diplomazia dei dati

Cloud, Reuters: “Rubio ai diplomatici, contrastare la sovranità digitale UE”

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Il Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio invita i diplomatici statunitensi a contrastare le norme europee sulla sovranità dei dati, riaccendendo lo scontro transatlantico tra deregolamentazione americana e tutela europea della privacy digitale.

Washington rilancia sulla libera circolazione dei dati: Rubio scrive ai diplomatici e punta dritto alla sovranità digitale europea

I dati sono il nuovo petrolio. Quante volte l’abbiamo sentire dire e l’abbiamo letto in questi ultimi anni. Eppure, a pensarci bene, i dati sono molto più preziosi dell’oro nero, perché sono rinnovabili, riutilizzabili e a basso costo di trasporto. Consentono di alimentare società tecnologiche gigantesche e soprattutto sono la principale risorsa per sviluppare il più rapidamente possibile l’intelligenza artificiale (AI). Ne nasce, inevitabilmente, una questione di sovranità.

I dati plasmano i mercati digitali, definiscono i rapporti di forza tra imprese e tra Stati. Non sorprende, dunque, che siano diventati terreno di scontro geopolitico. È in questo contesto che si inserisce il documento del Dipartimento di Stato statunitense del 18 febbraio, firmato dal Segretario di Stato Marco Rubio, che segna un ritorno a un approccio più conflittuale nei confronti delle iniziative straniere di “sovranità dei dati” e “localizzazione dei dati”.

Nella comunicazione interna, indirizzata ai diplomatici americani nel mondo, si legge nell’articolo della Reuters scritto da Raphael Satter e Alexandra Alper, l’amministrazione Trump invita esplicitamente a contrastare quelle che definisce “normative inutilmente gravose”, come gli obblighi di localizzazione dei dati, ritenute capaci di “interrompere i flussi globali di dati, aumentare costi e rischi di cybersicurezza, limitare i servizi di intelligenza artificiale e cloud, ed espandere il controllo governativo in modi che possono minare le libertà civili e favorire la censura”.

Il messaggio è chiaro: Washington intende difendere la libera circolazione transfrontaliera dei dati come pilastro della propria strategia economica e tecnologica globale.

Nel mirino USA l’Europa e il suo GDPR

Secondo molti osservatori, il documento segnala una discontinuità rispetto ai tentativi, in passato, di trovare compromessi con gli alleati europei. Se in precedenza l’approccio era più orientato al dialogo e alla ricerca di soluzioni condivise, oggi la linea appare più assertiva. Il Dipartimento guidato da Rubio parla esplicitamente di una “politica internazionale dei dati più assertiva” e incarica le ambasciate di monitorare e contrastare le proposte che limitano i flussi di dati verso l’estero.

Nel mirino c’è soprattutto l’Europa, dove le iniziative sulla sovranità digitale hanno preso piede negli ultimi anni. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), in vigore dal 2018, ha imposto restrizioni al trasferimento dei dati personali fuori dall’Unione europea e ha portato a sanzioni significative nei confronti di grandi aziende tecnologiche statunitensi. Nel documento del Dipartimento di Stato, il GDPR viene citato come esempio di normativa che impone “restrizioni inutilmente gravose” sul trattamento dei dati e sui flussi transfrontalieri.

Per Washington, queste regole rischiano di compromettere la competitività delle imprese americane, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale, dove l’accesso a enormi quantità di dati è un fattore decisivo.

IA, potere e sovranità

La questione è eminentemente geopolitica. Le principali aziende di AI sono statunitensi e i loro modelli si nutrono di grandi volumi di dati, spesso raccolti su scala globale. Limitare la circolazione dei dati significa, dal punto di vista americano, limitare la capacità di innovazione e il vantaggio competitivo di queste imprese.

Dall’altra parte, l’Unione europea guarda alla sovranità dei dati come a uno strumento di tutela della privacy, di difesa dei diritti fondamentali e di riduzione della dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Le preoccupazioni europee riguardano non solo la protezione dei dati personali, ma anche i rischi di sorveglianza e l’asimmetria di potere nei confronti dei grandi colossi digitali.

Il risultato è un confronto a tratti aspro e sempre più profondo tra due visioni contrapposte: da un lato, la deregolamentazione e la promozione della libera circolazione dei dati come motore di crescita e innovazione; dall’altro, la regolazione come strumento di protezione dei cittadini e di affermazione dell’autonomia strategica.

Il precedente del Digital Services Act

Non è la prima volta che il Dipartimento di Stato guidato da Rubio interviene direttamente sul fronte regolatorio europeo. Lo scorso anno, il Segretario di Stato aveva già incaricato i diplomatici americani di mobilitarsi contro il Digital Services Act (DSA), la normativa europea che obbliga le grandi piattaforme a rimuovere contenuti illegali, come materiale estremista o pedopornografico, e a rafforzare i controlli sui propri servizi.

Anche in quel caso, Washington aveva letto l’iniziativa europea come un potenziale ostacolo alla libertà di espressione e all’operatività delle imprese statunitensi. Il nuovo documento riportato dalla Reuters si inserisce dunque in una strategia più ampia, volta a contrastare l’espansione della regolazione digitale europea.

La competizione con la Cina

La comunicazione interna del Dipartimento USA richiama anche la competizione con la Cina, accusata di combinare progetti infrastrutturali tecnologici con politiche restrittive sui dati, così da estendere la propria influenza e capacità di accesso alle informazioni a fini strategici. In questo senso, la battaglia sulla governance dei dati non è solo transatlantica, ma globale.

Gli Stati Uniti promuovono forum come il Global Cross-Border Privacy Rules Forum, nato nel 2022 con diversi partner internazionali, per sostenere la libera circolazione dei dati accompagnata da standard di protezione condivisi. L’obiettivo è costruire un’architettura alternativa a modelli considerati troppo restrittivi o strumentali al controllo statale.

Verso nuove tensioni transatlantiche?

Quanto sta accadendo tra USA e Ue conferma che la diplomazia dei dati è ormai una componente centrale della politica estera americana. La posta in gioco non riguarda soltanto le regole del mercato digitale, ma il controllo delle infrastrutture informative e delle risorse che alimentano l’intelligenza artificiale.

Se i dati sono il nuovo petrolio, allora le rotte attraverso cui scorrono, cioè le infrastrutture critiche (come i data center), diventano strategiche quanto gli oleodotti. E come accade per le risorse energetiche, anche sui dati si costruiscono alleanze, si accendono contese e si negoziano compromessi.

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