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‘Totonomine’ sul Consiglio di Amministrazione Rai e sul Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo del Mic

SEDE RAI VIALE MAZZINI

L’Italia si conferma un Paese piuttosto strano: dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di ieri l’altro mercoledì 21 di due atti importanti assai per il sistema culturale nazionale – il “Tusma” ed il “Contratto di Servizio” Rai –, nessuno sembra interessarsene…

Si segnala subito che, ad oggi, 22 marzo 2024, il “contratto di servizio” quinquennale (2024-2028) è un documento non ancora reso di pubblico dominio, e le ragioni di questa… “misteriosità” restano veramente incomprensibili (si ricorda che è stato approvato dal Cda di Viale Mazzini oltre due mesi fa, il 18 gennaio 2024 e peraltro deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale).

Il Cdm di mercoledì 21 ha benedetto la versione finale del nuovo Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi (il cosiddetto Tusma) che apporta modifiche significative alla normativa vigente: Palazzo Chigi ha sostanzialmente ignorato la (tardiva ed un po’ surreale) protesta manifestata da gran parte delle associazioni – imprenditoriali e autoriali – del cinema italiano, e nessuno ha segnalato l’iniziativa (se non “il Manifesto” nell’edizione di ieri e la rubrica IsICult su questo quotidiano online “Key4biz”).

Curiosamente, sul tema… silenzio assoluto da parte del Ministro Gennaro Sangiuliano e della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni… silenzio assoluto anche da parte del Presidente dell’Anica Francesco Rutelli e del Presidente dell’Apa Chiara Sbarigia.

Per quanto riguarda l’Anica, questo silenzio conferma la debolezza della lobby e la sua anomalia: si ricorderà infatti che una delle anime dell’Anica, l’Unione dei Produttori (presieduta da Benedetto Habib di Indiana Production, società di produzione che nel settembre 2023 è stata acquista da Vuelta Group, gruppo europeo guidato dall’ex dirigente di Canal+ e Goldman Sachs Jerome Levy) ha pubblicato una pagina a pagamento sul quotidiano “la Repubblica”, nell’edizione di venerdì scorso 15 marzo, con un appello intitolato “Produttori indipendenti dell’Anica si aspettano che il Governo sia coerente con la dichiarata difesa del cinema italiano”.

E la stessa Unione Produttori ha co-firmato l’“appello” relativo al Tusma, che è stato diramato poche ore prima della riunione del Consiglio dei Ministri di ieri l’altro, che ha invece deciso di modificare la normativa vigente, allentando il meccanismo delle quote e di fatto accogliendo le istanze delle emittenti e delle piattaforme.

Sulla questione, si rimanda al dossier IsICult pubblicato ieri su queste colonne, che dimostra come la partita sia stata vinta non esattamente dai produttori: vedi “Key4biz” del 21 marzo 2024, “Pubblicato l’annuncio per le candidature al Cda Rai. Ok al nuovo Tusma e al contratto di servizio 2024-28 (clandestino)”.

Il Presidente dell’Anica Francesco Rutelli non profferisce verbo sul “Tusma”, ma va in giro per l’Italia a presentare il suo libro “Il secolo verde per salvare il clima. Storia, propaganda e realtà”, edito da Feltrinelli (domani sarà, per esempio, a Domagnano, a San Marino)… Peraltro, il suo mandato come Presidente dell’Anica sta per scadere, e non può essere rinnovato nell’incarico per vincoli statutari ed alcuni prevedono che andrà a guidare la “cassaforte” dell’associazione ovvero Anica Servizi srl.

Chiara Sbarigia, Presidente dell’Apa, si è limitata ieri a commentare (ospite di “Ping Pong” su Radio 1 Rai) che il sostegno all’audiovisivo “va consolidato e mantenuto”. La (anche) Presidente di Cinecittà (e nessuno – o quasi – contesta la incompatibilità o comunque inopportunità tra i due ruoli), la quale, a proposito del Tusma, si è limitata a manifestare che “c’è una grande spinta sul tax credit, che è stato introdotto solo nel 2017”. La richiesta di Sbarigia al Governo (manifestata come Presidente Apa o come Presidente Cinecittà?!) è dunque quella di “mantenere la stabilità degli investimenti, che è la cosa più importante specie per le piccole e medie imprese”. Una dichiarazione discretamente generica.

