori del settore attraverso nuovi strumenti del “welfare”.

Per raggiungere la massima stimolazione della libertà del mercato e della libera concorrenza è importante ridurre il ruolo dello Stato-impresario anche a livello di enti locali e garantire un flusso stabile di adeguate risorse pubbliche contemporaneamente all’incentivazione dell’apporto privato salvaguardando l’efficacia e l’efficienza degli investimenti.

 

 

K4B.  Apprezzo la cornice politica di riferimento politico ed il contesto programmatico del suo partito, mas devo chiederle cosa ha in mente l’on Gabriella Carlucci. A cosa pensa in concreto?

 

Carlucci.     Penso a interventi forti e incentivanti a sostegno dei comparti dello spettacolo di Lirica, Teatro, Musica, Danza, Circo e Cinema.

 

 

K4B.  Lei ha elencato sei settori. Vorrei chiederle di entrare in dettaglio. Iniziamo con la Lirica?

 

Carlucci.     L‘Opera rappresenta un patrimonio di rilevante interesse sociale, culturale ed economico per il nostro Paese. La realtà culturale italiana non può prescindere dal riconoscimento di ruolo del patrimonio culturale che ci viene dall’Opera, nata e cresciuta nel nostro Paese e che fa parlare ancora la lingua italiana nel mondo, come “lingua franca“.

Tuttavia, il teatro musicale presenta delle criticità. Mi riferisco al processo di privatizzazione avviato 10 anni fa e sostanzialmente privo di effetti; ai perduranti deficit di gestione, a fronte di sovvenzioni pubbliche consistenti e di una produttività spesso bassa per quantità di messe in scena e/o durata delle stagioni; a una produttività condizionata dai costi di masse stabili la cui entità non è frutto di analisi accurate, ma talvolta di equiparazioni meccaniche tra Fondazioni che difficilmente si possono giustificare (ad esempio, l’Orchestra e  il Coro della Scala non devono essere numericamente come quelli  del Teatro Lirico Verdi di Trieste); a un’attività promozionale limitata che patisce i profili di un pubblico che invecchia sempre più e l’assenza di un’incisiva azione di promozione presso i giovani; al ruolo ingiustificatamente troppo importante del Sindaco (quale Presidente delle Fondazioni e dei Teatri di Tradizione), come “dominus” e talvolta finanche come “direttore artistico”; infine a un eccessivo impiego di cantanti stranieri a scapito degli artisti italiani. Credo che basti.

 

 

K4B.  E allora come dar nuova voce alla lirica?

 

Carlucci.     Queste criticità possono essere affrontate e risolte mediante un raccordo operativo ed eventuale accorpamento dei soggetti per macro-aree, con l’obiettivo di promuovere l’attività su un bacino di  utenza più ampio e di razionalizzare i costi, ma anche con las definizione di un preciso ruolo alla RAI per stimolare la cultura e la promozione di questa forma di spettacolo ed arte. È opportuno, inoltre, vincolare l’assegnazione di risorse alle Fondazioni lirico-sinfoniche ad una “convenzione triennale” che tutti gli enti debbono concordare, stimolando la massima condivisione delle risorse comuni e prevedere un intervento economico dello Stato centrale orientato alla qualità del progetto artistico, con l’obbligo dell’unanimità da parte dei Consigli di Amministrazione per delibere di spesa superiori ad un limite quantificato dalla Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero.

Tra le soluzioni prevediamo anche precisi e mirati interventi quali il prolungamento delle stagioni, promuovendo nuovi cantanti lirici, compagnie, orchestre e cori giovanili, attività concertistica e contaminazioni con la musica “extra-colta”; la realizzazione di tournée sul territorio regionale/nazionale/ europeo attraverso progetti di coproduzione con istituzioni musicali italiane ed analoghi soggetti stranieri; la creazione di una banca dati per lo scambio di informazioni sull’allestimento delle opere e sulle scenografie utilizzabili; una maggiore diffusione e penetrazione a livello internazionale, attraverso una struttura di coordinamento e promozione, dotata di adeguate risorse per l’incentivazione della proiezione “live” degli spettacoli lirici nelle sale cinematografiche e teatrali digitali.

