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X sotto indagine in Francia e Gran Bretagna, Musk chiamato a testimoniare a Parigi

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Algoritmi, AI e deepfake: perché in Europa è messa sotto accusa la piattaforma social X di Elon Musk e la sua AI Grok. Le indagini in corso.

X sotto pressione in Francia e Regno Unito

X, il social network di Elon Musk, è finito al centro di una doppia offensiva giudiziaria in Europa. Da un lato la Francia, ha avviato una perquisizione negli uffici parigini della piattaforma; dall’altro il Regno Unito, dove le autorità stanno indagando sull’uso dei dati personali e sulla produzione di deepfake sessuali attraverso l’AI Grok, il chatbot sviluppato da xAI e integrato nell’ecosistema X.

Non si tratta di episodi isolati, ma di un’unica, grande questione: fino a che punto una piattaforma può spingersi nel nome della “libertà di espressione” senza violare leggi penali, diritti fondamentali e norme sulla protezione dei dati?

Il caso francese: dall’algoritmo ai reati penali

L’indagine francese è la più pesante. Avviata nel gennaio 2025, nasce dall’analisi dei contenuti raccomandati dall’algoritmo di X, sospettati di favorire la diffusione di materiale illegale. A luglio, l’inchiesta viene ampliata includendo Grok, l’AI di Musk, accusata di aver contribuito – direttamente o indirettamente – alla circolazione di contenuti illeciti.

Il passo successivo arriva ora: la procura di Parigi ha autorizzato una perquisizione negli uffici di X. I reati ipotizzati sono estremamente gravi:

  • complicità nella detenzione o diffusione organizzata di materiale pedopornografico;
  • violazione dei diritti d’immagine, in particolare tramite deepfake sessuali;
  • estrazione fraudolenta di dati da parte di un’organizzazione strutturata.

Per le autorità francesi non è solo un problema di moderazione dei contenuti, ma di responsabilità penale della piattaforma e dei suoi vertici. X respinge le accuse e parla di un’azione “politicamente motivata”, sostenendo che si tratti di un attacco alla libertà di espressione. Ma il segnale lanciato da Parigi è chiaro: gli algoritmi non sono più una zona grigia giuridica.

Musk e l’ex CEO Iaccarino convocati a testimoniare il 20 aprile 2026

Il procuratore capo di Parigi, Laure Beccuau, ha reso noto che Elon Musk, proprietario di X, e Linda Yaccarino, ex CEO della piattaforma, sono stati convocati a testimoniare il 20 aprile, “in qualità di responsabili di fatto e di diritto della piattaforma al momento dei fatti“, con l’obiettivo di poter presentare la loro versione e, se del caso, le misure di conformità legale previste, come riportato da RFI.

Oltre a Musk e Yaccarino, tra il 20 e il 24 aprile saranno convocati come testimoni anche diversi dipendenti di X.

L’indagine è stata avviata in seguito alle denunce dei deputati francesi, che hanno messo in guardia contro presunti algoritmi parziali che avrebbero potuto alterare il normale funzionamento del social network.

Le indagini in Gran Bretagna su Grok e i deepfake sessuali

Nel Regno Unito, il focus è diverso ma complementare. Qui l’attenzione si concentra su Grok e sulla sua capacità di generare immagini e video sessualizzati, spesso usando fotografie reali di donne senza consenso.

Ofcom, l’autorità per le comunicazioni, ha definito il caso “urgente”, ma ha ammesso di avere poteri limitati sui chatbot. A colmare questo vuoto è intervenuto l’Information Commissioner’s Office (ICO), che ha aperto un’indagine formale sull’uso dei dati personali da parte di Grok.

Il punto centrale è il rispetto del GDPR britannico:

  • da dove provengono i dati usati per addestrare o alimentare l’AI?
  • le persone ritratte nei contenuti deepfake hanno dato il consenso?
  • esistono salvaguardie tecniche efficaci per prevenire abusi?

Secondo l’ICO, le risposte finora non sono sufficienti. E il problema non è solo tecnologico, ma sistemico: l’integrazione sempre più stretta tra social network e intelligenza artificiale amplifica i rischi, rendendo gli abusi più rapidi, scalabili e difficili da fermare.

L’obiettivo delle indagini: responsabilità, non censura

Contrariamente alla narrazione di X, l’obiettivo delle autorità europee non è imbavagliare il dibattito pubblico. Il punto è un altro: stabilire se una piattaforma globale possa sottrarsi alle leggi nazionali ed europee invocando l’innovazione o la libertà di parola.

Francia e Regno Unito stanno cercando di:

  1. attribuire responsabilità legali agli operatori delle piattaforme, anche quando i contenuti sono generati o amplificati da algoritmi e AI;
  2. proteggere i diritti fondamentali, in particolare di minori e vittime di abusi digitali;
  3. testare i limiti del potere regolatorio di fronte a modelli di business basati su dati, engagement e automazione.

In filigrana c’è anche il Digital Services Act europeo, che impone obblighi stringenti su trasparenza algoritmica, gestione dei rischi sistemici e cooperazione con le autorità.

Uno scontro destinato a fare scuola e Durov (CEO di Telegram) dice la sua

Proprio in Francia nel 2024 aveva fatto scalpore l’arresto di Pavel Durov, CEO e fondatore di Telegram (che poi ha goduto della libertà vigilata). Un primo storico segnale per tutti i CEO delle grandi piattaforme digitali: è finita l’amnistia o l’immunità per i giganti del web.
Il caso X sembra continuare su questa strada.

L’occasione ha permesso a Durov di intervenire, accusando la Francia di non essere “un paese libero”, mostrano quanto il tema sia diventato ideologico: “è l’unica nazione che perseguita penalmente tutti i social network che danno alle persone un certo grado di libertà”.

Durov aveva già criticato il governo francese, sostenendo che il presidente Emmanuel Macron sta cercando di mettere a tacere le critiche online “trasformando l’Unione europea in un Gulag digitale”.
Le indagini e la giustizia faranno il loro corso, ma appare chiaro che ogni volta Bruxelles cerca di far rispettare le regole le grandi piattaforme tecnologiche insorgono invocando la libertà di internet e il cappio della censura. In gioco però, più che le libertà sembra ci siano più i grandi profitti.

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