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Tv, negli USA è guerra aperta tra cavo e internet

Video on-demand

Sempre più agguerrito il mercato video negli Stati Uniti. Gli operatori via cavo stanno cercando di recuperare terreno di fronte alla forte avanzata delle web company, Netflix e Amazon in primis che stanno guadagnando sempre più clienti.

I player storici (Comcast, Time Warner Cable, Cox, Charter) non ci stanno e stanno tentando la via delle alleanze per non perdere la leadership.

Ci riusciranno? Forse.

Intanto però il settore è diventato molto turbolento.

Lo scorso anno i due attori maggiori, Comcast e Time Warner Cable, avevano cercato di convolare a nozze prima di vedere le loro aspirazioni infrante dallo stop imposto dall’Antitrust.

Un’operazione che avrebbe dato vita a un gigante dei media con il controllo di un terzo della pay tv USA e del 40% delle connessioni internet a banda larga.

Uno scacco che però non ha smorzato gli ardori degli operatori via cavo. Anzi, li ha spinti a diventare ancora più battaglieri.

Per John Tinker, analista di Maxim Group, “la pressione a consolidare questo settore altamente competitivo resta molto forte”.

Malone punta a Time Warner Cable

A inizio settimana John Malone, proprietario del gruppo Charter, ha annunciato l’acquisizione di Bright House Networks, il sesto operatore via cavo americano, per poco più di 10 miliardi di dollari.

Dietro questo acquisto si nasconde qualcosa di molto più ambizioso.

Malone spera, infatti, di usare il denaro di Bright House per puntare a Time Warner Cable alla quale mira da due anni ma che continua ancora a sfuggirgli.

Il tutto mentre in Europa si fanno sempre più insistenti le voci di un accordo tra Liberty Global (sempre di Malone, ndr) e Vodafone.

Ma il tycoon dovrà vedersela con Patrick Drahi e c’è già chi giura che i due sono pronti a darsi battaglia.

Drahi è proprietario di Altice (casa madre di Numericable-SFR) e sta rilevando il 70% dell’operatore via cavo americano Suddenlink stimato in 9 miliardi di dollari ma, secondo il Wall Street Journal, l’occhio del finanziere franco-israeliano è su TWC.

Ma perché TWC attira così tanti predatori visto che negli ultimi tempi si è indebolita?

La società ha, infatti, perso molti abbonati, non avendo potuto negoziare i propri diritti di trasmissione con i network americani, in particolare CBS.

La risposta è che gli operatori del cavo vogliono rafforzare i loro capitali per ammodernare le loro reti e concorrere con i giganti di internet, specie Google, che sta lanciando la fibra in tutti i Paesi.

Per farlo, visto che sono notevolmente più piccoli di Big G, sperano di garantirsi un maggiore potere contrattuale con i canali televisivi.

Il rapporto di forza è tanto più strategico quanto sono più forti i diritti di trasmissione, in particolare quelli degli eventi sportivi.

Allo stesso tempo, gli operatori via cavo stanno assistendo anche alla flessione delle loro revenue pubblicitarie: lo scorso anno per la prima volta gli inserzionisti hanno investito maggiormente su internet (Facebook, Google…) che sulla tv, stando alle stime di IAB.

Gli operatori via cavo non tollerano la concorrenza dei new entrant, sia che vengano dalla tv satellitare (Dish, DirecTv) che dal web (Netflix, Hulu…).

E non è un caso che i quattro più grossi operatori via cavo USA – Comcast, Time Warner, Cox e Charter – figurano tra le dieci aziende più odiate d’America.

E sicuramente dovranno fare i conti anche con un altro dato importante: negli ultimi cinque anni è più che raddoppiato il numero degli utenti che non guarda più la tv sul televisore.

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