L'iniziativa

Fastweb + Vodafone e Polizia di Stato, al via il podcast dedicato alle donne contro la violenza di genere online

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“Quel corpo non è il mio” è il nuovo podcast della Polizia di Stato e Chora Media, in collaborazione con Fastweb + Vodafone, che racconta la storia vera di un gruppo di ragazze la cui immagine è stata utilizzata per creare deepfake pornografici, a partire dal racconto di una di loro.

Gabrielli: “Si può intervenire in modo anticipato”

“Oggi la Polizia di Stato e Fastweb + Vodafone presentano un progetto dedicato alle donne, un progetto che parla ai giovani utilizzando lo strumento del podcast attraverso il quale vengono raccontate storie vere, storie di violenza, di violenza digitale, ma che spesso purtroppo preannunciano una violenza vera, come quella fisica. Storie di controllo, di morbosità e di georeferenziazione piuttosto che di utilizzo dell’intelligenza artificiale per violare quelle che sono le proiezioni moderne dei nostri diritti individuali, della nostra libertà sessuale e della nostra libertà individuale”. Così Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, a margine della presentazione del podcast di Chora Media “Quel corpo non è mio”, sui temi della violenza di genere e del femminicidio che si è tenuta a Roma presso Sala della Sacrestia della Camera.

“Far conoscere queste storie – ha aggiunto Gabrielli – significa per noi dare modo alle persone di capire che c’è possibilità di intervento anticipato, evitando così situazioni più gravose, rischi o violenze successive”. Il crimine digitale di questo tipo si manifesta con l’anonimato e il nick name dell’aggressore, in una dimensione transnazionale (recuperare il server d’origine è complesso), mentre le persone vittime vengono spogliate con l’AI come dimostrato dai casi di Phica.net e il famigerato forum sessista “Mia moglie”.

C’è da dire che nel nostro ordinamento la georeferenziazione e il controllo dei nostri smartphone è già un reato.

Violenza online colpisce persone reali

“La violenza di genere online colpisce persone reali, incidendo profondamente sui loro diritti, sulla dignità e sul benessere psicologico, e la rete, con la capacità di diffondere e far riemergere immagini e contenuti nel tempo, può amplificare ulteriormente questo impatto, con effetti anche molto gravi. Per questo la prevenzione e il contrasto di questo fenomeno rappresenta un impegno costante per la Polizia Postale: è fondamentale innalzare il livello di consapevolezza offrendo strumenti concreti per riconoscere tempestivamente i segnali di queste forme di violenza, che possono rappresentare ulteriori proiezioni di comportamenti persecutori o aggressivi anche al di fuori della dimensione digitale”, ha aggiunto Gabrielli.

Semenzato: “La cosa più importante è denunciare” 

La presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, Martina Semenzato ha promosso l’iniziativa nell’ambito del taccuino degli appuntamenti “Nuovi linguaggi contro la violenza di genere”, per stimolare il dibattito e sensibilizzare il pubblico sulla questione della violenza di genere e del femminicidio.

“La violenza di genere online è esplosa negli ultimi mesi – ha detto Semenzato – il fenomeno emerge in tutta la sua gravità dall’inchiesta sul femminicidio che abbiamo appena chiuso dopo 8 mesi che abbiamo condotto dalla scorsa estate, con 40 audizioni e 150 pagine di testimonianze. Quello che ci ha colpito di più è lo stato di smarrimento e rabbia delle vittime colpite dalla violenza via web, che viaggia velocissima con l’uso dell’AI e le difficoltà enormi per togliere immagini di nudo contraffatte, deep fake che sono del tutto analoghe ad una violenza domestica. La cosa più importante è denunciare, la nostra polizia postale è chirurgica contro i leoni da tastiera”.

Semenzato: “Violenza online è reale a tutti gli effetti”

“Questa iniziativa è molto importante perché aiuta a tradurre l’esperienza della Commissione che presiedo e del filone di inchiesta dedicato alla dimensione digitale in strumento concreto. La nuova violenza di genere online è violenza reale a tutti gli effetti, subdola e devastante, con gravi ripercussioni psicologiche e sociali, che richiede educazione digitale precoce e un riconoscimento culturale del virtuale come spazio di relazione. Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali della violenza digitale e a non restare in silenzio, ma denunciare. Sulla violenza online rimangono fondamentali inoltre i temi della responsabilità, della trasparenza e dell’identità. Un passo avanti è stato fatto con la legge 132/2025 in particolare con l’Art. 612-quater c.p. (Illecita diffusione di contenuti IA) che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi diffonde, senza consenso, deepfake (immagini, video, voci) creati con IA, capaci di ingannare e causare un danno ingiusto”, ha aggiunto Semenzato.

De Gioia: “Attenzione al fenomeno del super diffusore involontario”

E’ evidente, ha detto Valerio de Gioia, Consigliere Corte d’Appello di Roma e Consulente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, che sia necessario lavorare di più sul diritto all’oblio e sul fenomeno boomerang del “super diffusore involontario”, ovvero di colui che non volendo crea un danno maggiore in termini di popolarità a fatto di violenza online, parlandone magari, come è capitato nel caso di alcuni giornalisti che, loro malgrado, hanno contribuito a diffondere la popolarità di forum e siti sede di violenze online.

De Gioia ricorda che la lacuna del nostro ordinamento, che lasciava fuori dal reato di revenge porn la fattispecie del deep nude, vale a dire la costruzione di un falso nudo tramite AI, è stata superata dall’articolo 612 quater, con un regime sanzionatorio importante.

Renna (Fastweb + Vodafone): “Da anni investiamo per contrastare ogni forma di violenza”

“Contrastare la violenza di genere significa assumersi una responsabilità concreta: costruire ambienti di lavoro sicuri, offrire strumenti di supporto, formare le persone e promuovere una cultura del rispetto anche negli spazi digitali. Da anni investiamo con determinazione in iniziative di prevenzione e contrasto di ogni forma di violenza, online e offline, anche attraverso politiche interne che supportino le persone ed i loro famigliari”, ha dichiarato Walter Renna, CEO Fastweb + Vodafone.

Di Feliciantonio (Fastweb + Vodafone): “Controllo dello smartphone non è normale, percezione del 40% dei ragazzi falsata”

Lisa Di Feliciantonio, Chief Communication & sustainability officer di Fastweb + Vodafone, sottolinea che “l’importanza della denuncia in questi casi è fondamentale. In base ai dati di lacune recenti ricerche di Ipsos e Istat su geolocalizzazione e stalking, emerge che il 65% dei ragazzi fra i 14 e i 19 anni ha subito qualche forma di controllo digitale di questo tipo e la cosa che mi colpisce di più è che il 40% dei ragazzi considera normale il fatto che qualcuno ti controlli lo smartphone. Serve una percezione totalmente diversa di questi fenomeni”.

Poma: “Il podcast è un mezzo sicuro”

“Il mezzo podcast, per la sua natura di racconto audio intimo e autentico, rappresenta uno spazio sicuro per chi ha la forza di condividere la propria esperienza di abuso. Pur restando anonime, grazie a una semplice alterazione della voce, le testimonianze restano potenti e importanti e hanno la forza di far sentire meno sole le persone che ascolteranno e che hanno attraversato esperienze simili”, ha commentato Sara Poma, Responsabile Editoriale Chora e Will.

“Quel corpo non è il mio” è disponibile dal 18 marzo su  SpotifyApple PodcastYouTube Music e Amazon Music 

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