Il silenzio di Francesco Rutelli è per alcuni aspetti forse più comprensibile (…), dato che in Anica ci sono anche soggetti come Netflix (il gruppo ha formalizzato la propria iscrizione a fine aprile del 2020), che remano proprio in direzione contraria, rispetto all’esigenza dei produttori indipendenti. Ardua intrapresa gestire le contraddizioni interne (ovvero le contrapposte spinte) di un’associazione che pretenderebbe essere “ecumenica”, tenendo sotto lo stesso tetto i “big player” ed i “produttori indipendenti”. Il che è oggettivamente una “mission impossible”, per quanto l’ex radicale ed ormai “democristiano” (culturalmente e politicamente) Rutelli cerchi di fare. Si ricorda che sono associati ad Anica, oltre a Netflix Service Italy, anche Amazon Digital Uk Ltd, Viacom International Media Networks Italia, Walt Disney Company Italia, Warner Bros Entertaintment Italia, ed infine Chili e Tim: tutti soci della Unione Editori Media Audiovisivi. E questa Unione dell’Anica è presieduta non a caso da Tinny Andreata, giustappunto domina di Netflix in Italia.

Netflix (& Co.): flessibilità, “le quote di investimento in contenuti locali soffocano la creatività”

Come ha evidenziato la newsletter della testata specializzata “Box Office” (edita dal gruppo e-duesse) martedì scorso il “Chief Content” per l’Europa (anzi per l’Emea) di Netflix Larry Tanz continua a ribadire la posizione del gruppo di Los Gatos (California) contro le quote, sempre sulla base della stranota tesi: chiede “flessibilità contro un sistema che potrebbe soffocare la creatività”. Ha dichiarato a chiare lettere che “le quote di investimento in contenuti locali soffocano la creatività”, in un intervento nell’economia del Festival “Serie Manias” di Lille (Francia). Tanz ha ricitato il “modello Spagna” (con un sistema di obblighi assai lasco), ma ha anche sostenuto che la gestione dei diritti è cambiata e non vedrebbe più Netflix come un committente accentratore: se – ha spiegato – all’inizio delle operazioni in Europa il modello di gestione dei diritti era quello di Hollywood, ora questo è cambiato, se è vero che Netflix possiede solo il 25 % delle “Ip” (proprietà intellettuale) dei suoi progetti europei. Il gruppo sta attualmente lavorando a 40 produzioni in tutta Europa ed ovviamente sceglie bene i Paesi ove può operare più… comodamente.

Sempre ieri, come segnalato da “Key4biz”, sul sito web della Camera e del Senato è stato pubblicato l’avviso per le candidature al Consiglio di Amministrazione della Rai: nella rassegna stampa e web di oggi la notizia non ha registrato particolare risalto, anche perché verosimilmente la gran parte dei giornalisti ed operatori dei media sanno bene che si tratta di una sorta di farsa della partitocrazia (un tipico caso di quella che definiamo “trasparenza a metà”). I componenti del Cda Rai di competenza del Parlamento vengono sì eletti formalmente da Montecitorio e Palazzo Chigi, ma essi sono notoriamente pre-scelti dalle segreterie di partito, e la totalità (o quasi) dei deputati e senatori si inchina di fronte alle scelte dei propri leader. Il caso del Pd è evidente, che ha “già” deciso, ed oscilla tra Giovanna Melandri e Sandro Ruotolo: la prima (già Ministro della Cultura e padrona del Maxxi per un decennio) è esponente di spicco della romana “sinistra al caviale” (è entrata in questi giorni nel Cda di Kering, il gruppo che controlla tra l’altro Gucci)… il secondo è un giornalista impegnato che denuncia ancora oggi l’occupazione partitica della Rai, nella sua veste di Responsabile “Informazione, Cultura, Culture e memoria” della Segreteria di Elly Schlein, e qualcuno osserva che sarebbe proprio paradossale che passasse dall’impegno politico diretto al cda di Viale Mazzini. Non risulta che il Pd abbia promosso una “call” per chi volesse, nell’area del partito, candidarsi. Altresì dicasi per tutti gli altri partiti.

Dedicheremo presto alle nomine del Cda Rai un approfondimento, tra il tecnico e lo storico ed il politico, ma oggi vogliamo concentrarci su un’altra tornata di “nomine”.

