Roaming, i regolatori europei contrari all’intervento sulle tariffe al dettaglio: ‘Nessun beneficio per i consumatori’

di Alessandra Talarico |

Unione Europea


Roaming

L’European Regulators Group, il gruppo di regolatori che assiste la Commissione nel processo di applicazione delle direttive comunitarie in fatto di comunicazioni elettroniche, si è pronunciato sulla spinosa questione del roaming internazionale, dopo che la Commissione europea ha ribadito la necessità di adottare un regolamento per forzare la riduzione dal 40 al 60% delle tariffe.

 

In un documento appena pubblicato, il gruppo di regolatori europei ha fatto sapere di sostenere in pieno l’obiettivo della Commissione di una regolazione che porti a una sostanziale riduzione delle tariffe di roaming al dettaglio.

L’ERG ricorda inoltre che l’iniziativa della Commissione ha già prodotto un importante risultato: molti operatori, da Vodafone a T-Mobile, hanno infatti avviato un processo di riduzione dei prezzi.

 

Nonostante il sostanziale appoggio alla Commissione, l’ERG esprime però alcune riserve sui meccanismi regolatori proposti e continua a caldeggiare una regolazione dei prezzi all’ingrosso più che di quelli al dettaglio.

 

“La regolazione al dettaglio – spiega l’ERG – ha spesso conseguenze inattese ed è in conflitto con l’approccio regolamentare della Ue”.

Inoltre l’ERG si dice ‘preoccupato’ circa la struttura di regolazione al dettaglio proposta dalla Commissione e ha perciò deciso di fornire alcuni suggerimenti, tra cui una diversa formulazione dell’intervento regolatorio e la sua implementazione solo nel caso in cui le riduzioni all’ingrosso non si riflettano sui consumatori finali.

 

“Le tariffe di roaming sono troppo alte e non rappresentano attualmente un comportamento leale tra clienti e operatori”, ha spiegato il presidente dell’ERG, Kip Meek.

 

“Condividiamo il desiderio della Commissione di continuare a ridurre i prezzi, ma crediamo altresì che questo sia possibile attraverso una regolazione all’ingrosso, tenendo comunque in riserva una regolamentazione per i prezzi al dettaglio”, ha aggiunto Meek.

 

La proposta della Commissione prevede l’applicazione del principio della tariffa domestica, in base al quale un utente che viaggia in un altro paese dell’UE verrebbe a pagare lo stesso prezzo che paga di solito nel proprio paese di residenza: pagherebbe o una tariffa locale quando effettua una telefonata locale, indipendentemente da dove si trovi nell’UE (ad esempio per chiamare un taxi a Madrid) o una normale tariffa internazionale per le chiamate effettuate verso un altro paese dell’ UE, indipendentemente da dove si trovi nel territorio comunitario (ad esempio per chiamare casa quando è in vacanza).

 

L’applicazione del principio ‘Home Pricing’ non produrrebbe riduzioni significative nei prezzi al dettaglio: per l’ERG, invece, bisogna intervenire sui prezzi all’ingrosso, imponendo un tetto massimo sulle tariffe che gli operatori si praticano a vicenda per l’uso delle reti. Questo tetto potrebbe essere fissato a circa 0,30 centesimi di euro, rispetto agli attuali 0,75 centesimi.

 

Bisognerebbe inoltre fissare e mantenere un indice aggiornato delle tariffe del roaming internazionale per dimostrare chiaramente se le riduzioni all’ingrosso abbiano o meno avuto l’effetto di ridurre i costi per i consumatori e consentire alle Autorità di regolazione nazionale la flessibilità per imporre dei tetti dove necessario.

 

Anche la proposta della Commissione include una regolazione delle tariffe all’ingrosso e l’ERG “apprezza la decisione”, nonostante i meccanismi non siano proprio quelli che il Gruppo raccomanderebbe.

 

Venerdì 12 maggio, intanto, è terminate l’ultima fase di consultazioni sulla proposta della Commissione, che dovrebbe essere pronta per l’estate.

“La riduzione delle tariffe di roaming riveste un’importanza fondamentale per la competitività dell’Europa”, ha ribadito più volte il Commissario Ue ai media e alla società dell’informazione Viviane Reding.

“L’utilizzo del telefono cellulare all’estero deve smettere di essere un pretesto per l’imposizione di tariffe eccessive e deve diventare, invece, un utile servizio a chi viaggia per lavoro e per vacanza in uno qualsiasi dei 25 Stati membri dell’UE”.

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