Secondo un’analisi di Moody’s, la domanda crescente di infrastrutture digitali alimentata dall’espansione dell’AI e dal consumo di dati sempre più elevato richiederà investimenti straordinari nei data center, che potrebbero toccare la soglia dei 3.000 miliardi di dollari entro il 2030.
La relazione evidenzia come la necessità di capacità computazionale, archiviazione e connettività stia superando ogni precedente previsione, spinta in gran parte dallo sviluppo incessante di modelli avanzati di AI e dalle nuove esigenze delle piattaforme cloud.
Questo fabbisogno finanziario non include solo la costruzione di nuovi impianti, ma anche l’ammodernamento di quelli esistenti, l’incremento dell’efficienza energetica e l’adozione di tecnologie più sostenibili.
L’analisi tocca anche l’aspetto della distribuzione geografica degli investimenti, prevedendo una forte espansione nei mercati emergenti, nonché un’accelerazione nei progetti infrastrutturali nelle regioni tradizionalmente avanzate come Stati Uniti, Europa e Asia.
Tuttavia, Moody’s segnala rischi legati a carenze di energia elettrica, restrizioni normative e criticità ambientali che potrebbero rallentare i piani di crescita.
L’impennata della domanda di AI generativa e servizi cloud rappresenta un catalizzatore importante, ma al tempo stesso comporta costi di esercizio elevati, che renderanno strategica ogni decisione di investimento.
Il report solleva anche preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine del consumo energetico dei data center, che potrebbe superare le attuali capacità produttive in alcune aree.
L’intero settore si trova così di fronte a una sfida epocale: crescere rapidamente, ma con attenzione all’impatto ambientale, alla sicurezza energetica e alla resilienza infrastrutturale.
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Il ‘Google della Corea del Sud’ propone un’alternativa AI agli Stati Uniti e alla Cina
Naver, colosso tecnologico sudcoreano spesso definito il ‘Google della Corea del Sud’, sta promuovendo attivamente le sue soluzioni AI e cloud come alternativa ai giganti statunitensi e cinesi, puntando soprattutto a mercati strategici come Medio Oriente e Sud-est asiatico.
Secondo Kim Yuwon, CEO di Naver Cloud, la società offre un vantaggio competitivo in termini di personalizzazione e sovranità dei dati, proponendosi come scelta preferibile per quei Paesi che temono intrusioni o dipendenze geopolitiche legate all’uso di infrastrutture americane o cinesi.
Mentre aziende come Amazon, Microsoft e Google detengono oltre il 60% del mercato globale del cloud, e Tencent e Alibaba dominano in Cina, Naver promette un approccio più su misura, gestendo l’intera ‘stack’ tecnologica, dai data center alle applicazioni, garantendo maggiore autonomia e controllo locale sui dati.
L’azienda sta espandendo la propria infrastruttura AI con un investimento di oltre 1 trilione di won (circa 690 milioni di dollari), compreso l’acquisto massiccio di GPU Nvidia Blackwell e la costruzione di un data center da 500 MW in Marocco.
Sono in corso progetti di AI ‘sovrana’ in collaborazione con governi locali: in Arabia Saudita si lavora su ‘gemelli digitali’ delle infrastrutture fisiche; in Thailandia si sviluppa un modello linguistico AI e un assistente turistico digitale; in Giappone si sperimenta un sistema che effettua chiamate di benessere agli anziani.
Tuttavia, alcuni esperti esprimono dubbi sull’espansione globale dell’azienda, ricordando i fallimenti passati di Naver nel rendere competitivo il suo motore di ricerca all’estero, a causa della mancanza di database locali sufficienti.
