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Tim giù in Borsa, pesa lo scontro sulla rete con Vivendi. Cosa farà il socio francese?

VINCENT BOLLORE'

Dopo un guizzo del 4% in apertura, il titolo Tim in mattinata vira in negativo a Piazza Affari il giorno dopo la decisione del cda di cedere la rete a KKR, per chiudere la seduta a -3,35% a 0,25 euro. Una decisione che ha sollevato le ire di Vivendi, primo azionista con il 23,75% che voleva un passaggio in assemblea (sulla stessa linea il fondo Merlyn Partners) e che ora promette battaglia in tribunale. Il mercato ha fiutato lo scontro e l’incertezza incide sulla quotazione. Anche Vivendi ha chiuso in rosso dell’1,87%.

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Gli analisti gettano acqua sul fuoco e considerano minime le possibilità di bloccare l’operazione avallata anche dal Governo.

Tim scivola in Borsa anche se “la decisione del CdA elimina le incertezze che hanno pesato sul titolo in questi mesi”, come sottolineano gli analisti di Equita secondo i quali “le chance di bloccare l’operazione a questo punto siano limitate”.

Oddo invece critica il modus operandi ma alla fine sostiene la decisione: “È vero, come sottolinea Vivendi, che l’approccio di governance è discutibile in quanto l’operazione non è soggetta al voto degli azionisti. Tuttavia, sosteniamo questo accordo, poiché è coerente con gli obiettivi stabiliti dal gruppo negli ultimi due anni, gli azionisti hanno già avuto il tempo di esprimere la loro opinione e non abbiamo visto emergere nessuno in grado di contestare l’operazione, salvo le dichiarazioni di Vivendi; la valutazione è convincente, genera valore e ha il potenziale per normalizzare il bilancio di Telecom Italia dopo decenni di debito eccessivo e il rifinanziamento futuro potrebbe essere a rischio se le cessioni di asset non si concretizzassero, in un mercato del credito sempre più difficile”.

Quel che è certo, però, è che il finanziere bretone Vincent Bolloré non intende ritirarsi in buon ordine dalla contesa.    

Come si muoverà Vivendi?

Oggi un articolo di Le Monde domandava, con una similitudine ispirata alle maschere di carnevale, se Bolloré nell’affaire Tim voglia fare la figura del Pantalone (scialacquatore) o dell’Arlecchino (camaleonte), in grado di trasformare a suo vantaggio una situazione che sembra negativa.  

“In otto anni di paziente costruzione e dopo più di 4 miliardi di investimenti, Vivendi non è riuscita a imporre le sue opinioni e a correggere la situazione, perduta in questa commedia romana – si legge su Le Monde – È la Vivendi Pantalone, ingenua e tanto più in trappola in quanto l’offerta di KKR è appoggiata dal governo italiano, che prenderà il 20% della nuova società in nome della sovranità nazionale”.

Vivendi, Pantalone o Arlecchino?

Prosegue la sua analisi il quotidiano francese: “Come uscirne? Bisognerebbe allora immaginare una Vivendi Arlecchino che sfrutti il ​​suo potere di influenza su Telecom Italia per negoziare meglio la benevolenza dello Stato nel caso in cui punti su una parte dell’impero mediatico del compianto Silvio Berlusconi, Media for Europe. Sarebbe anche più vicino alle attività del gruppo che alle telecomunicazioni. L’ingrediente principale delle commedie non è cambiato dal XVI secolo: il colpo di scena”.

Una lettura interessante anche se Mediaset e Vivendi hanno chiuso la battaglia su Premium siglando la pace ormai da più di due anni.

Vedremo poi se davvero Vivendi intende adire le vie legali. Non è detto comunque che succeda un terremoto.

Tanto più che il Governo è saldo nel suo appoggio all’operazione di vendita, come ribadito oggi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Giorgetti, ‘Vivendi ha i suoi diritti ma il progetto è quello

“Vivendi ha i suoi diritti e li eserciterà”. Così il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti risponde a una domanda sul timore che l’opposizione del socio francese possa fermare l’operazione.

“Il Mef ha partecipato all’offerta, abbiamo fatto un’offerta e il consiglio di amministrazione l’ha accettata – mette un punto Giorgetti – adesso ovviamente gli azionisti hanno i loro diritti, li faranno valere nelle sedi opportune: però il progetto è quello“, dice a margine dell’evento Anci Lombardia a Varese.

Sulla stessa linea di Giorgetti anche Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Misiani, Nicita: “Grande preoccupazione, Giorgetti e Urso riferiscano in Parlamento”

“Esprimiamo grande preoccupazione per il contesto di confusione e di annunci di liti giudiziarie in cui è maturata la decisione di vendita della rete strategica di telecomunicazione fissa in capo a Tim. Ciò avviene in un quadro di grande incertezza circa il respiro di politica industriale dell’iniziativa del governo Meloni che impegna circa 2 miliardi e mezzo di risorse pubbliche per acquisire quote della nuova rete separata e ceduta al fondo KKR senza che ciò garantisca alcun controllo pubblico di un asset strategico, senza concrete prospettive di salvaguardia delle migliaia di lavoratori e lavoratrici oggi occupati dall’azienda e senza impegni di investimenti privati oltre i cinque anni. Su tutti questi temi torneremo a sollecitare i ministri Giorgetti e Urso a riferire urgentemente in Parlamento. Questa sera preoccupazione e incertezza sono le uniche parole che possono servire a commentare quanto accade”. Così i senatori del Pd Antonio Misiani e Antonio Nicita.

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