Nelle more, rilanciamo una idea eccellente proposta dal blog specializzato “BloggoRai” il 26 febbraio 2024: “se l’opposizione tutta insieme volesse provare un possibile esperimento di “far uscire la politica dalla Rai” è a portata di mano: il/la candidato/a dovrà essere scelto con criteri trasparenti, aperti e verificabili già a partire dai “selezionatori”. Una volta scelto e condiviso il nome verrà poi votato in Parlamento. Ribadiamo, può essere solo un “esperimento” che comunque è meglio di quanto avvenuto la volta precedente dove ancora non si sa come, perché e da chi sono stati scelti gli attuali consiglieri. O meglio, purtroppo lo sappiamo molto bene: dalle segreterie dei partiti. Ovvero gli stessi che oggi vorrebbero se stessi fuori dalla Rai”. La proposta indirizzata da BloggoRai all’opposizione sarebbe non meno valida anche per i partiti della maggioranza di governo…

Imminente il decreto di nomina del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo del Ministero della Cultura: la presidenza all’avvocato Francesca Assumma (nonostante un cv debole)?!

Si ha notizia che il Ministro Gennaro Sangiuliano starebbe per apporre (“ad horas”…) la propria firma sul decreto che determina la rinascita del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (Csca), il massimo organo di consulenza del Ministero della Cultura e specificamente della Direzione Cinema e Audiovisivo (la Dgca guidata da Nicola Borrelli).

Il precedente Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo del Mic è scaduto il 16 giugno 2023

Il mandato del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo è scaduto ormai da molti mesi, essendo stato nominato da Dario Franceschini il 17 giugno 2020 (ed affidato alla presidenza dello sceneggiatore Stefano Rulli), ed essendo prevista una durata di 3 anni… In sostanza, sono trascorsi 9 mesi dalla decadenza.

E della questione della nuova composizione, si parla – nel silenzio dei più – addirittura dall’estate del 2023, e non si comprende perché la tempistica di ricomposizione del Consiglio si stia trascinando così a lungo: scrivevamo allora su queste colonne: “nei giorni scorsi sono stati resi noti (l’informazione è pubblica ma nessuno l’ha rilanciata, e quindi questa è una piccola “anteprima” di IsICult / Key4biz) i nomi dei due membri designati dalla Conferenza Unificata (Presidenza del Consiglio dei Ministri): le Regioni (e le Province Autonome di Trento e Bolzano) hanno indicato Lorenza Lei, nominata qualche settimana fa Responsabile Cinema del Gabinetto del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (abbiamo già ricordato su queste colonne che Lei è stata Direttrice Generale della Rai tra il 2011 ed il 2012, ed è attualmente Pro Rettrice della Università telematica eCampus); l’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (Anci) ha designato il noto esercente cinematografico Lionello Cerri; l’Unione delle Province Italiane (Upi) ha preso atto… Non risulta che questi enti abbiano effettuato una selezione sulla base di una procedura di pubblico avviso e di analisi comparativa” (vedi “Key4biz” dell’11 agosto 2023, “Letture per Ferragosto, in attesa del dibattito pubblico sul “contratto di servizio” Rai e non solo”)”.

Dopo qualche giorno, il 13 settembre 2023 la Conferenza Unificata ha dovuto sostituire il già designato Lionello Cerri, a seguito di una nota del Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura, che ha segnalato il profilo di incompatibilità del rappresentante designato dall’Anci… è stato quindi designato (decreto a firma del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Calderoli) come nuovo componente Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano nella Giunta guidata da Beppe Sale (già Assessore alla Cultura – anzi, per la precisione, alla Cultura, Moda, Design e Relazioni Internazionali – a Firenze, con Dario Nardella).

Lorenza Lei e Tommaso Sacchi sono quindi i 2 esperti di competenza (espressione) di Regioni, Province, Comuni.

E gli altri 9 membri della “eletta schiera”?!

Gli altri 9 esperti sono scelti autocraticamente dal Ministro: 6 in totale discrezionalità + 3 sulla base di “rose” di proposte di associazioni come l’Anica ed altre.

Più esattamente, questa la composizione del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo del Mic:

Il Presidente viene scelto dal Ministro.

Si ha notizia che sia stato designato dall’Anica, in propria rappresentanza, l’avvocato Giuseppe Zonno, dirigente di Rai Cinema… Per quanto riguarda l’Associazione Nazionale degli Autori Cinematografici Anac, ci sarà il Presidente Francesco Ranieri Martinotti… Entrambi possono senza dubbio vantare un curriculum assai qualificato.

