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Tim, il fondo Elliott rastrella azioni e sfida Vivendi

Tim corre in Borsa sulle voci dell’acquisto di un pacchetto del 6% da parte del fondo d’investimenti Elliott Management, intenzionato a presentare un piano alternativo a quello di Vivendi.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Tim vola in Borsa (+5%) sulle ali delle indiscrezioni secondo cui il fondo americano Elliott Management del finanziere Paul Singer avrebbe rastrellato il 6% delle azioni del gruppo telefonico per contrastare il primo azionista Vivendi che controlla una quota del 24%. In mattinata, le azioni Telecom balzano di oltre il 5% con un massimo toccato a 0,775 euro. La notizia della discesa in campo del fondo è stata lanciata da Bloomberg e confermata da Repubblica.it.

Secondo le indiscrezioni, il fondo statunitense avrebbe intenzione di proporre la nomina di un suo membro in Cda (la data sarebbe il prossimo 24 aprile, in occasione dell’assemblea annuale) per coagulare intorno a sé altri investitori “scontenti” e presentare un piano alternativo rispetto alla Tim a trazione Vivendi, che ha visto il valore del titolo perdere il 29% negli ultimi due anni.

Elliott Management è peraltro il fondo che ha finanziato gli acquirenti cinesi del Milan, investendo 303 milioni di euro per consentire la chiusura della cessione del club.

La notizia arriva mentre nella sede milanese di Tim è in corso il Cda sui conti 2017 e sul nuovo piano industriale 2018-2022, con i fari puntati sul processo di societarizzazione della rete che dovrebbe essere illustrato dall’amministratore delegato Amos Genish.

Genish punta sulla svolta sempre più digital di Tim e sulla fornitura di servizi digitali multimediali (questo il senso della joint venture al vaglio fra Tim e Canal+) per rendere rilanciare il business.

La campagna italiana di Vivendi è da tempo sotto osservazione delle autorità e della politica italiana per la posizione assunta in Tim e Mediaset, di cui detiene il 29%. Peraltro, Vivendi sta negoziando la vendita del 70% detenuto in Persidera, società dei mux televisivi controllata insieme a Gedi (30%), per ottenere il disco verde dell’Antitrust Ue sul controllo de facto esercitato in Tim (anche se contestato sia da Vivendi sia da Tim).

Risale invece allo scorso mese di settembre l’attivazione dei poteri speciali (golden power) da parte del Governo sugli asset strategici di Tim (Sparkle, Telsy e la rete).

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