Vodafone in trattative per lasciare la Svizzera. Il gruppo punta ai Paesi emergenti e al social networking

di Alessandra Talarico |

Europa


Vodafone

Il Consiglio federale elvetico, azionista di maggioranza dell’operatore telefonico Swisscom ha dato il via libera al riacquisto del pacchetto di azioni che la britannica Vodafone detiene in Swisscom Mobile.

 

Vodafone controlla attualmente il 25% dell’operatore telefonico svizzero, quota acquista nel 2000 per 4,5 miliardi di franchi svizzeri.

I dettagli finanziari della transazione non sono ancora stati rivelati, ma secondo gli analisti si aggirerebbe intorno ai 3 miliardi di dollari.

 

L’operazione, secondo le valutazioni del governo non impatterà sulle finanze del gruppo, garantendo anzi, oltre a vantaggi finanziari, anche “l’ottimizzazione della struttura, di bilancio e un miglior posizionamento nell’attuazione della sua strategia, specie riguardo ad offerte convergenti”, ha sottolineato Swisscom in una nota.

 

Nel caso di un esito positivo delle trattative, ha spiegato ancora il gruppo elvetico, “il limite di indebitamento di Swisscom corrisponderebbe a un multiplo di uno e mezzo dell’EBITDA, garantendo quindi un’elevata flessibilità strategica”.

 

La società, di cui il governo controlla una quota intorno al 58%, ha dichiarato inoltre di voler proseguire la collaborazione con Vodafone “sulla base di uno specifico accordo commerciale”.

 

La vendita dell’asset, acquisito al culmine della creazione dell’impero Vodafone, si inserisce nella strategia di ri-posizionamento varata dal gruppo britannico per meglio affrontare le pressioni della concorrenza, della regolazione e delle nuove tecnologie.

 

Il gruppo, che comincia a vedere i primi frutti della contestata strategia di Arun Sarin, nel corso dell’ultimo anno ha attuato molti cambiamenti allo scopo di ottimizzare il proprio portfolio asset, cedendo la filiale mobile giapponese Vodafone KK al provider Internet Softbank per 8,9 miliardi di sterline – 6 dei quali sono stati resi agli azionisti – e uscendo dal mercato belga con la cessione della quota del 25% detenuta in Proximus a Belgacom per 1,4 miliardi di sterline.

 

Non è ancora chiaro come e dove verranno investiti i proventi di questa cessione, ma il gruppo – che ha chiuso il primo semestre di quest’anno con ricavi in crescita del 4,1% a 15,6 miliardi di sterline e un margine operativo lordo in aumento del 2,8% a 6,24 miliardi – alla presentazione dei risultati ha lasciato intendere di voler procedere a investimenti ‘selezionati’ nei mercati emergenti dell’area EMAPA (Europa orientale, Medio Oriente, Africa, Asia Pacifico).

 

Sarin si è anche sbilanciato dichiarando apertamente un interesse nei confronti della rivale britannica 3 UK, nel caso la società fosse messa in vendita.

 

Per quanto riguarda invece il piano dei contenuti mobili, la società starebbe trattando con una serie di società di social networking per portare i servizi dei popolari siti – MySpace e Facebook per citare i due più in voga – anche sul telefonino.

 

Secondo il Ceo, le applicazioni avanzate legate al social networking, all’advertising mobile e ai video, “genereranno il 10% dei profitti entro i prossimi 3 o 4 anni”.

 

Stime un po’ troppo ottimistiche, secondo gli analisti, che hanno già in un certo senso decretato l’imminente declino di questi siti, almeno come sono concepiti ora, e sono ancora più scettici quando si parla di trasporne il modello di business sui telefonini.

 

Fino ad ora, le società di telefonia mobile si sono dimostrate riluttanti ad aprire le porte a servizi offerte da terze parti – come le web company – ma la popolarità di questi siti e la necessità di trovare nuovi e attraenti servizi, hanno fatto cambiare idea agli operatori che vedono ora nella convergenza un percorso inevitabile.

Per Sarin, dunque, non c’è alcun rischio e se anche ci fosse, varrebbe la pena correrlo, per non perdere una ghiotta opportunità di crescita.

 

   

 

27 novembre 2002 – 27 novembre 2006

 

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