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Wind-3 Italia: Vimpelcom e Hutchison pronti a uscire tra 3 anni

Hutchison Whampoa Ltd and Cheung Kong Holdings Chairman Li Ka-shing shares a Chinese New Year greeting to journalists at a news conference on the companies annual results in Hong Kong February 26, 2015. REUTERS/Bobby Yip

Mentre Xavier Niel si prepara a sbarcare in Italia, dove punta a conquistare il 15% del mercato mobile, i proprietari di Wind e 3 Italia – dai quali l’imprenditore francese ha acquisito asset e frequenze per creare il quarto operatore mobile – stanno predisponendo le loro mosse per il futuro.

Sia Vimpelcom che Hutchsion potranno infatti esercitare la loro opzione di acquisto-vendita della loro quota al termine di un periodo di tre anni dalla chiusura dell’accordo di fusione.

“Dopo tre anni dal completamento della fusione, ogni azionista può invocare un meccanismo di buy-sell in qualsiasi momento”, si legge in una slide esibita nel corso di una presentazione di Vimpeclcom.

Secondo il documento, il completamento dell’accordo – che porterà Vimpelcom e CK Hutchison a detenere ciascuno il 50% della nuova joint-venture – è atteso per il quarto trimestre di quest’anno.

Una fonte vicina alle due aziende ha riferito che la buy-sell option potrebbe essere esercitata se, ad esempio, si verificasse uno stallo nel processo decisionale della joint-venture.

La fusione tra Wind e 3 Italia, a differenza di altre operazioni di consolidamento nel resto d’Europa, è stata approvata dall’Antitrust europeo in virtù dell’accordo che Vimpelcom e Hutchison hanno stretto a luglio con la francese Iliad.  Il gruppo di Xavier Niel grazie all’acquisizione di asset – frequenze e siti – dalla joint venture potrà creare un nuovo operatore che andrà a compensare il ‘vuoto’ competitivo che si creerà in seguito al merger.

Una soluzione di tipo ‘strutturale’ che ha convinto l’intransigente responsabile antitrust europeo Margrethe Vestager a dare il via libera all’operazione. La stessa Vestager è tornata nelle ultime ore sulle motivazioni che l’hanno spinta a bocciare le fusioni tra Telenor e TeliaSonera in Danimarca e tra 3Uk e O2 nel Regno Unito.

Le aziende coinvolte in queste due operazioni non sono state ‘efficaci’ nella ricerca di soluzioni che avrebbero consentito di portare a termine le fusioni.

“In entrambi i casi saremmo stati felici di trovare una soluzione adeguata alle esigenze delle aziende e che soprattutto non danneggiasse i consumatori”, ha detto la Vestager.

Anche in Italia, tra le altre opzioni allo studio, c’era quella di creare o rafforzare un operatore mobile virtuale per bilanciare la perdita di un player attivo sul fronte della concorrenza come 3 Italia.

Ma, ha detto ancora Vestager, gli operatori virtuali dipendono dalle reti degli operatori tradizionali ed è pertanto “difficile dare loro la libertà di competere veramente”.

L’accordo da 1,5 miliardi di euro tra Vimpelcom, Hutchison e Iliad prevede, oltre al trasferimento di un portfolio di frequenze 3G/4G di 2x35MHz equilibrato, l’acquisizione da parte di Iliad di diverse migliaia di siti nelle zone densamente popolate, mentre nelle aree rurali, potranno essere sottoscritti accordi di condivisione della rete con la nuova società che nascerebbe dalla fusione o acquisire dei siti. L’accordo prevede infine anche un accordo di roaming 2G, 3G e 4G sulla rete della nuova per un periodo di 5 anni rinnovabile una volta per lo stesso arco di tempo, come quello siglato da Free con Orange in Francia.

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