Election Day

Trump, Reagan e la Silicon Valley. La Storia si ciba dei rimescolamenti di carte, non dei risultati scontati

Trump come Reagan ha condotto e vinto una campagna elettorale controcorrente. L’America deve molto a Reagan, a partire dalla Silicon Valley. Trump sarà capace di emularlo?

di Raffaele Barberio | @rafbarberio |
Raffaele Barberio

Si è conclusa una delle più strane, aggressive e fuori dalle righe campagne presidenziali che gli USA ricordano. È stata anche la campagna con i candidati di minor peso che l’America potesse esibire.

Ora Donald Trump ha vinto.

Di lui in campagna elettorale si è detto di tutto. Ha avuto contro le TV, tutta la stampa colta (dal New York Times al Washington Post).  Ha avuto contro il mondo dello spettacolo. È stato bollato con tutti gli epiteti possibili: da sessista a razzista.

Ora è il nuovo presidente degli Stati Uniti e il mondo dovrà fare i conti con lui.

Anche in passato successe qualcosa di analogo con un altro presidente: Ronald Reagan, ricordato spesso come il presidente più anziano (entrò alla Casa Bianca solo a 69 anni) o il più longevo (morì a 93 anni), ma nessuno ricorda che fu anche il presidente eletto con il più alto numero di voti nella storia delle elezioni americane.

Eppure Reagan come Trump fece una campagna elettorale controcorrente, con tutti i media contro (esattamente come successo a Trump). Di Reagan tutti dissero, a partire dai più autorevoli commentatori, che era un mediocre, che non avrebbe mai potuto vincere anzi c’era da augurarsi che tale circostanza fosse scongiurata. Eppure alla fine la spuntò e fu anche rieletto per il quadriennio successivo.

Come Trump in questi mesi, anche Reagan fece una campagna aggressiva, ma da Presidente si comportò in modo completamente diverso dagli obiettivi dichiarati durante la competizione elettorale.

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L’America deve molto a Ronald Reagan, a partire dalla Silicon Valley (sorta per la verità già dieci anni prima per effetto dell’aggregazione di produttori di chip al silicio) che è quella che è, così come la conosciamo oggi, grazie alla Ricerca & Sviluppo dell’industria bellica americana coinvolta nel piano dello Scudo Spaziale lanciato da Reagan per difendere gli USA dagli attacchi missilistici sovietici.

I giganti del web di oggi (Google, Microsoft, Amazon, Oracle, Facebook & Co.) sono tutti figli di quelle scelte. Certo nacquero, secondo la vulgata romantica, nei garage ma nessuna di quelle iniziative avrebbe potuto svilupparsi senza un ecosistema avanzato di Ricerca & Sviluppo capace di sfruttare al meglio la conversione di avanzamenti militari in applicazioni civili (non a caso, nel Mediterraneo la nazione tecnologicamente più avanzata è proprio Israele, che ha un’economia di guerra alla base di ogni avanzamento economico).

Nonostante le premesse, quindi, Ronald Reagan fu un grande presidente per gli americani.

È possibile che la stessa cosa accada con Donald Trump, che avrà dalla sua anche la maggioranza di Camera e Senato (condizione che non accadeva dal 1920).

Quindi qualcosa è successo negli USA, attraverso questa campagna elettorale.

Qualcosa che comprenderemo solo con il trascorrere dei mesi.

È accaduto questo, niente di più.

La Storia non si è fermata e forse nasceranno nuovi protagonisti.

I rimescolamenti fanno solo bene e la Storia si ciba di essi.

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