Non meno qualificato uno degli esperti che vengono designati in modalità “intuitu personae” dal Ministro direttamente, ovvero l’avvocato Michele Lo Foco, che è stato già nel Cda di Cinecittà, di Rai Cinema ed anche dello stesso Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (nel periodo 2017-2021): un tecnico qualificato di comprovata indipendenza e dall’approccio eterodosso…

Il “toto-nomine” prospetterebbe però una scelta piuttosto curiosa per quanto riguarda la presidenza del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo: la avvocatessa Francesca Paola Assumma, figlia del decano degli avvocati italiani specializzati in diritto del cinema, dello spettacolo, dei media, Giorgio Assumma (tra i tanti incarichi di prestigio basti ricordare la presidenza della Società Italiana degli Autori e degli Editori – Siae), considerato da alcuni più vicino al centro-sinistra che al centro-destra. Francesca Assumma (classe 1961, iscritta all’Ordine dal 1987) opera presso lo Studio Legale Assumma Scola (in Via Nocotera 29 a Roma), ma non beneficia di particolare notorietà nell’ambiente professionale del cinema e dell’audiovisivo. Anche una semplice ricerca su Google evidenzia un “low profile”, almeno dal punto di vista comunicazionale. Non reperibile su web un suo curriculum.

Sia ben chiaro: nessun pregiudizio, certamente non vogliamo rientrare nella retorica di coloro che criticano a priori il “familismo”, pur tanto diffuso nel nostro Paese (e basti pensare alle note polemiche rispetto al “cerchio magico” della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni…), ma, in questo caso, una qualche perplessità emerge.

Perplessità erano in verità emerse anche in occasione della cooptazione, qualche mese fa, di un’altra “figlia di avvocato” (del settore spettacolo): l’avvocatessa Cristina Massaro, nel Cda del Centro Sperimentale di Cinematografia, figlia del più famoso “avvocato del cinema” italiano Gianni Massaro

L’infinito vizio dell’uso e abuso dell’“intuitu personae”: l’italica perdurante prevalenza del “capitale relazionale” sulla qualità tecnica che emerge dal curriculum

Nel “nuovo corso” del Governo di centro-destra, abbiamo apprezzato, da cittadini (prima che da ricercatori o da giornalisti), alcune nomine, senza dubbio qualificate (al di là dell’orientamento politico), decise dal Ministro Gennaro Sangiuliano: la prima – in ordine temporale – al Maxxi, con l’avvicendamento tra Giovanna Melandri e Alessandro Giuli; poi tra Marta Donzelli e Sergio Castellitto al Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc); più recentemente, alla Biennale di Venezia, tra Roberto Cicutto e Pietrangelo Buttafuoco… E qui ci riferiamo soltanto alle istituzioni pubbliche di maggior peso nel sistema culturale italiano.

Al tempo stesso – su queste colonne – abbiamo manifestato dubbi su alcune nomine “minori”, come è stato il caso di Giuseppe De Mita (figlio del mitico “guru” della Dc, Ciriaco) nella veste di membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà o del “Carneade” Marco Carlo Campiotti nel Cda del succitato Centro Sperimentale di Cinematografia… Del primo, si osservava l’assenza di specifiche competenze in materia di cinema e audiovisivo (senza dimenticare che la sua candidatura alla guida della potente Sport e Salute è venuta meno perché non laureato, il che non gli ha precluso, in questi giorni, essere cooptato come superconsulente della stessa…); e, rispetto al secondo, basti osservare che, a distanza di mesi dalla nomina, sul sito web del Csc di Marco Carlo Campiotti non è pubblicato nemmeno il curriculum (si segnala peraltro che questa pubblicazione è prevista per legge come obbligatoria)…

Sulla cooptazione di Chiara Sbarigia alla presidenza di Cinecittà, a suo tempo decisa dall’allora Ministro Dario Franceschini, abbiamo poi speso molto inchiostro, perché lo riteniamo un caso eclatante, oltre che sintomatico: Sbarigia poteva vantare di fatto soltanto l’esperienza come Segretaria Generale dell’Associazione dei Produttori Audiovisivi (Apa), ma – al tempo stesso – una grande amicizia con la Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni (che ha attraversato governi con diverse cromie di maggioranza)… E si tratta di quella stessa Sbarigia che, nonostante fosse (e sia) Presidente di Cinecittà è stata poi eletta, qualche mese fa, come Presidente dell’Apa stessa, nel silenzio dei più (ed anche del Ministro).

Ciò a dimostrazione di come spesso in Italia il cv (e la sottostante qualificazione tecnico-professionale) finisca per divenire purtroppo poco più di un “accessorio”, rispetto al peso predominante del “capitale relazionale”.