I bilanci di esercizio in deficit economico e non rispondenti agli indirizzi fissati in sede previsionale (e non riassorbibili dal patrimonio) devono comportare i provvedimenti necessari alla gestione straordinaria, compreso il tempestivo cambiamento del management. In caso di commissariamento per evidente deficit di rispetto degli indicatori di efficienza – definiti dal Mibac – il Commissario Straordinario deve essere nominato (do per scontato un profilo professionale impeccabile) previa presentazione di un adeguato progetto economico ed artistico, che valorizzi al massimo le risorse interne.

 

 

K4B.  Insomma cure da cavallo per la Lirica, ma credo che il Teatro non possa certo affidarsi a interventi omeopatici…

 

Carlucci.     Ha ragione. Pur in presenza di situazioni di eccellenza del teatro italiano, si patisce da tempo uno stato di generale confusione e precarietà del settore.

Manca una legge organica, ci sono pochi investimenti nella promozione e formazione del pubblico, mentre occorre qualificare e incrementare i punti dell’offerta anche attraverso strutture multimediali, commisurare l’offerta alle reali possibilità di assorbimento del mercato, prolungare le stagioni, limitare la politica dei cosiddetti “scambi” e ridimensionare il ruolo delle “agenzie“, ma anche richiedere un ruolo propulsivo alla Rai anche attraverso un maggior rispetto degli obblighi derivanti dal nuovo Contratto di Servizio tra Stato e Rai (con un coinvolgimento più attivo del Mibac nella stesura del prossimo Contratto: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali deve sedere da pari al tavolo delle trattative, insieme al Ministero delle Comunicazioni).

Ma occorre anche una riforma dell’Accademia Nazionale Silvio D’Amico, congiuntamente ad un monitoraggio qualitativo da parte della Dg del Mibac dell’offerta di formazione professionale nel settore e dei reali sbocchi di mercato.

Infine l’attività d’impresa che ruota intorno al teatro, che ha bisogno di un agevole accesso al sistema bancario; bisogna individuare delle linee di azione extra trattato di Basilea 2, mediante l’attuazione della riforma dell’Istituto per il Credito Sportivo, ma costituendo nel contempo un “fondo di garanzia” per anticipazioni bancarie a tasso agevolato, la delega alle finanziarie regionali dell’attività di tesoreria e di anticipazione non onerosa di una quota dei contributi statali e regionali, così come accade per l’erogazione di prestiti d’onore in favore dell’imprenditoria giovanile e la promozione di un accordo quadro con l’Abi – Associazione Bancaria Italiana, per attivare linee di credito ad hoc.

 

 

K4B.  E dell’ETI che ne facciamo?

 

Carlucci.     L‘Ente Teatrale Italiano ha una mission che oggi appare obsoleta, perché incentrata sulla distribuzione operata direttamente nei 4 teatri gestiti o in raccordo con i circuiti territoriali. L’onere di quest’attività, riferibile per il 75 % del bilancio ai costi di gestione delle strutture e del relativo personale, pregiudica ogni possibilità di realizzare progetti di promozione del teatro e della danza in tutto il Paese, di sostegno ai nuovi talenti e di realizzazione di costruttivi scambi culturali con l’estero.

La soluzione sta nella dismissione dei teatri gestiti e del relativo personale agli Enti Locali di riferimento o a imprenditori privati, nell’allocazione delle risorse verso l’ampliamento del mercato teatrale e la promozione presso il pubblico, il sostegno all’innovazione, al teatro per l’infanzia ed alla nuova drammaturgia, nonché nella ridefinizione dell’ETI come luogo di concertazione fra Stato, Regioni, Province e Comuni per la definizione di progetti e l’individuazione di specifiche priorità di intervento, di definizione di intese istituzionali con il mondo della scuola, dell’università e dell’informazione. Considerazioni a parte riguardano Biennale di Venezia e Inda per le quali il disegno di legge prevede specifiche azioni.

 

 

K4B.  Dopo il teatro, la musica; anche qui si tratta, credo, di rinverdire l’antica tradizione italiana, ce la faremo?

 

Carlucci.     Per il settore della musica i problemi derivano innanzitutto dal fatto che i conservatori musicali sono staccati dal mercato. Nel 90% dei casi, gli allievi diplomati sono destinati alla disoccupazione intellettuale. Senza un preciso nesso con il mercato musicale del lavoro, questi studi sono incredibilmente fini a se stessi, pur impegnando risorse che superano per entità lo stesso Fus.

