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Vivendi acquista Gameloft, comincia l’era dei videogame

Completata l’Opa di Vivendi su Gameloft. Anche se la media company guidata da Vincent Bolloré detiene adesso la maggioranza dell’editore di videogame per cellulari, bisognerà attendere qualche giorno per sapere con esattezza l’entità della partecipazione che inizialmente era del 30%.

Si ritira sconfitto Michel Guillemot, fondatore di Gameloft, che ha resistito fino alla fine contro l’avanzata di Bolloré che invece è andato avanti come un treno, convinto che l’asset arricchirà ancora di più la propria holding impegnata nel piano di trasformazione in una media company con vocazione sud europea.

Questa vittoria non sorprende. Dall’ingresso nel gruppo lo scorso ottobre, Vivendi è poi passato all’offerta di 7 euro per azione per poi salire poco a poco a 8 euro. Una proposta più che generosa.

(Grafico Les Echos)

La società è stata quindi valutata 700 milioni di euro. La decisione di Amber Capital, terzo azionista di Gameloft con il 15%, di schierarsi dalla parte di Vivendi aveva già segnato le sorti del gruppo una settimana prima che si chiudesse l’Opa.

Cosa conta di fare adesso Bolloré?

Secondo Les Echos, la divisione comunicazione del gruppo Bolloré, Havas, non potrà che felicitarsi di questa operazione viste le evidenti sinergie dal punto di vista pubblicitario con Gameloft.

Porta infatti in dote un pubblico vasto fatto di 21 milioni di giocatori attivi al giorno, che passano in media 39 minuti sui videogame.

“L’inventario pubblicitario di Gameloft rappresenta in volume circa il 40% di quello di TF1. Ed è un pubblico praticamente vergine”, ha commentato Richard-Maxime Beaudoux, analista di Bryan Garnier, a Les Echos.

Da gennaio poi l’editore è presente anche sul ricco segmento della pubblicità programmatica – la vendita automatizzata di spazi pubblicitari in tempo reale grazie ad algoritmi – che permette di puntare meglio al target.

Con questa tecnologia interamente affinata all’interno, Gameloft ha conquista una solida posizione su un mercato in piena espansione, monopolizzato da Google e Facebook. E piace a brand come Ford, Huawei o Starbucks.

Il fatturato di Gameloft Advertising Solutions si è inoltre moltiplicato per nove nel primo trimestre a 2,7 milioni di euro.

L’editore stima che quest’anno dalla pubblicità arriveranno 20 milioni di euro di ricavi e 100 milioni nel 2018 con un obiettivo totale di fatturato di 350 milioni.

A interessare Vivendi non è solo la pubblicità ma anche i contenuti sviluppati da Gameloft, considerato da molti un pioniere sulle nuove piattaforme oltre a vantare grandi relazioni commerciali con Apple o Google.

Anche se chi possiede il marchio più potente è la società Ubisoft, sempre della famiglia Gillemot, con i suoi blockbuster da console e pc come Assassin’s Creed o Rabbids: Invasion.

Vivendi punta da tempo a questo gioiellino molto più grande di Gameloft in termini di entrate. Forse anche una via per rendere più vitale Dailymotion.

Vivendi in ogni caso, almeno per il momento, non ha alcuna intenzione di lanciare un’Opa che gli prenderebbe anche troppo tempo ma parteciperà alla prossima Assemblea generale di Ubisoft a settembre.

Dovrà procedere con cautela, in modo morbido, per non spaventare gli sviluppatori che potrebbero passare rapidamente alla concorrenza.

Secondo Beaudoux, Vivendi alla fine lancerà un’Opa anche per Ubisoft.

La famiglia Guillemot non dispone di fondi per comprare tutti i titoli.

Anche se recupera 151 milioni di euro dalla cessione delle proprie azioni di Gameloft, non è in condizione di aumentare la sua partecipazione nel capitale di Ubisoft che del 4,2%.

Non abbastanza per fare la differenza contro Bolloré.

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