Tante volte abbiamo affrontato il tema della selezione dei “decision maker” degli enti culturali italiani, che sembra accomunare i governi di centro-sinistra così come quelli di centro-destra: ancora oggi prevale la logica dell’“intuitu personae”, ovvero la scelta assolutamente discrezionale da parte del Ministro, Sottosegretario, Sindaco o Assessore di turno… Scelta a sua volta spesso influenzata dalla parte politica che ha espresso il Ministro, il Sottosegretario, il Sindaco, l’Assessore…

Concetti come meritocrazia o anche soltanto tecnocrazia sono lontani anni-luce dalle logiche del governo del nostro Paese: quando vengono applicati, si tratta di “eccezioni alla regola”.

Nel caso in ispecie, la legge non prevede peraltro una procedura di pubblica evidenza nel processo selettivo del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo.

Non c’è nemmeno la schermatura (per quanto spesso ipocrita) di un invito a presentare candidature (vedi supra, alla voce Cda Rai), e quindi la scelta è veramente di fatto tutta nelle mani del Ministro.

Attendiamo di conoscere tutti ed 11 i membri della “eletta schiera” del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, e delle Commissioni Cinema e Audiovisivo del Mic, e del Cda di Cinecittà…

Attendiamo di leggere l’elenco della eletta schiera degli 11 membri del novello Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, per capire se il Ministro ha deciso di imprimere all’organismo un ruolo realmente attivo, nella delicata imminente fase di revisione della ormai assai controversa “Legge Franceschini”, ed in particolare dello strumento del “tax credit”… Il precedente Consiglio non ha brillato per incisività (sulla sua genesi, si rimanda al nostro intervento di qualche anno fa: vedi “Key4biz” del 17 marzo 2017, “ilprincipenudo. Nominato il Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo”). E si attendono a breve anche i decreti a firma del Ministro Gennaro Sangiuliano (vedi “Key4biz” dell’8 marzo 2024, “Una cappa di nebbia su Tusma, contratto di servizio Rai, commissioni ministeriali cinema e audiovisivo del Mic”) per quanto riguarda la strutturazione delle novelle due commissioni ministeriali degli esperti del settore cinema e audiovisivo – così come previsto dalla Legge di Bilancio 2024 –, che andranno a sostituire la decaduta “Commissione Esperti” (i famosi “15 saggi” a suo tempo cooptati da Dario Franceschini): ci si augura che, questa volta, vengano messe in atto procedure trasparenti, a partire da una pubblica “call” per arrivare anche ad un successivo processo di valutazione comparativa dei curricula…

E, ancora una volta, ricordiamo che il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo deve esprimere il proprio parere sul “riparto” dei fondi pubblici destinati al cinema e all’audiovisivo: quest’anno si tratta di 700 milioni di euro. Il decreto a firma del Ministro Sangiuliano per l’anno 2023 – allora erano 746 milioni di euro – è stato firmato il 14 marzo 2023; il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo si era espresso nella sua riunione il 6 febbraio, ovvero quasi un mese e mezzo prima. Se la tempistica del 2024 sarà simile a quella del 2023, ci vorrà un mese e mezzo per il “riparto” per l’anno 2024: siamo quasi a fine marzo, e quindi la tanto attesa (novella) ripartizione non vedrà la luce prima della fine di aprile… Non proprio un cronoprogramma evoluto, rispetto alla prassi del passato.

Da segnalare infine che è in scadenza anche il Cda di Cinecittà, che proprio ieri 21 marzo 2023 ha approvato il bilancio per l’esercizio 2023 (ricavi industriali per oltre 46 milioni di euro, in crescita del 20 % rispetto all’anno precedente), manifestando toni – ancora una volta – entusiasti… autoproclamandosi “leader del mercato nazionale e internazionale” (testuale). Anche in questo caso, una vera svolta ci sarebbe se il Ministro accantonasse la pratica esclusiva dell’“intuitu personae”, superando le cooptazioni squisitamente discrezionali, ed avviasse invece una procedura selettiva pubblica e comparativa… Avrà il coraggio, il Ministro, di scardinare le vecchie prassi e le basse pratiche del passato, ovvero gli usi (ed abusi) di una discrezionalità imperscrutabile?!

Torneremo presto su questi temi, focalizzando l’attenzione – in una prossima “puntata” di questa rubrica IsICult per Key4biz – sul “case study” (fino ad oggi inequivocabilmente patologico) del Consiglio di Amministrazione Rai.

[ Nota: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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