Gli interventi atti a risolvere questa situazione consistono nel rapportare l’attività formativa dei Conservatori, il cui numero va ridotto attraverso accorpamenti per aree geografiche, alle reali prospettive occupazionali del mondo del lavoro, per evitare, ripeto, ulteriore disoccupazione intellettuale.

E poi conta la valorizzazione del tessuto connettivo della cultura musicale nel nostro Paese; pensi ai teatri di tradizione, alle associazioni musicali e ai festival, per fare qualche esempio. Bisogna promuovere una sana concorrenza e sinergie, sia in termini artistici che economici, con le Fondazioni lirico-sinfoniche. Ma, su tutto, occorre fare due cose. La prima è introdurre specifiche agevolazioni economiche, fiscali ed amministrative al settore, per consentire il più ampio utilizzo dei luoghi di spettacolo, straordinario veicolo di diffusione della cultura musicale presso i giovani. La seconda è promuovere il prodotto fonografico realizzato su qualsiasi supporto, riconoscendo un credito d’imposta, maggiorato, per la produzione di opere prime e seconde di artisti italiani emergenti.

 

 

K4B.  Infine la Danza: la più regale delle espressioni artistiche. Anche qui, possiamo rilanciare una tradizione che ci ha visto spesso protagonisti nel mondo?

 

Carlucci.     Quello della danza è un settore storicamente trascurato, in Italia. Si avverte fortemente la necessità di un maggior sostegno al settore attraverso un significativo incremento della quota Fus, che allinei la situazione italiana ai migliori casi dell’Unione Europea. Poi ci manca un qualcosa che potremmo definire come la Compagnia nazionale della danza, che unisca i corpi di tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche. Infine, anche qui, va reclamato un ruolo preciso di promozione della danza nella programmazione RAI, ancora una volta in linea con quanto previsto dal Contratto di servizio. Occorrerebbe infine programmare in maniera multidisciplinare sale di pubblico spettacolo, sostenere un’adeguata promozione internazionale, estendere alle scuole di danza, naturalmente solo a quelle qualificate, le agevolazioni fiscali previste per le associazioni sportive dilettantistiche ed effettuare una revisione della disciplina pensionistica per i ballerini.

 

 

K4B.  Dimenticavo il cosiddetto spettacolo viaggiante, il circo, che fa sognare grandi e piccini…


Carlucci.     Riguardo al cosiddetto spettacolo viaggiante, emerge invece la necessità di modernizzare l’immagine del settore attraverso strategie mirate di comunicazione e marketing. La tradizione circense va promossa innanzitutto con una specifica attività formativa di addestramento e aggiornamento professionali, quindi sviluppando iniziative promozionali come festival nazionali e internazionali ed attività editoriali, tutte orientate all’obiettivo di diffondere e consolidare la tradizione circense italiana. Anche qui non bisogna dimenticare che il circo è fatto da imprese e vanno studiate forme di detassazione e crediti d’imposta per il ripristino delle strutture e per l’acquisto di nuovi impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali, nonché di individuare specifiche aree attrezzate sul territorio, ovviamente d’intesa con gli Enti Locali.

 

 

K4B.  Infine il cinema, la madre di tutte le battaglie. Cinema italiano in crisi, cinema italiano in grande spolvero. Come stanno le cose e poi, essenzialmente, cosa si dovrà fare secondo lei delle tante risorse pubbliche destinate al cinema?

 

Carlucci.     Parlando di cinema dobbiamo fare una premessa “ideologica”, se mi permette. E’ fondamentale fare tesoro dell’esperienza di quei Paesi che considerano la cinematografia e l’audiovisivo, oltre che un mercato, uno tra gli strumenti più efficaci per la diffusione della conoscenza della cultura e dei valori di una nazione, oltre che uno strumento di marketing internazionale (“made in Italy”).

In Italia si percepisce l’urgenza di una legge di sistema per il rinnovamento di un meccanismo è atipico e soffocato dagli stretti confini di una legislazione di comparto, concepita unicamente come sostegno all’opera.

Oggi l’intervento dello Stato si prospetta sotto una duplice forma. Da una parte indiretto, con un ampliamento delle misure per attrarre investimenti, detassare e concedere crediti d’imposta all’intera filiera. Dall’altra diretto, finalizzando la quota cinema del Fus alla produzione, distribuzione e diffusione delle opere prime, alla ricerca e sperimentazione di nuovi formati per le nuove piattaforme di distribuzione.

