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Web Tax, ok alla Camera. Boccia (PD) ‘Primo passo verso equità fiscale’

Google, Facebook, Amazon, Apple e tutti gli altri giganti della Rete devono pagare le tasse in Italia. Questo prevede la web tax contenuta nell’emendamento alla ‘manovrina’ oggi approvata in Commissione Bilancio della Camera. La norma vale per “le società e gli enti che appartengono a gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 1 miliardo di euro e che effettuino cessioni di beni e prestazioni di servizi in Italia superiori a 50 milioni di euro…o di stabili organizzazioni in Italia degli Over the Top”.

“L’approvazione in commissione Bilancio della ‘web tax transitoria’ rende non più rinviabile la discussione in sede UE sulla stabile organizzazione, così definita da una normativa comunitaria, scelta figlia di un tempo in cui la diffusione di Internet era ancora agli albori. Con questa norma diciamo alle imprese multinazionali di credere nell’Italia, dichiarandosi stabile organizzazione, indipendentemente da cosa dicono i loro fiscalisti. Chi fa business in Italia è giusto che paghi le imposte come ogni altra impresa italiana”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, autore del cosiddetto emendamento ‘webtax’.

Francesco Boccia (PD) è il primo firmatario del testo e porta avanti questa battaglia dal 2013 (leggi la sua intervista a key4biz), anno in cui il testo della legge proprio sulla web tax ottenne l’ok dalla Commissione Bilancio della Camera ma poi l’iter parlamentare fu sospeso da Matteo Renzi, allora da poco segretario PD, con il tweet “È come la nuvola di Fantozzi. Diamo l’idea di un Paese che rifiuta l’innovazione”. Ora lo scenario politico italiano è mutato ed è cambiato soprattutto il vento sulla web tax, tra ultimi sostenitori anche Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati: “Non c’è tempo da perdere”. Nessuno più può mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo dopo i casi Google, (accordo col Fisco per risolvere il contenzioso fiscale nel nostro paese con il versamento di 306 milioni relativi al periodo 2002-2015) , Apple (ha pagato 310 milioni di euro all’erario in seguito al procedimento della Procura di Milano), Amazon (La Guardia di Finanza ha accertato una presunta evasione fiscale per circa 130 milioni di euro da parte del colosso dell’eCommerce su un giro di affari di 2,5 miliardi di euro dal 2009 al 2014).

Il ricavato della web tax ai più bisognosi e alla riduzione del cuneo fiscale

Perché i cittadini e le imprese italiane devono pagare le tasse e i cosiddetti Over the Top, le multinazionali del web, no? Per questo motivo Boccia ha definito questa la web tax una misura di equità sociale: “il tempo scorre via velocemente ed è ormai chiaro a tutti che prima le multinazionali del web pagheranno le imposte, prima potremo abbassarle a tutti gli altri. Si è sempre chiamata equità”. Infatti il testo che introduce in Italia la web tax prevede che le entrate risultati da questa tassa “sono destinate, anche mediante riassegnazione, al Fondo nazionale per la non autosufficienza (destinato a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti) e al fondo politiche sociali (un fondo destinato alle Regioni per lo sviluppo della rete integrata di interventi e servizi sociali), per un ammontare non inferiore a 100 milioni di euro annui e per la restante al Fondo per la riduzione della pressione fiscale”.
Le Ott che, invece, non certificheranno la stabile organizzazione andranno incontro alle inevitabili verifiche dell’amministrazione fiscale. Non si tratta di una minaccia, ma è solo un modo per ribadire come l’equità fiscale per il Parlamento italiano sia un valore”, ha concluso Boccia.

La prossima sfida: non far pagare questa tassa ai consumatori

Qualora la web tax dovesse diventare legge in Italia, e in attesa di una normativa europea, la prossima sfida della politica sarà evitare di far pagare la tassa ai consumatori. Si spera che non aumentino i prezzi della pubblicità su Facebook, gli affitti che avvengono tramite Airbnb, gli acquisti online su Amazon ecc…

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