Il quadro

Vivendi-Mediaset, prove di accordo ma il tempo stringe per l’asta della Serie A

Il titolo Mediaset mette le ali in Borsa sulle voci di negoziati con Vivendi per risolvere la disputa su Premium e sulla scalata ‘ostile’ dei francesi. Ma il tempo stringe per l’eventuale ingresso di Mediaset nella joint venture Tim-Canal+.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Mediaset mette le ali in Borsa, in rialzo fino al 5% sulle voci di una riapertura dei negoziati con Vivendi per risolvere l’affaire Mediaset Premium. Le voci di stampa spingono il con il titolo del Biscione a Piazza Affari, anche se trovare la quadra non sarà facile, secondo una fonte vicina al dossier sentita da Reuters. Lo strappo fra la famiglia Berlusconi e il gruppo di Vincent Bollorè è profondo, dopo il dietrofront di Vivendi nel luglio 2016 dall’accordo per acquisire la pay tv del Biscione e la scalata “ostile” di Vivendi a Mediaset, prima dell’intervento dell’Agcom che ha bloccato l’operazione in violazione delle norme anti concentrazione nel mercato dei media e delle Tlc (Vivendi è anche primo socio di Tim con il 23,9%).

Sabato scorso il Sole 24 Ore ha scritto che le due parti sperano di raggiungere un accordo in tribunale alla prossima udienza del 19 dicembre, accordo nel cui ambito ci potrebbe essere la partecipazione di Mediaset nella joint venture fra Tim e Canal+ per la creazione di una nuova pay tv nel nostro paese (si dovrebbe chiamare Canale+).

Oggi La Repubblica scrive che Vivendi sarebbe pronta a riconoscere un risarcimento danni a Mediaset per la mancata acquisizione di Premium e per la successiva scalata al gruppo di Cologno Monzese, anche se inferiore ai 3 miliardi di euro reclamati dal gruppo italiano (Fininvest e Mediaset).

Vivendi sostiene di essersi mossa nell’alveo della legge in occasione della scalata che in poche settimana a dicembre 2016 l’ha portata dal 3,5% al 29,9% in Mediaset. C’è da dire che la minusvalenza potenziale per Vivendi nella vicenda Mediaset è di 273 milioni e che la priorità del gruppo in Italia è Tim, investimento di lungo periodo come ribadito a più riprese dal Ceo di Vivendi e presidente di Tim Arnaud de Puyfontaine.

Il tempo stringe, anche perché l’asta per l’assegnazione dei diritti di Serie A per il triennio 2018-2021, alla quale la nuova joint venture fra Tim e Canal+ potrebbe partecipare, si terrà in autunno e un eventuale coinvolgimento di Mediaset (con Premium) nella pay tv dovrebbe quindi essere deciso a stretto giro.

Il 19 dicembre poi è fra poco più di due mesi.

Ad accelerare il corso dei fatti anche la perquisizione di giovedì scorso negli uffici parigini di Vivendi, da parte della gendarmeria francese e della Guardia di Finanza italiana nell’ambito dell’indagine aperta al Tribunale di Milano su segnalazione di Fininvest e Mediaset dopo la mancata acquisizione di Premium e in seguito alla scalata di Vivendi a Mediaset. Nel quadro dell’indagine sono indagati per aggiotaggio il presidente e il Ceo di Vivendi, Vincent Bollorè e Arnaud de Puyfontaine.

La soluzione della disputa fra Vivendi e Mediaset sembra quindi prioritaria per definire le prossime mosse di Vivendi in Italia e soprattutto in Tim, l’altro investimento di peso del gruppo transalpino nel nostro paese.

Secondo voci di stampa, Vivendi sarebbe disposta a cedere a Fininvest le quote del 20% (depositate in un trust dopo l’intervento dell’Agcom) eccedenti il 9,9% detenute in Mediaset.

Vedremo come andrà a finire.

Di certo Mediaset ha il dente avvelenato e la sua linea è di risolvere la disputa con Vivendi in Tribunale, tanto più che finora sostiene di non aver ricevuto alcun invito a partecipare alla joint venture Tim-Canal+.

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