Cosa fare? Una razionalizzazione delle strutture attraverso Cinecittà Holding, riunendo in una sola società (aperta ai privati, ma con lo Stato comunque socio di maggioranza) tutte le attività del Gruppo e fondendo Cinecittà e il Centro Sperimentale di Cinematografia in una Società nazionale per la promozione del Cinema e dell’Audiovisivo, specializzata nelle attività di archiviazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo nazionale (sul modello dell’Ina francese), poi di formazione artistico-tecnica-gestionale, quindi di produzione di opere prime, infine di sperimentazione e ricerca anche nella individuazione di nuovi formati destinati alle nuove piattaforme di distribuzione fisse  e mobili.

 

 

K4B.  Questo ci sposta sul terreno della distribuzione…

 

Carlucci.     Esatto. Direi distribuzione e territorio. Qui si deve liberalizzare l’apertura dei cinematografi fino a 2.500 posti, ma con una rinnovata avocazione allo Stato centrale di una complessiva azione di controllo e di coordinamento di sistema, di verifica e di controllo rispetto alle istanze di apertura di nuove sale cinematografiche, tutte cose da effettuare in base ad accurate analisi di marketing, nazionali e locali, sempre con l’obiettivo di stimolare l’offerta di cinema italiano ed europeo.

Un altro supporto al settore, e qui scatta il territorio, può venire dall’attivazione di sinergie con il turismo, con le attività produttive, con le Film Commission da parte di Cinecittà Holding delle Film Commission regionali.

 

 

K4B.  E i rapporti tra cinema e TV?

 

Carlucci.     Quanto alla distribuzione su piccolo schermo, è necessaria l’introduzione di un obbligo di contrattazione separata dei diritti primari e secondari e di un codice di condotta da parte dei broadcaster, oltre che un’implementazione che renda efficace l’Albo dei produttori indipendenti, gestito da Agcom d’intesa con la Dg Cinema del Mibac.

Il “contratto di servizio” tra Ministero delle Comunicazioni e RAI va monitorato con rigore. Parallelamente siamo sempre più immersi nella Società dell’Informazione e dei contenuti digitali ed emerge l’urgenza di un’estensione delle competenze della Dg Cinema anche all’audiovisivo non cinematografico, magari ridenominandola Direzione Generale per il Cinema, l’Audiovisivo, i Contenuti Multimediali. E la Direzione può fungere da cabina di regia anche rispetto agli interventi degli altri dicasteri competenti: Sviluppo Economico, Affari Esteri, Commercio con l’Estero, soprattutto per quanto riguarda le ricadute in termini di promozione internazionale.

Ma forse l’aspetto più rilevante di questa tematica è il rapporto tra Cinecittà e RAI.

 

 

K4B.  Più in dettaglio pensavo ai rapporti tra RAI e Cinecittà, di cui spesso ha parlato…

 

Carlucci.     È indispensabile e, vorrei aggiungere urgente, la nascita di una relazione virtuosa tra i due soggetti, per superare la frammentarietà di un gruppo che trova nella dispersione delle energie professionali e decisionali grave ostacolo alla propria crescita e mostra patologie di efficacia e efficienza. La RAI deve divenire, a mio parere, socio di Cinecittà, cercando la massima sinergia tra i due soggetti chiamati a svolgere “servizio pubblico” rispettivamente nel settore televisivo e cinematografico.

Cinecittà può divenire il “braccio operativo” del Ministero in materia di formazione, archivi, sperimentazione, ricerca, promozione. Ruolo primario sarà, ad esempio, la finalità istituzionale di distribuire le opere prime finanziate dal Fus, non in proprio, ma attraverso partnership con privati con precise politiche di marketing, che sarà fondamento della funzione di assistenza tecnica alle diverse fasi del processo produttivo, attraverso l’erogazione dei servizi offerti da Cinecittà Studios (di cui andrà acquista la maggioranza del pacchetto azionario), a chiunque risulti destinatario di finanziamenti diretti e indiretti dello Stato.

All’interno della “mission” di Cinecittà, va prevista una tecno-struttura agevole, gestita insieme alle associazioni imprenditoriali (Anica, Apt), per la promozione del cinema e dell’audiovisivo italiano nel mondo, dotata di risorse adeguate (non come per Film Italia), sul modello Unifrance.

La produzione documentaristica va rafforzata ed ottimizzata  come  punto inequivocabile di identità del gruppo pubblico.

Inoltre, è necessario valorizzare e ottimizzare tecnologicamente l’archivio storico del Luce, patrimonio culturale del Paese e simbolo di riconoscibilità internazionale, la cui attività andrebbe estesa alla catalogazione, restauro, conservazione e digitalizzazione del materiale audiovisivo prodotto anche dallo spettacolo dal vivo (Archivio Mediateca della Cultura Italiana), così come agli archivi televisivi nazionali (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media) ed anche locali.

 

 

K4B.  In questi giorni c’è stata un po’ di polemica sulla stampa a proposito del Centro Sperimentale di Cinematografia; che valutazioni dà?

 

Carlucci.     Il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) è un caso sintomatico delle patologie dell’intervento diretto dello Stato, è opportuno citarlo. Ha una dotazione annua da parte dello Stato di 11 milioni di euro, di cui 9 milioni vengono utilizzati per la gestione, e solamente 2, effettivamente vengono destinati alla formazione. 

Anche in questo caso, l’assenza di analisi di efficacia/efficienza e di un’analisi critica del ruolo nel mercato pregiudica seriamente la possibilità di ottimizzare la vera “mission” del Centro che, all’interno della riformata Cinecittà, deve porsi come Alta accademia nazionale di formazione professionale, artistica, tecnica, gestionale e luogo di ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi.

Il Csc verrebbe così incorporato nella nuova Società nazionale per la promozione del cinema e dell’audiovisivo e diverrebbe luogo di alta formazione professionale, con il coinvolgimento anche dei broadcaster.

Le iniziative di eccellenza che la presidenza Alberoni ha messo in atto ( la sezione per i cartoni animati a Torino) andranno premiate. 

 

 

K4B.  Lei ha fatto prima un riferimento diretto ai contenuti digitali, che appaiono oggi l’anello debole della catena, se guardiamo al fenomeno della pirateria o meglio della criminalità audiovisiva…

 

Carlucci.     Si, dobbiamo avviare un efficace Piano nazionale di lotta alla pirateria cinematografica, fonografica, audiovisiva, con l’introduzione di una normativa che incrementi le pene e preveda l’espulsione immediata per i cittadini extra-comunitari che fanno illecito commercio di opere dell’ingegno cine-fono-video. Guardo alle soluzioni messe in atto in Francia con particolare attenzione. Promuovere una cultura della prevenzione forse non basta. Auspico una vigilanza attiva anche da parte di tlc e provider.

 

 

K4B.  Doveva essere una chiacchierata ed è venuto fuori un trattato programmatico sul settore. Possiamo riassumere le missioni principali per lo spettacolo?

 

Carlucci.     Certamente, sono 7 e posso elencargliele rapidamente.

La strategicità del patrimonio culturale come “patto per lo sviluppo culturale“: Stato, Regioni ed Enti locali a servizio della creatività, di una cultura dinamica e libera.

Il rilancio del mercato mediante pluralismo espressivo e imprenditoriale, competitività, libera concorrenza, pari opportunità.

La scelta di rendere il pubblico protagonista, mettendolo al centro della scena: l’educazione e le nuove tecnologie a servizio della promozione e della formazione del pubblico, con un ruolo preciso della Rai.

Il welfare per una dignità professionale da tutelare e riconoscere.

Lo sfruttamento di creatività e formazione per una piena occupazione mediante opportunità ed agevolazioni per l’evoluzione e la specializzazione dei profili professionali e sostegno al talento.

Un piano nazionale per le strutture e la creazione di cittadelle della cultura con le sale protagoniste della rinascita culturale e sociale delle nostre città.

Una riforma per lo sviluppo ristrutturando il Fus e rivedendo i criteri di finanziamento pubblico: cinema e spettacolo dal vivo per affermare il “modello Italia” ed una “nuova frontiera” delle istituzioni culturali, efficienti e libere.

 

 

K4B.  Vogliamo lanciare la parola d’ordine cui si ispirerà nella sua azione parlamentare per realizzare questi obiettivi così impegnativi?

 

Carlucci.     Certo, eccola: riformare l’intervento dello Stato, modernizzando e liberalizzando, per spendere meglio, non meno; ma parallelamente sostenere l’operatività delle imprese di settore e, su tutto, sviluppare la creatività e il talento degli artisti e di tutti coloro che lavorano in questa magnifica industria, che è il nostro nutrimento dell’anima, e il migliore veicolo internazionale dell’immagine del Paese e del nostro “made in Italy”.

 

 

  

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